Introdurre l’etica nella politica

L’assenza di etica e morale nelle regole scritte e l’apatia politica dei cittadini aiutano banchieri e rappresentanti eletti ad usurpare i diritti di tutti.

Una presa di coscienza, di conoscenza e di consapevolezza possono aiutare il popolo nel riappropriarsi della vera democrazia. futuro della democraziaLo scambio di corrette informazioni e, comparare le buone pratiche sparse nel mondo possono far creare una ”nuova” conoscenza della democrazia e risvegliare le coscienze addormentate chiuse nell’egoismo e nel cinismo di una società manipolata e programmata. Se i cittadini lo volessero realmente, l’ingiustizia sociale può diventare un problema marginale e fuori delle mani del potere invisibile. Partendo dagli Enti Territoriali (Regione, Provincia, Comune) è necessario sapere che esiste un “nuovo” modello di gestione del territorio, un modello etico. Con un approccio olistico (multidisciplinare) per avere una migliore valutazione e scelta strategica, è possibile raccogliere informazioni sui modelli amministrativi esistenti nel mondo ed unirli in un modello concreto e praticabile per cambiare l’attuale gestione malavitosa della cosa pubblica. Il risultato di questa ricerca ci consente di applicare meglio principi costituzionali: sovranità ed uguaglianza. Ad esempio, i Comuni pianificano il territorio ed affidano servizi pubblici locali. Oggi queste funzioni sono asservite agli interessi di pochi speculatori per usurpare i diritti di tutti. Dunque, i partiti organizzano comitati di affari per spartirsi i proventi derivati dagli illeciti, mentre i cittadini, detentori del potere supremo, invece di allontanarsi dalla politica attiva, lasciano banche e partiti indisturbati, ed anzi dovrebbero organizzarsi e competere alle gare elettorali per introdurre strumenti di democrazia diretta e partecipativa volti a praticare il semplice principio di sovranità. Comparando i modelli esistenti in altri Paesi con i nostri (iniziativa popolare, referendum propositivo/facoltativo/abrogativo, bilancio partecipavo deliberativo), i cittadini possono accorgersi come in realtà la democrazia in Italia non esiste. Il potere invisibile nel corso degli anni ha trasformato la democrazia rappresentativa figlia delle banche private (accordi di Bretton Woods, violazione della sovranità monetaria) in una sviluppata oligarchia a sostegno delle società amiche banchieri. Per rendersene conto è molto semplice, in quanti Paesi è consentito ad un Consigliere di una società SpA quotata in borsa di sedere anche in altre SpA quotate e di avere concessioni governative per gestire pubblici servizi? In sostanza è in Italia non esiste ne il capitalismo e ne il comunismo ma una vera dittatura di banchieri e corporations SpA. corporationL’Italia è un paradiso per le corporations SpA ed esse possono uccidere e truffare, ai loro dirigenti non accadrà nulla. Infatti il Governo, di “sinistra” (R. Prodi-Goldman Sachs) prima e di “destra” (S. Berlusconi-P2) poi, ha subito impedito l’introduzione della vera class action (potente strumento giuridico nato per togliere soldi alle corporations per darlo ai cittadini danneggiati) approvando un emendamento inefficace e non ancora entrato in vigore. Come tutti noi sappiamo, democrazia significa governo del popolo ed è rappresentativa quando un gruppo eletto (dipendenti) amministra in nome del sovrano. Ma quando il popolo non ha strumenti di controllo e di revoca (democrazia diretta), il suo reale potere viene svilito ed i dipendenti eletti passano sotto il controllo dei corruttori: i banchieri. La nostra carta Costituzionale figlia della storia è un compromesso che oggi non sta più in piedi (accordi di Bretton Woods). I potenti vorrebbero eliminare anche quei principi democratici scritti nella prima parte (primi dodici articoli) per continuare a cedere altri pezzi di sovranità ad un governo estraneo ai popoli (l’Unione Europea) verso una dittatura meno celata e più esplicita, più operativa. Gli Enti Territoriali sono vere “monarchie parlamentari” dove Sindaci e Presidenti possono nominare, senza merito, loro amici per gestire i servizi pubblici locali in regime di monopolio. Questa palese usurpazione è scritta negli Statuti degli Enti, figlia di un accordo politico degli anni ‘90 che consente alle persone giuridiche, corporations SpA, di rubare a norma di legge e di calpestare i principi Costituzionali. I banchieri ci hanno messo molti anni per rubare la sovranità monetaria al popolo italiano e ci sono riusciti formalmente solo in questi anni (Trattato di Maastricth (1992) e nuovo Statuto della Banca d’Italia). Oggi, attraverso le società ex-municipalizzate sono riusciti a rubare anche diritti inalienabili come l’acqua, fonte di vita. Il potere invisibile con la menzogna, divulgata dai media e sui banchi di scuola, neuro-schiavi-macroha raccontato a tutti che far gestire la cosa pubblica ai privati sarebbe stato più efficiente, era ovvio sin dal principio che questo inganno serviva ai banchieri per aumentare i loro profitti e regalare maggiore potere ai soliti amici. Una corretta risposta ad un’amministrazione inefficiente può essere quella di applicare principi già esistenti: trasparenza, partecipazione democrazia e meritocrazia. Per cui, per applicare tali principi bisogna andare nella direzione opposta oggi praticata ed introdurre vera democrazia anche con società ad azionariato diffuso (public company) dove i cittadini e gli Enti pubblici siano i gestori dei servizi pubblici locali e non più gli amici del Sindaco. Il Presidente ed il Consiglio d’Amministrazione della public company viene eletto su base meritocratica dai soci. I cittadini devono avere la maggioranza delle azioni (ad esempio il 70%) e possono avere al massimo una quota, deve valere il principio un cittadino, una quota, un voto. Ad esempio: l’utente, famiglia, che paga la bolletta dell’acqua, elettricità, rifiuti può essere un socio della società gestrice. Oggi l’interesse della SpA figlia dell’usurpazione ha l’interesse di massimizzare i profitti per “regalarli” agli amici di pochi, al contrario l’utente famiglia ha l’interesse primario di bere acqua realmente pulita, di risparmiare sul consumo elettrico e dei rifiuti, inquinando meno il proprio territorio. Inoltre, i proventi della pubblic company dei cittadini devono essere re-investiti nel territorio locale o meglio nel territorio dove i proventi vengono ricavati. Questo tipo di modello è sorto ed esiste negli USA, ma non solo, e consente una più equa ridistribuzione della ricchezza aiutando l’economia locale e responsabilizzando i cittadini ad essere più attivi e consapevoli verso la  propria comunità. democrazia-direttaInoltre copiando i modelli democratici diretti presenti in Svizzera, in Brasile, ed in 23 Stati degli USA i cittadini possono scegliere amministratori più responsabili e decidere direttamente come gestire il proprio territorio (Regione, Provincia, Comune). Uno o più Presidenti e/o Sindaci eletti potrebbero introdurre una moneta complementare (applicando semplicemente l’art. 47 della Costituzione), consentendo alla Repubblica di controllare l’emissione di una moneta di proprietà popolare in questo modo da sostenere un “mercato chiuso” (filiera corta) ed evitando di far aumentare il debito pubblico delle Ente locale che chiede in prestito moneta debito privata e facendo diminuire le tasse dei cittadini. Nonostante il Governo (destra o sinistra non cambia) sia al servizio dei banchieri ed ignori volutamente l’applicazione della nostra Costituzione, i cittadini consapevoli possono eleggere soggetti politici non corrotti usando metodi trasparenti come le primarie vere (diritto di autocandidatura e mandato vincolato) per scegliere i propri dipendi che portino avanti valori etici e morali, e valori ecologici figli di una visione politica umana della vita e non più materialista e consumistica come quella propinata da “destra e sinistra” attraverso l’insensato paradigma della crescita per la crescita figlio dello stupido Prodotto Interno Lordo (PIL). La vera svolta politica della nostra società non è nel teatro esistente ma nei metodi concreti adottati dai soggetti che concorrono alla gestione della pubblica amministrazione. La maggioranza degli italiani oggi non riesce a scegliere perché non può scegliere. Ma gli italiani stessi, sono comunque responsabili poiché continuano a delegare ad altri scelte che potrebbe fare direttamente, semplicemente, copiando i modelli adottati altrove (Brasile, USA, Svizzera, ma oggi presenti anche in Spagna e Germania). Così com’è vero che la classe dirigente italiana è corrotta, dovremmo ammettere che è anche vero che siamo noi, che glielo consentiamo di fare. Cosa facciamo noi, come singoli e come comunità, per cambiare le cose? Nella letteratura politica è possibile leggere che ogni cambiamento, piccolo o grande, è partito sempre ‘dal basso’. In Brasile, prima del 1989 furono i movimenti cittadini a proporre l’introduzione del bilancio partecipativo. In Svizzera sin dal 1860 sono stati sempre i cittadini a voler decidere direttamente, così come negli USA dove le pratiche assembleari popolari sono una tradizione di circa 300 anni. La crisi che viviamo è innanzitutto di coscienze. E’ necessario cambiare il nostro atteggiamento verso la cosa pubblica, è necessario riprendersi ciò che ci è stato rubato anche con il nostro consenso: la dignità umana di vivere un presente sereno in armonia con la Terra. Concludendo i cittadini possono organizzare i propri voti intorno ad un progetto politico concreto: cambiare le regole (Statuti) introducendo l’etica per mezzo di strumenti e modelli sociali quali la vera democrazia pratica con, primarie vere per scegliere i candidati e l’inizia legislativa popolare (iniziativa, referendum, bilancio partecipativo deliberativo) e modelli societari gestionali popolari come le società ad azionariato diffuso che possono essere anche delle ESCO (Energy Saving COmpany) che traggono profitti dal risparmio energetico e non più dai consumi come le attuali corporations SpA locali concessionarie di contratti pubblici. per un futuro equoUna banca del popolo che stampa moneta di proprietà popolare può essere il soggetto finanziatore di una ESCO dei cittadini per ristrutturare l’intero patrimonio edilizio esistente. L’ESCO, calcolando il reale fabbisogno energetico riduce la domanda di energia eliminando gli sprechi e rende indipendenti i cittadini dall’uso di fonti energetiche fossili usando quelle rinnovabili (sole, vento, geotermia). La banale applicazione di tale pratica politica apre una nuova opportunità lavorativa, di qualità ed etica. E’ evidente che tale pratica è antitetica all’attuale modello di sviluppo di banchieri e partiti politici. Cambiamo i nostri modelli culturali e studiamo la decrescita felice, cambiamo modelli governativi, cambiamo i rappresentati politici, facciamo tutto questo ed avremo un presente più umano, riscoprendo i reali bisogni ed i valori, nel farlo costruiremo un futuro più tranquillo per le future generazioni che dovranno comunque continuare a correggere gli orrori degli attuali politici.

Sosteniamo la vera Class Action (azione collettiva risarcitoria)

Nella finanziaria del 2008 è stato introdotto un provvedimento dal titolo “azione collettiva”. Nonostante il titolo la lettura di tale provvedimento ci consente di comprende che non ha nulla a che fare con l’azione collettiva (class action) sorta negli USA, anzi è una vera trappola e perdita di tempo, in definitiva è inefficace poiché non raggiunge alcun obiettivo. L’azione collettiva è nata per tutelare gli interessi di un gruppo danneggiato e truffato. Il film Erin Brockovich tratto da una vera storia di class action mostra cosa sia una vera azione collettiva. Uno studio di avvocati segue i casi di truffa e danni biologici e propone a sue spese di affrontare la corporation (società SpA o srl, o Ente pubblico) che ha causato il danno collettivo, in America la legge scoraggia pesantemente le corporations che non intendono pagare la richiesta del danno facendola rischiare di pagare anche il doppio se la vicenda entra nei Tribunali invece di usare la strada stragiudiziale. Quindi tendenzialmente negli USA non si fanno processi, meno carico di lavoro e meno spese per lo Stato, ma accordi fra la classe e la corporation, il giudice si limita a verificare la veridicità e la fondatezza della richiesta degli avvocati della classe. La corporation ha la possibilità di verificare la richiesta della classe e decide se pagare o meno, se rifiuta di pagare rischia di fare un battaglia legale in Tribunale ed il giudice accertato il danno può sentenziare di far pagare anche il doppio. Questo è il meccanismo virtuoso della class action americana, infatti le potenti lobby americane e G. Bush tentano continuamente di cambiare tale legge per renderla inefficace. Il provvedimento introdotto in Italia, ed ancora non in vigore, non somiglia minimamente a quanto raccontato. Anzi consente alla corporation di non rispondere alla richiesta del danno ed il giudice si limita a rinviare le parti – classe e società SpA – ad una camera conciliatoria fra gli avvocati con la probabile conseguenza dello scioglimento della classe, accordi ‘sotto banco’ e col ritorno al sistema tradizionale, 100 danneggiati 100 avvocati = nulla di fatto. Di fatto traggo da Finanziaria 2008 (Legge 24 Dicembre 2007 n. 244) Art.140-bis il comma 6: se l’impresa (corporation) non comunica la proposta entro il termine di cui al comma 4 o non vi è stata accettazione entro il termine di sessanta giorni dalla comunicazione della stessa, il presidente del Tribunale competente ai sensi del comma 1 costituisce un’unica camera di conciliazione per determinazione per le somme da corrispondere o da restituire ai consumatori o utenti che hanno aderite all’azione collettiva o sono intervenuti ai sensi della comma 2 e che ne fanno domanda.

Il virtuosismo della class action all’americana si intuisce subito poiché gli avvocati tutelano realmente il diritto dei clienti e sono imprenditori di se stessi rischiando con i propri soldi e solo i più bravi guadagnano, l’opposto di quello che accade in Italia dove il meccanismo è vizioso e le cause civili durano in media circa 10 anni poiché gli avvocati guadagnano sulla durata della causa e non sulla qualità e sui risultati ottenuti a vantaggio del cliente.

Letto tutto ciò dobbiamo intuire che la vera class action è il più potente strumento giuridico che il popolo italiano può avere in mano per prevenire omicidi colposi, truffe e danni di ogni genere. Immaginate i casi di crack finanziari e di danni biologici ed ambientali causati dalle numerose corporations presenti in Italia. In assenza di tale provvedimento efficace il nostro Paese è territorio di conquista e di usurpazioni continue. Siamo sprovvisti di uno strumento di difesa indispensabile per tutelare la nostra vita. In un sistema economico-finanziario dove la ricchezza è misurata con la moneta quale strumento migliore se non quello che toglie ingenti somme a chi uccide e truffa?

Attraverso il Coordinamento Reset Class Action siamo riusciti almeno a far riconscere il diritto ad adire alla class falsa a tutti poiché il Governo Prodi intendeva concedere tale dirito solo alle 16 CNCU riconosciute dal Governo stesso, cioè creare cittadini di serie A e di serie B. In quel periodo, col quel Parlamento la “destra” ha semplicemente ignorato il tema class action, mentre la “sinistra” si era divisa fra i quattro provvedimenti filo governo e fra i quattro provvedimenti che volevano introdurre la vera class action. Ovviamente ha vinto il potere con l’aiuto della disinformazione e la censura più totale dei media e dei potenti opinion makers.

Class Action, come fare di più?

Report alcuni giorni fa ha testimoniato il grado di sensibilità della politica italiana verso i truffati del crack Parmalat, ad oggi, il più grave al mondo (aspettando Telecom), ha fatto il confronto fra USA/Enron e Italia/Parmalat. Risultato dell’inchiesta il Tribunale di Parma non ha soldi nemmeno per le fotocopie, lo staff era composto da soli tre pm, ne è rimasto solo uno, Picciotti, quindi siamo ai piedi di pilato. Intanto con la Class Action presso il Tribunale di New York, compilando un modulo A4 puoi richiedere il risarcimento del danno provocato dalla multinazionale Parmalat.

  • Caso della Centrale Enel di Porto Tolle si è avuto un risarcimento danni di circa 2.500.000 di euro a fronte di una spesa di circa 170.000 euro. Si è riusciti a dimostrare che l’inquinamento della Centrale Enel abbia causato danni all’ambiente ed alle persone.
  • Caso Pacific Gas & Eletric, nel 1996, Hinkley (California), condannata per l’inquinamento delle acque a pagare 333 milioni di dollari di risarcimento con la Class Action.
  • Nel 2001, Ford e Firestone sono state costrette a pagare oltre 300 milioni di dollari per avere installato milioni di pneumatici difettosi
    sui fuoristrada Explorer.
  • I danni causati dall’amianto, materiale ampiamente usato come isolante anti incendio nel dopoguerra e rivelatosi cancerogeno, hanno originato dagli anni ‘70 in poi oltre 600.000 denunce contro 6.000 imprese produttrici o utilizzatrici, con un costo complessivo ad oggi stimato in 54 miliardi di dollari ed il fallimento di alcune decine di imprese.
  • Nel 2003, dopo tre anni di causa, Visa e Mastercard hanno accettato di versare 3 miliardi di dollari nell’arco di dieci anni, per chiudere una class action introdotta nell’interesse di circa cinque milioni di dettaglianti, costretti da un abuso di posizione dominante ad accettare le loro carte di credito e le relative commissioni elevate. La causa è stata seguita da una trentina di studi legali che hanno chiesto compensi complessivi per 628 milioni di dollari (pari al 18% del valore della transazione ).

Basta fare il confronto dell’attuale sistema italiano fra il caso Porto Tolle/Enel con quello americano Hinkley/ Pacific Gas & Electric (Erin BROCKOVICH) e tutti gli altri, per capire che conviene a tutti gli avvocati e a tutti i cittadini approvare al più presto la Class Action vera, non quella del Governo, anche in Italia.
Sono questi i servizi e l’efficienza che dobbiamo pretendere.
In Italia la lotta è difficile per un motivo semplice, non c’è informazione, non una grande forza politica che sostenga l’iniziativa. La rete ed i forum stanno facendo il possibile, ma la maggioranza degli italiani non ha la rete, essi sono ancora attaccati alla vecchia TV, Rai Uno e Canale 5. Nemmeno il blog di Grillo, per il momento, ha prodotto un articolo chiaro e semplice che spieghi il perché della Class Action vera.
Raduno Nazionale a Perugia

Video Domenico Bacci, segretario del SITI

Class Action (azione legale collettiva), vera!

Le ragioni della nostra iniziativa

Elenco degli enti, comitati ed associazioni che hanno già aderito e che collaborano attivamente con noi:

E’ nostra intenzione introdurre in Italia l’istituto legale “Class Action” (causa collettiva), attualmente in vigore negli USA e in quasi tutte le democrazie occidentali, ovviamente Italia esclusa. Ecco in sintesi di cosa si tratta:

La situazione in Italia: un paese allo sbando

Parmalat, Cirio, TangoBond, ricariche telefoniche, Vajont, Porto Marghera, Banco Ambrosiano, Seveso, Linate, RC auto, Capo Gallo, Giacomelli, calciopoli, sangue infetto, vino al metanolo, grano contaminato, cromo esavalente nelle falde acquifere, petroliere in fiamme, inceneritori, alta velocita…. : storie di ordinarie catastrofi ambientali, di quotidiane truffe miliardarie, di normali e consuete stragi nostrane. Chi non ha detto già mille volte: basta! Chi non è stufo, sconvolto, amareggiato, insultato da questa incredibile teoria di calamità? Chi non è indignato per le impunità, i mancati risarcimenti, il quotidiano sberleffo mediatico dei resoconti processuali trentennali? Chi non ha in cuor suo voglia di reagire?
Ma che possibilità reali abbiamo per reagire concretamente a questa indecente, perversa ed intollerabile situazione?

Oggi in Italia, se un gruppo numeroso di cittadini-lavoratori-consumatori intende fare causa legale contro un ente privato o pubblico, gli individui che compongono tale gruppo debbono adire vie legali in maniera più o meno individuale. Si crea quindi una grande sproporzione tra le forze in campo, da una parte il colosso di turno, sia esso una multinazionale, una banca, una assicurazione o una partecipata statale, dall’altra i singoli individui con i rispettivi avvocati (e le relative spese legali).

La situazione delle altre democrazie: chi sbaglia paga!

Negli USA, in Olanda, in Spagna, in Svezia, in Germania, in Portogallo, ecc.ecc., con le “class actions” è possibile agire in gruppo. Se 10.000 cittadini sono stati danneggiati, taglieggiati, avvelenati, truffati, 10.000 cittadini, TUTTI INSIEME, UNITI e con un pool di avvocati agguerriti e motivati, fanno causa comune e collettiva contro il colosso avvelenatore-truffatore, con ottime possibilità di vittoria. E per vittoria intendesi: risarcimenti enormi che spesso ammontano a centinaia di milioni di dollari o euro.

In Italia, con le leggi vigenti, risultati simili sono del tutto impensabili e i grandi potentati economici pubblici e privati possono dormire sonni tranquilli, perché sanno non potremo mai colpirli sull’unica questione che sta loro realmente a cuore: il denaro, fattore determinante alla base dei loro comportamenti criminosi, scorretti e lesivi dei nostri interessi specifici e collettivi.

Ma non si tratta solo di recuperare il mal tolto, anche perché spesso la perdita di un parente o un danno alla propria salute non sono risarcibili. Si tratta soprattutto di creare un poderoso deterrente colpendo il capitale delle corporations: è l’unico modo per inibirne in futuro il comportamento scorretto ed evitare che si ripeta senza fine come avviene da 60 anni in Italia. (Vajont>Petrolchimico Porto Marghera>Inceneritori Mantova: disastri avvenuti in tempi diversi, dove però “l’autore” ha avuto l’occasione di perseverare…Montedis...)

Ma il risultato delle Class Actions va oltre: danneggia le aziende scorrette in maniera ancor più significativa, colpendole indirettamente in borsa (quando sono quotate). Quando si viene a sapere che una class action è stata intentata contro una corporation, le azioni di quest’ultima generalmente si deprezzano, danneggiando gravemente gli interessi degli azionisti e minando la sopravvivenza stessa della società quotata. Si tratta di danni per centinaia di MILIARDI di dollari/euro.(dal 1996 al 2005, solo negli USA, le “corps” hanno perso mediamente 680 miliardi di dollari all’anno “per colpa” delle class action…)

E non ci sono solo effetti punitivi: colpendo le corporations sleali, le aziende sane ed oneste risultano premiate in termini di reddito e competitività.
Una delle priorità di BUSH all’inizio del suo primo mandato è stata ovviamente quella di danneggiare l’istituto delle Class Actions negli USA, che dava fastidio ai suoi amichetti. Nel 2005 è riuscito a modificare la legge (riforma CAFA). Nel 2006 le statistiche indicano un crollo del 40% dei danni patiti dalle corporations…

I vantaggi della Class Action rispetto all’azione individuale

La forza di una CLASS ACTION sta tutta nella fase di conciliazione stragiudiziale amichevole, ovvero in una fase extra-giudiziale in cui gli avvocati della “classe” cercano un accordo amichevole con il convenuto(azienda). In tale fase si può addivenire ad un accordo in cui l’azienda riconosce di aver commesso l’illecito civile di cui è accusata e, per evitare le ulteriori fasi del processo, decide di fornire un risarcimento all’attore della causa (ma l’azienda può anche pattuire un risarcimento senza riconoscere di essere colpevole!). Questo accordo, secondo le pdl che noi appoggiamo in Commissione Giustizia, dovrà subito essere sottoposto alla votazione della classe. Se la classe lo approva (a maggioranza), il processo finisce e l’accordo diviene immediatamente ingiuntivo ai fini del risarcimento.

In Commissione Giustizia sono attualmente in discussione numerose proposte di legge sulle Class Actions. Alcuni testi sono efficaci altri non lo sono.

In quelli inefficaci, che noi vivacemente osteggiamo, non è previsto il rimborso automatico al cittadino in caso di vittoria della Class Action; dopo un’eventuale azione collettiva vinta, il cittadino dovrà comunque avviare un’azione giudiziaria individuale per veder riconosciuto il risarcimento che gli spetta, questo vorrebbe dire mettere mani al portafogli ed ingolfare di nuovo la giustizia con migliaia di nuovi processi.

…già, il portafogli: la CLASS ACTION secondo i progetti di legge che invece noi appoggiamo è gratis. E’ gratis per la classe di cittadini-lavoratori-consumatori-investitori, che fa la causa perché:

  • se la classe dei cittadini vince, le spese legali le paga l’Azienda,
  • se la classe perde, ai legali che ne hanno curato gli interessi (evidentemente senza successo) nulla è dovuto mentre le spese legali dell’Azienda restano a carico dello Stato (pubblico patrocinio);
  • nel caso la classe vinca, le spese legali della causa potranno ammontare sino al 10% del risarcimento spillato all’Azienda: ovviamente gli avvocati della classe vorranno arrivare sino in fondo perché il loro stipendio deriverà esclusivamente dalla qualità del proprio lavoro e dagli obiettivi raggiunti.

CLASS ACTION VERA/CLASS ACTION FALSA

Il disegno di legge n. 1495 dell’attuale Governo (Bersani, Mastella, Schioppa) prevede la facoltà di avviare una Class Action solo per le camere di commercio, le associazioni professionali(?) e le 16 associazioni consumeristiche generaliste(CNCU) riconosciute dal Ministero dello Sviluppo Economico (Bersani), le quali proprio da tale ministero ricevono contributi pubblici e personale amministrativo. (Art.136 comma2 e Art. 138 del Codice del Consumo DL n.206/2005) Se in Commissione Giustizia passa il ddl 1495, o le pdl ad esso affini, le azioni collettive saranno indirettamente controllate dallo Stato.

Immaginate di voler fare una causa collettiva proprio contro lo stato Stato (un ospedale, una azienda per lo smaltimento dei rifiuti, una azienda municipalizzata per il trasposto pubblico…una amministrazione comunale…oppure la Banca d’Italia) secondo voi lo Stato ci darà il suo assenso??

Giusto come nota di costume, ci preme segnalare la seguente curiosità: come vi abbiamo detto la class action è presente in quasi tutte le democrazie occidentali, sebbene con caratteristiche diverse: in Spagna, in Portogallo, in Germania, in Francia, in Svezia…. Ma è stata recentemente introdotta anche in Brasile, un paese del terzo mondo. Indovinate un po’ sulla base di quale testo di legge, tra quelli sopracitati, è stata strutturata la proposta governativa Bersani-Mastella-Schioppa….Avete indovinato! Bersani-Mastella-Schioppa hanno fatto il copia-incolla del testo brasiliano! Del resto come dar torto ai nostri legislatori! L’Italia non si appresta oramai a divenire un paese “da terzo mondo“?!?

Altri vantaggi delle nostre proposte di legge

Le nostre pdl prevedono inoltre la possibilità di condannare l’azienda che ha commesso l’illecito plurioffensivo non solo in rapporto al danno procurato, ma anche in rapporto al vantaggio economico ottenuto dall’azienda stessa tramite tale illecito. In modo da scoraggiarla a ripetere il medesimo illecito in futuro.

Ci sono poi numerosi altri vantaggi sia per i cittadini sia per lo Stato:

  • le probabili innumerevoli cause si concentrano in una sola evitando il sovraccarico delle Corti di Giustizia ( già intasate da oltre 5 milioni di cause pendenti)
  • la sentenza è unica evitando contrasti e asimmetrie tra giudicati potenzialmente dissimili
  • il personale della Giustizia ( giudici, pubblici ministeri, impiegati) è sollevato dall’onere della prova, ovvero le spese processuali, in caso di class action, sono totalmente a carico degli avvocati di parte (accusa) e non a carico delle casse dello Stato.

Class Action: favorevoli e contrari.

Molti avvocati sono concretamente ostili alle class actions, al contrario di ciò che si potrebbe ipotizzare, perché:

  • Oggi se 10.000 cittadini-lavoratori-investitori-consumatori vengono truffati ci vogliono 10.000 avvocati > mentre con la class action ne basterebbero pochi ( 10, 20, 30…)
  • Oggi gli avvocati, nonostante l’introduzione del patto-quota lite (2006 Decreto Bersani) non sono imprenditori che rischiano in proprio. Con le class actions, l’onere della prova è totalmente a loro carico: ricerche, indagini, analisiSe il processo si risolve in un fiasco, a rimetterci i soldi sono solo loro e non i loro assistiti come avviene oggi! E gli avvocati sono una corporazione come le altre che ha soprattutto a cuore i propri interessi economici e le proprie garanzie acquisite…

Se volete saggiare l’aria che tira leggete questo documento, come esempio.

Tra gli avvocati che invece si sono espressi a favore delle class actions ci sono i giusconsumeristi dell’AGIT, insieme ai quali abbiamo intenzione di stendere una ulteriore proposta di legge da proporre in Commissione.

Durante la discussione in Commissione Giustizia del ddL del Governo, c’è stato chi, come Gaetano Pecorella di Forza Italia, ha avuto il coraggio e lo spirito per suggerire l’opportunità di audire l’Associazione Bancaria Italiana( ABI ), l’Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici (ANIA), ecc. e altri, come Stefania Gabriella Anastasia Craxi, anche lei di Forza Italia, hanno addirittura evidenziato il rischio che dalla nuova legge possano risultare eccessivamente potenziate talune associazioni dei consumatori ed utenti, proponendo che venga fatto un censimento e che siano udite anche le contro-parti, non limitandosi a Confindustria, ma includendo anche le articolazioni relative alle diverse categorie imprenditoriali.
E’ chiaro!, dovendo fare una legge per tutelare le pecorelle perché non audire il LUPO per sapere cosa ne pensa?

Naturalmente il LUPO è stato audito…

Secondo voi, come hanno reagito le Banche, le Assicurazioni, le grandi Società per azioni italiane alle nostre proposte di legge?
“La Class Action potrebbe danneggiare il nostro sistema economico”; “Si verrebbero a creare effetti perversiun eccesso di litigiosità” ;”Gli avvocati andrebbero in giro a cercare occasioni per promuovere cause pretestuose!”

CONCLUSIONE

I “lupi” sono impuniti e tali vogliono rimanere, i loro soldi (ovvero quelli che ci hanno rubato) NON SI TOCCANO.

Considerate che attualmente le forze politiche della maggioranza sono estremamente divise sulla questione in oggetto. Le proposte di legge che noi appoggiamo sono a firma di esponenti della maggioranza, dai DS (AC 1882 Grillini) ai Radicali ( AC 1443 Poretti-Capezzone) all’Italia Dei Valori (AC 1834 Pedica) fino addirittura all’UDEUR (AC 1330 Fabris), mentre quelle che osteggiamo sono comunque a firma di esponenti della maggioranza (Bersani, Buemi, Crapolicchio, Maran, Benvenuto).

Si tratta quindi di ottenere una legge utile ed efficace facendo sentire la nostra voce e facendo pendere l’ago della bilancia dalla nostra parte.
Per farlo le associazioni sopraelencate si sono unite in questa battaglia concreta e pratica, sia ottenendo le proprie rispettive audizioni in Commissione Giustizia, sia promuovendo una petizione popolare in cui sono presentate tutte le nostre ragioni. Affiancata a questa petizione cartacea (un semplice fax da inviare alla Commissione, a Bersani e per cc al SITI ente promotore dell’iniziativa) abbiamo predisposto anche una petizione on-line, in modo da visualizzare facilmente il progresso della nostra iniziativa.

La petizione non deve sembrarvi un’arma ingenua ed inefficace, considerate infatti che, proprio grazie ad una nostra petizione on-line (più di 800.000 firme/promotore Andrea D’Ambra), abbiamo ottenuto da Bersani il famoso decreto che ingiunge alle Compagnie telefoniche di abolire i costi delle ricariche a partire dal 4 Marzo (avremmo cioè inflitto un danno economico a dette compagnie per un ammontare di parecchie centinaia di milioni di Euro…se loro ovviamente non avessero “fatto cartello”, subito dopo, ed alzato le tariffe all’unisono…cosa che, se ci fossero le class action, comporterebbe una nostra immediata ed inevitabile reazione punitiva…)

Come aderire all’iniziativa

  • E’ possibile esprimere il proprio consenso all’iniziativa sottoscrivendo le petizioni da noi promosse (petizione on-line e cartacea).
  • E’ inoltre possibile iscriversi al RESET CLASS ACTION NATIONAL GROUP e partecipare attivamente alle iniziative del coordinamento nazionale.
  • Se rappresentate un ente o un comitato finalizzato alla tutela di interessi specifici e collettivi, per aderire formalmente alla nostra iniziativa, è necessario contattare un responsabile del coordinamento ed inviare richiesta scritta di adesione, anche via mail. A seguito dell’adesione, la vostra associazione verrà posta in elenco insieme ai nomi delle altre associazioni che hanno già aderito, presso il sito web – SITI.

Nota per le Associazioni e i Comitati che vogliono aderire alla nostra iniziativa

Per qualunque informazione potete rivolgervi al group org di questo meetup tramite mail.

Ulteriori informazioni e materiale di approfondimento (testi di legge, analisi comparative, articoli) può essere reperito nella nostra sezione files, ma alcuni file sono consultabili solo previa iscrizione al Reset Class Action.

Comitato Class Action, VAS, e Bilancio Partecipativo

L’attuale sistema giuridico italiano vede le cause civili per risarcimento del danno durare in media 10 anni, anche perché gli avvocati stessi per guadagnare come i colleghi europei “allungano” i processi. Invece, il meccanismo competitivo e meritocratico della Class Action consente agli avvocati più bravi di guadagnare di più, essi investono i propri capitali di rischio col fine persino di non far partire nessun processo, senza aver nessun giudizio dal Tribunale grazie agli accordi extragiudiziari. Cioè gli avvocati studiato il caso del danno biologico e morale, fanno “un’offerta” alla corporation per non intentare causa, poiché la sentenza del giudice potrebbe essere più dispendiosa ed aprirebbe una catena di ricorsi infiniti nei confronti della corporation stessa.
In un Paese veramente civile, e non è il nostro caso, le leggi dovrebbero consentire ad ogni cittadino di potersi difendere e riuscire a tutelare i propri diritti in maniera semplice, diretta ed efficace, proprio come la Class Action americana consente di fare, compilando un semplice foglio A4, senza problemi.
In questo Paese l’unico diritto garantito è quello delle persone giuridiche, le corporation, che puntualmente con l’unico fine del profitto, aggirano, corrompono, inquinano, dirigono, e comandano persino i dipendenti politici per fare leggi a loro gradite.
In Italia manca una sensibilità diffusa sul tema della prevenzione e del controllo ambientale, manca nei decisori politici e soprattutto nei cittadini. Questa sensibilità è presente solo in una nicchia di popolazione ristretta, come studiosi universitari, e ricercatori.
Ai cittadini manca quella cultura di base necessaria per comprendere e valutare circa i comportamenti da assumere quando un’Istituzione (controllore) deve svolgere opera di prevenzione e governo del territorio, quando deve svolgere controlli veri e seri nei confronti delle aziende (controllati).
Chi prende le decisioni? Come vengono prese queste decisioni?
E’ semplice rispondere a queste domande e per questo motivo che dobbiamo sostenere una politica decisionale diversa da quella odierna.
I tre pilastri del:
Comitato Cittadinanza Attiva Ambiente e Legalità;
*. Inserire i Bilanci Partecipativi deliberativi, strumenti di democrazia fiscale e diretta, negli Statuti comunali consente di allargare a tutti i cittadini che vogliono partecipare di entrare nel processo decisionale, questa apertura consente a tutti di controllare l’Ente Comune.
*. Rendendo obbligatoria la procedura di ;Valutazione Ambientale Strategica (VAS); si consente ai decisori di evitare di prendere decisioni dannose per l’ambiente e quindi per la salute umana.
*. Introducendo la;Class Action vera; si consente a tutti i cittadini di usare uno strumento di “giustizia diretta”, senza spese.

L’impegno del Comitato sarà quello di informare e parlare alle persone direttamente circa i tre aspetti caratterizzanti la Carta d’Intenti.