La progettazione urbana 2


Il disegno urbano, come detto in precedenza, si occupa dello “spazio” collettivo ed un adeguato progetto trasforma lo “spazio” in “luogo” di senso, ma cosa significa? Nei secoli scorsi gli architetti hanno potuto e saputo progettare luoghi urbani rispondenti all’identità culturale, ambientale e sociale delle comunità, anche perché esistevano comunità organizzate in un certo modo, ed i sovrani esprimevano chiaramente valori e desideri. Testimonianze di ciò [città e comunità] si trovano ovunque in Europa, ed è sufficiente passeggiare in qualunque centro storico italiano, grande o piccolo che sia, per ritrovare i caratteri dei luoghi: piazze e monumenti (edifici di potere e culto), strade, viali e vicoli. Può apparire controverso e non lo è, ma un’odierna progettazione urbana, cioè un progetto di trasformazione urbana più corretto e rispondente ai bisogni, riprende immagini e proporzioni classiche che si ritrovano anche nel Rinascimento; in che senso? Un adeguato punto di vista della città è quello dell’uomo che cammina, che la attraversa a piedi, e questo è sempre stato un corretto modo di leggere lo spazio urbano per interpretarlo e riprogettarlo; un punto di vista che si è perso durante la modernità (modernista) ed è stato ignorato dai piani edilizi degli speculatori approvati da Consigli comunali ignoranti e senza scrupoli. In realtà, abbiamo avuto una trasformazione completa della società (capitalista e materialista) e le città (nelle zone più recenti e moderne) sono diventate lo spazio delle automobili (e del consumo fine a se stesso), prima di tutto, e non sono più il luogo delle e per le persone (biblioteche, teatri, aree verdi e sportive); nell’attuale complessità la progettazione urbana cerca di coniugare “prossimità” (quartieri) e “dilatazione” (aree urbane estese, città di città).

Distanza percepita, varietà dei luoghi, definizione dei tragitti, percezione delle barriere, vedute e cono visuale, punti di riferimento, rapporto fra pieni e vuoti cioè relazione fra il costruito e gli spazi aperti, sono tutti caratteri formali dello spazio che lo condizionano e lo definiscono rispetto al movimento delle persone dentro le città. Dalla psicologia della forma sappiamo che le città influenzano le persone e determinano la qualità della vita, in senso positivo o negativo e nonostante ciò sia noto, questo tema fondamentale è ampiamente trascurato da buona parte dei decisori politici locali, i quali appaiono più preoccupati di soddisfare i capricci di chi usa il territorio per accumulare profitti privati, piuttosto che applicare la Costituzione e scegliere piani ben fatti.

Attraverso la progettazione urbana è possibile migliorare la qualità di vita degli abitanti, ed è possibile rigenerare zone in declino e degradate, purtroppo ampiamente diffuse e presenti in tutta Italia, e probabilmente in maniera particolare in talune città del Sud che da decenni hanno trascurato la disciplina urbanistica. Anche le città più compromesse dai processi speculativi possono e devono essere rigenerate per rimuovere le disuguaglianze territoriali, e favorire la costruzione di luoghi di senso per tutti gli italiani, affinché tutte le persone abbiano le stesse opportunità di sviluppo umano, ovunque esse si trovino ed è ciò che ordina la Costituzione.

Ad esempio, gli architetti sono in grado di leggere perfettamente la struttura urbana (rete stradale, tessuto urbano, il paesaggio, le densità…) e coglierne gli elementi negativi da rimuovere per riprogettare l’ambiente costruito in maniera adeguata dando priorità agli aspetti sociali ed ambientali, e offrire nuove opportunità di impiego attraverso nuove funzioni e attività previste dal progetto.

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