Superbonus solo a metà


Il Governo italiano e il legislatore scommettono sul provvedimento denominato “superbonus110” per sostenere l’economia delle imprese edili. Secondo il mio modesto parere si tratta di un provvedimento controverso, immaturo e poco responsabile dal punto di vista della pianificazione e della sicurezza sismica. In un paese ad alto rischio sismico ed idrogeologico, la pianificazione territoriale e urbanistica dovrebbe essere la disciplina che guida le scelte politiche ed economiche, nel caso di specie sembra che saggezza e conoscenza non siano caratteristiche che appartengono al ceto politico. Appare del tutto irrazionale e poco responsabile stimolare l’attività edilizia attraverso lo strumento della leva fiscale nelle mani di banche e imprese edili, e non del sapere tecnico. Un provvedimento alla rovescia: si usa la leva fiscale del risparmio energetico per favorire gli interessi delle imprese private anziché favorire la rigenerazione urbana. Il nostro territorio è afflitto da problemi seri e complessi come il disordine urbano e le disuguaglianze territoriali per assenza di corretto governo del territorio. L’intenzione della norma è dare un pò di ossigeno alle imprese edili, ma a danno della collettività poiché si spenderanno milioni per riqualificare anche edifici arrivati a fine ciclo vita, e quindi una parte degli abitanti continuerà a vivere nel rischio sismico e idrogeologico. Il ceto politico dimostra tutta la sua inconsistenza culturale poiché trascura la complessità urbana e territoriale per preferire modeste regalie a settori industriali attraverso nuovi processi di deregolamentazione e deresponsabilizzazione del governo del territorio coinvolgendo attivamente banche e imprese, che hanno il solo interesse nel massimizzare i profitti e non fare bene piani e progetti. La competenza del governo del territorio è di Regioni e Comuni, com’è noto, ma il legislatore resta inerte di fronte all’opportunità di approvare adeguate norme quadro per aggiustare le città fallite sotto i colpi delle speculazioni edilizie, cioè iniziative dei privati che agiscono per il solo tornaconto personale ma aiutati da Consigli comunali ignoranti e distratti. I politicanti si occupano del consenso politico e non dei problemi reali del territorio italiano martoriato da Consigli comunali irresponsabili e dall’industria delle costruzioni, che fra inizio Novecento e secondo dopo guerra ha costruito le peggiori speculazioni, ed oggi quei vecchi quartieri dormitorio sono le zone consolidate di aree urbane estese disordinate e degradate. Le città italiane sono ricche di squallida merce edilizia arrivata a fine ciclo vita o che arriverà a fine ciclo vita, e così nel merito del provvedimento è molto improbabile che un tecnico strutturista suggerirà di usare il sisma bonus per le palazzine multipiano presenti nelle città, perché buona parte di questi immobili andrebbe demolita e ricostruita, pertanto la domanda da porsi è come si affronta tale problema? Ed ancora, vogliamo ricordare il fatto che si trascura l’introduzione dell’obbligo per il fascicolo del fabbricato? Poniamoci di fronte a un caso verosimile: Salerno è una città media costruita soprattutto dai processi speculativi, e tutti i quartieri moderni sono realizzati con squallide palazzine multipiano dentro le zone consolidate della città, anche in zona centrale, semicentrale e periferica; l’analisi di vulnerabilità sismica di uno di questi mostri edilizi potrebbe dirci che le strutture portanti dell’edificio sono prossime al fine vita, cosa si fa? Si sfolla l’edificio? E gli edifici circostanti? Le famiglie? Salerno, come quasi tutte le città italiane, non deve ristrutturare lo squallore ma demolirlo, e per farlo è determinante censire le aree abbandonate e sottoutilizzate presenti in tutta l’area urbana estesa perché quelli sono i suoli per progettare i nuovi quartieri e i trasferimenti di volume per ospitare le nuove urbanità progettate secondo gli standard attuali, ed in questo modo la città potrà rigenerare le zone consolidate recuperando i servizi mancanti. L’incentivo all’adeguamento sismico proposto trascura la realtà urbana e sociale. Il legislatore non ha capito che la leva fiscale non può affrontare la sicurezza sismica delle città. Ancora una volta il ceto politico si dimostra politicante, mentre altri Paesi più civili programmano la sostituzione edilizia attraverso piani di rigenerazione urbana con nuovi disegni urbani (nuove urbanità). Le nostre città sono costituite da migliaia di palazzine multipiano che andrebbero sostituite ma ciò è possibile con piani di rigenerazione attraverso lo strumento del fondo perduto per coprire i costi sociali ed economici dei trasferimenti di volume, pertanto non può essere la sola detrazione lo strumento finanziario a stimolare interventi complessi; oltre al fatto che solo uno strumento urbanistico che prevede una reale rigenerazione urbana, può riprogettare i quartieri. Il rischio sismico non può essere affrontato edificio per edificio, ciò è infantile e irrealizzabile. La parte del provvedimento – superbonus110 – che sarà utilizzata è quella relativa agli interventi di risparmio energetico, ma per l’appunto andranno a qualificare energeticamente anche una merce edilizia desueta dal punto di vista sismico, un vero paradosso tipico della politica politicante all’italiana. Un’altra controversia riguarda le modalità concrete degli interventi, nel caso di cessione del credito, e di “prezzi di mercato” che stimolano speculazioni ad opera di agenzie finanziarie che potranno “ricattare” imprese e tecnici. E’ ragionevole credere che la maggioranza dei cittadini sarà propensa a non pagare un euro (scelta della cessione del credito) per ottenere una riqualificazione energetica del proprio immobile, e questo potrà favorire meccanismi truffaldini che si scaricheranno sulla scarsa qualità degli interventi, a danno prima dei tecnici (costretti a proporre prezzi al di sotto della soglia di mercato, di fatto violando regole e deontologia professionale) e degli stessi ignari proprietari che riceveranno interventi progettati male e con materiali più economici e meno performanti, e messe in opera scandenti. L’intero meccanismo, in realtà, ambisce a superare il problema del ribasso sul prezzo (nel caso della cessione del credito) poiché le prestazioni professionali dovranno essere congrue e rientranti nel limite massimo degli importi. L’auspicio è che la committenza, cioè i condomini che opteranno per la cessione del credito imparino al più presto a scegliere progetti di qualità e professionalità per la direzione dei lavori, perché da questo dipende una buona ristrutturazione. In questa vicenda, ahimé, la voce forte sarà delle banche e delle imprese stesse, e non dei professionisti tecnici che elaborano il progetto. Paesi meglio governati, da decenni, hanno compiuto scelte politiche molto diverse puntando sulla qualità urbana e architettonica, cioè optando per la qualità dei progetti perché è la cultura il motore dell’economia e della civiltà, e mai il contrario.

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