Riflettere


L’esperienza che stiamo vivendo insegna che di fronte al pericolo della morte, il ceto dominante rinuncia ai dogma della chiesa capitalista (patto di stabilità e crescita, debito pubblico, chiusura delle attività produttive) e lascia il passo alla scienza per evitare il peggio. Una delle conseguenze più note quando il capitalismo è sospeso, cioè quando la famigerata crescita rallenta accade che il pianeta respira con beneficio per tutte le specie viventi. L’intenzione del ceto politico dominante (imprese e politici) è quella di immettere liquidità (soldi) in assenza di produzione, come debba avvenire è una tema aperto. Torniamo al concetto di economia («amministrazione della casa») reale e poniamoci una domanda: se non ci fosse la pandemia potremmo vivere in armonia con la natura? La domanda esprime un’idea nascosta, e cioè che la produzione inquina e distrugge, aprendo a temi politici finora sottovalutati (nonostante le contraddizioni del capitalismo siano note da secoli). La risposta è: si, possiamo vivere in armonia con la natura. Il dramma dell’epidemia dovrebbe suggerire una seria riflessione sulla religione capitalista per immaginare e programmare l’uscita da un sistema dannoso e obsoleto, e ripensare l’intera società per approdare a stili di vita sostenibili e intelligenti. Si tratta di ripensare i modelli di produzione e garantire risorse alle future generazioni. Il linguaggio del mainstream lascia intendere che la volontà del ceto dominante è riprendere la crescita così com’era prima dell’esplosione dell’epidemia, ripercorrendo gli stessi errori per tenere in vita la chiesa capitalista. L’intenzione del ceto dominante non è riflettere su come migliorare la società, ad esempio eliminando le disuguaglianze territoriali, ma come conservare profitti e privilegi attraverso lo sfruttamento delle risorse limitate e la violazione dei diritti civili e umani. L’esperienza attuale dovrebbe far notare ai cittadini che la scienza salva la vita delle persone, mentre la chiesa capitalista crea enormi disuguaglianze, concentrazione dei profitti privati mentre uccide le specie viventi e distrugge il pianeta. Esempi in tal senso sono numerosi nella storia (le rivoluzioni industriali) e nel presente, oggi cambia solo la dimensione geografica del cattivo rapporto fra uomo e natura, ma senza la pandemia da virus, il capitalismo uccide tutti i giorni, basti pensare a Taranto, o la pianura padana così inquinata, solo per citarne un paio. Marx ci ricorda che i cambiamenti sociali possono avvenire solo attraverso una coscienza di classe, e pertanto lo status quo non muterà fino a quando la maggioranza dei popoli non avrà imparato la lezione socialista ed ecologista. E’ possibile una società migliore di questa? Certo lo è, e possiamo ripensare il concetto di relazione, non più esclusivamente materialista (il denaro) ma una relazione di reciprocità rispetto all’utilità sociale (e la compatibilità ambientale). Possiamo osservare che c’è una distinzione netta fra valore d’uso e valore di scambio, come insegna Marx, e noi possiamo aggiungere che esistono beni (acqua, energia, cibo) che non sono merci, e merci (le automobili, uno smartphone…) che non sono beni, poiché prive di utilità sociale. Su questi presupposti possiamo creare una società che riduce l’uso di merci (inutili) che non sono beni, mentre i beni (acqua, energia, cibo..) possono essere auto gestiti dalla comunità e possono essere sottratti al famigerato mercato. Questo semplice ragionamento implica una strategia politica fondamentale: ridurre lo spazio del mercato e aumentare quello della comunità, basata su relazioni di reciprocità, utilità sociale e sostenibilità. Se fossimo già una società basata su queste caratteristiche (reciprocità, utilità sociale e sostenibilità), molto probabilmente non avremmo i rischi sanitari dei “nuovi” virus ed anche se ci fossero, le nostre istituzioni sarebbero preparare con tutti i materiali e le tecnologie (la sanità pubblica è un bene, non una merce), e le persone non avrebbero i problemi di approvvigionamenti poiché ci sarebbero comunità resilienti. Quando una comunità non dipende esclusivamente dal denaro, questa è più libera e auto sufficiente di altre che dipendono dalla finanza e dal mercato. Le tecnologie odierne possono creare sistemi sociali liberi dall’influenza delle imprese multinazionali che predano i territori e tengono in schiavitù le persone economicamente più deboli. Attraverso l’impiego delle odierne tecnologie si possono costruire reti di comunità auto sufficienti per ridurre l’influenza del famigerato libero mercato e aumentare la sfera dei beni comuni. Ad esempio, i cittadini delle aree urbane possono diventare produttori e consumatori di beni e asset strategici eliminando il ruolo di SpA private che oggi traggono profitti sfruttando la famigerata privatizzazione dei servizi locali ma usurpando i beni comuni. Inoltre, numerosi impieghi socialmente ed economicamente utili si realizzano territorializzando attività e funzioni assenti nelle aree urbane e rurali, dalla rigenerazione urbana fino alla tutela delle risorse agricole e forestali, dalla conservazione del patrimonio alla riduzione del rischio sismico e idrogeologico. Sono tutte attività vitali per la specie umana ma si potranno realizzare in tutto il territorio nazionale uscendo dal paradigma culturale sbagliato (la chiesta capitalista) e approdando su quello della bioeconomia, che predilige la scienza e l’utilità sociale alla becera avidità del profitto privato caratterizzato da crescita illimitata (produttività) e una costante competitività, che calpesta i valori della solidarietà e della cooperazione.

La bellezza della natura e i rapporti di comunità che stiamo riscoprendo possono diventare il valore di una nuova società, quella bioeconomica. Per farlo dobbiamo accettare l’idea di cambiare stile di vita, e scoprendo l’opportunità di nuovi impieghi, più utili e più intelligenti. Una prima opportunità evidente è quella della mobilità sostenibile, alla nostra portata se aumentiamo l’uso dei mezzi di trasporto pubblico, se costruiamo infrastrutture adeguate e se riduciamo drasticamente l’uso dei mezzi privati inquinanti, come accade in questi giorni. Un’altra evidenza è il telelavoro per buona parte delle professioni intellettuali, mentre è fondamentale che lo Stato riprenda il controllo della salute pubblica auto producendo tutto ciò che serve, facendo l’opposto di quello fatto finora e cioè investire in ricerca, in brevetti pubblici, e produzione di materiali e tecnologie per il sistema sanitario affinché la Repubblica non sia più condizionata dal famigerato mercato, ma abbia le scorte e le tecnologie per intervenire in casi emergenziali. Tutti questi cambiamenti producono opportunità di lavoro utile che vanno agglomerate ove non ci sono occasioni di impiego, cioè il nostro Sud. Ripensando le attività produttive è legittimo riconfigurare le agglomerazioni industriali presenti nei Sistemi Locali del Lavoro con attività di manifattura leggera e tecnologie ad alto valore aggiunto nei settori della mobilità dolce, e della sanità pubblica, così come le tecnologie dell’architettura per prevenire e ridurre il rischio sismico e la qualificazione energetica per ridurre la domanda di energia da fonti fossili.

Per quanto riguarda l’attuale conflitto politico fra i Governi dell’UE circa il tema eurobond si o no, comunque vada le immorali disuguaglianze resteranno dove sono poiché i problemi del meridione non dipendono esclusivamente dalle forme di governo ma dal capitalismo che nega investimenti pubblici in determinati territori, poiché sfruttati e predati. Questa recessione economica sarà utilizzata dagli speculatori dei mercati finanziari come arma di competizione per aumentare la centralizzazione dei capitali nelle mani di imprese sempre più grandi, cioè produrrà una gara dell’élite degenerata per acquisire asset strategici nei Paesi periferici. Il ceto politico dirigente non farà nulla per fermare la speculazione finanziaria mentre le scelte acconsentiranno l’aumento dell’indebitamento pubblico, altra arma di conquista del capitale finanziario, a danno delle presenti e future generazioni. La recessione economica innescata dal contagio di un virus letale partito dalla Cina sarà scaricata sui ceti economicamente più deboli, un classico esempio di ingiustizia sociale. Il capitalismo instaura relazioni violente e materialiste, tutto diventa merce da comprare e vendere, mentre il ceto dominante (i capitalisti) assume per se aree centrali e per altri aree periferiche da sfruttare destinate al sottosviluppo, è ciò che è accaduto al meridione per scelta politica. Ad esempio, resterà il razzismo di Stato che toglie risorse ai cittadini meridionali attribuendone maggiori al Nord, resteranno i problemi delle università meridionali poco attrattive e poco collegate con le imprese sui territori, così come resteranno i ceti dominanti che vivono di rendite parassitarie e così via… La strada del cambiamento è lunga ma solo percorrendola si risolveranno i problemi: prima di tutto abbandonare la fede capitalista! Una priorità strategica è ripristinare la pianificazione osservando le aree urbane e disegnare i sistemi urbani e territoriali attraverso il filtro culturale della bioeconomia, ciò produce grandi indotti lavorativi.

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