Il coraggio di superare il capitalismo


L’epoca che stiamo vivendo è l’antropocene, ove la specie umana domina il pianeta ma lo fa applicando la religione economica capitalista, che ignora l’entropia e i suoi drammatici effetti negativi. Senza indugiare su equivoci culturali possiamo ammettere che l’epoca attuale è governata dalla stupidità, nel senso proprio del termine. Nelle istituzioni pubbliche siedono individui che applicano la religione capitalista, oggi trasformatasi nella forma liberista. Guerre, disuguaglianze, e distruzione degli ecosistemi sono caratteristiche di questa religione. Questa condizione emerge nei secoli scorsi, ed oggi ha coinvolto tutto il pianeta. Durante l’Ottocento, i primi a mettere in discussione le disuguaglianze crescenti furono gli utopisti socialisti che costruirono nuovi paradigmi. La scienza diede un serio contributo alle idee utopiste per dare risposte concrete ai disagi ambientali e sociali che si realizzavano durante la rivoluzione industriale. Quelle sagge idee utopiste furono sfruttate ed edulcorate dalla classe borghese capitalista favorendo la nascita di un’élite molto forte, e che oggi riesce a sfruttare il pianeta intero, e svuotare di senso i sistemi democratici. Nei territori ove esistono, formalmente, sistemi democratici rappresentativi, gli individui si concentrano nelle aree urbane per inseguire un posto di lavoro ed avere un reddito, questo processo di urbanizzazione ebbe una grande accelerazione proprio durante l’Ottocento, oggi ha assunto un fenomeno irreversibile e buona parte degli abitanti del pianeta vive nelle aree urbane. Secondo il pensiero unico della classe dirigente, la città moderna è soprattutto uno strumento dell’accumulazione capitalista. Gli individui, inseriti nel sistema capitalista, tendono a isolarsi e a perdere il senso di comunità, delegando il potere decisionale ai politicanti, i quali lo utilizzano per conservare lo status quo che favorisce il tornaconto delle imprese private. Un aspetto politico sociale di questo isolamento che costituisce un corto circuito, è che le persone hanno smesso di alimentare l’utopia che aiuta a pensare un mondo migliore e desiderabile. Conflitti sociali causati dal capitalismo, si ritrovano anche nei paesi “centrali”, poiché anche in questi contesti aumentano casi di sfruttamento e si riscontra l’aumento delle disuguaglianze, favorite dall’aumento della povertà e dalla riduzione dello Stato sociale. La schiavitù di oggi usa determinati strumenti giuridici consentiti dalla famigerata deregolamentazione del mercato del lavoro, e così le forme contrattuali più usate sono proprio quelle dello sfruttamento. Le imprese hanno aumentato l’uso di contratti a termine, con costi bassi perché non prevedono garanzie di welfare per il dipendente, ormai reso schiavo. Nel 2017 secondo l’Eurostat, è aumentato l’uso del part-time in tutta l’euro zona, e nei paesi periferici le persone sono costrette a cercarsi un secondo o terzo lavoro come part-time involontario. Secondo l’ISTAT, in Campania la grave deprivazione materiale passa dal 17,5% del 2004 (già molto alta) al 25,9% del 2016; in Sicilia passa dal 16,5% del 2004 al 26,1% del 2016. Il materialismo della società capitalista è evidente, e Marx suggeriva ai lavoratori di prendersi il controllo della società appropriandosi degli strumenti del capitale, togliendoli al padrone, per avere una gestione collettiva. Le condizioni sociali ed economiche nei territori sfruttati dalla globalizzazione neoliberista sono peggiorate, e non sembra esserci una tendenza al miglioramento poiché il nichilismo capitalista è ben presente fra la maggioranza degli individui e fra i ceti meno abbienti. Gli sfruttati non hanno una coscienza di classe, soffrono di ignoranza funzionale, di apatia politica, frustrazioni e invidia sociale, e così, spesso, questo risentimento negativo si riversa contro tutti i politici, senza rendersi conto di danneggiare se stessi. Lo sporadico momento del voto si trasforma in uno sfogo, ma diventa un trampolino di lancio per demagoghi e politicanti, che sfruttando le difficoltà altrui colgono l’opportunità di accedere alle istituzioni, e soddisfare il proprio tornaconto personale. Questa inciviltà occidentale impedisce un’evoluzione sociale. Per esser chiari, fra i soggetti politici che si contendono il potere, c’è anche chi millanta un cambiamento ma trascura l’idea di introdurre un socialismo ecologista. Non esiste, al potere, un soggetto politico capace di un’analisi realista del territorio europeo. La realtà mostra che la maggioranza delle opportunità economiche e sociali, e la maggioranza delle disuguaglianze si concentrano nelle aree urbane e rurali, e nessun politico è in grado di suggerire politiche urbane bioeconomiche per ridurre disuguaglianze e sprechi, ma si limita a promettere aggiustamenti economici per far sopravvivere il capitalismo. Gli Enti a servizio della globalizzazione liberista sono le municipalità, e così si formano le capitali globali che attirano flussi di capitali, leciti e illeciti. La rete informatica di internet è strumento a servizio della borghesia liberista che decide gli spazi da colonizzare, sfruttare, gestire e investire. In questa complessità sparisce la democrazia per far prevalere gli interessi specifici degli investitori, i nuovi oligarchi feudali che trattano i territori come luoghi del vassallaggio. Negli ultimi dieci anni, chiunque sia andato al potere poi è stato delegittimato dagli elettori, e contestualmente sono cresciuti movimenti politici populisti sfruttando sia temi socialisti, contestando la globalizzazione neoliberista, e sia soffiando sul razzismo. La confusione politica è cresciuta, soprattutto in Italia. Fino ad oggi non è cambiato nulla, e le imprese multinazionali inseguono il proprio sfruttamento capitalista delle risorse limitate del pianeta.

UE crescita economica per Regione
Indice di crescita economica, fonte Eurostat.

L’Italia è ferma; perché? All’interno del liberalismo l’Italia non esiste più, rimane come concetto astratto. Esistono solo i territori ove l’élite vive e concentra le proprie attività in funzione della crescita capitalista. La stessa UE è nelle mani di questa borghesia. In questo contesto, noi cittadini siamo alla deriva, poiché non leggiamo più, e non studiamo più. Nell’ignoranza diffusa fra i popoli, la storia non può insegnarci come porre rimedio alla nostra inciviltà. Quando prevaleva l’idea che lo Stato fosse soggetto attivo nell’economia, le istituzioni politiche dialogavano con i professionisti e la società, e facevano scelte sia perché esisteva una classe dirigente in grado di parlare con esperti e cittadini, e sia perché aveva un’idea di futuro, esistevano le ideologie politiche, buone o cattive che fossero ma la cultura politica era un valore perché produceva idee, e su quelle idee i partiti litigavano e si dividevano. In quella fase storica, lo Stato faceva programmazione economica e investiva creando opportunità. Le ideologie politiche esistono ancora ovviamente, ma nel circo mediatico politico si recita il racconto del periodo post ideologico, per favorire il pensiero dominante: il liberalismo. Durante i decenni trascorsi, nel nostro Paese, le migliori opportunità sono state date alla solita élite borghese auto referenziale, ma poiché esisteva un’autonomia del potere politico, le istituzioni allargarono la base delle opportunità facendo uscire dalla povertà milioni di italiani. Quella fase è terminata per volontà politica, e l’attuale fase globalista ha consentito alle imprese multinazionali di prendere il controllo del pianeta. In questi decenni, gli economisti, che Dio ci salvi da questa categoria di sacerdoti ignobili, sostenuti dalle forze economiche di imprese e banche, sono riusciti a psico programmare l’élite occidentale, e divulgare la propria religione staccando l’uomo dalla natura, realizzando quella schiavitù che nell’Ottocento fu egregiamente fotografata da Engels e Marx.

La maggioranza degli italiani, avendo favorito i mediocri al potere non potrà sperare in un reale cambiamento. Riconoscendo il fatto che l’Italia è un concetto astratto, possiamo leggere dove e quali sono i territori che concentrano ricchezza sfruttando gli altri e le disuguaglianze. La borghesia liberista ha ripristinato la società feudale, e in realtà l’euro zona non funziona male poiché progettata per concentrare ricchezza materiale nei luoghi “centrali”. Queste oligarchie borghesi liberiste sono capaci di influenzare e determinare le condizioni economiche e sociali di tutti i cittadini, ricchi e poveri. E’ sufficiente tornare a pochi decenni indietro e osservare come la sovranità economica della Repubblica finanziava direttamente gli interventi pubblici necessari per lo sviluppo umano, e renderci conto delle differenze fra ieri ed oggi con l’aumento delle disuguaglianze. Il Dio mercato dei sacerdoti economisti “controlla” il destino dei cittadini, e così riscontriamo le disuguaglianze nei territori, particolarmente elevate nel meridione d’Italia, e nelle regioni di Grecia, Spagna e Portogallo, mentre nei paesi dell’Est d’Europa si aprono zone economiche speciali per favorire l’avidità delle imprese, sfruttando proprio le disuguaglianze di riconoscimento, cioè l’assenza di diritti sindacali e il divario economico salariale fra i territori europei. Come accadeva nell’Ottocento, è lo sfruttamento della schiavitù un elemento essenziale dell’accumulazione capitalista dell’élite borghese liberista. Nell’Europa più “vecchia”, le élites locali accumulano capitali con le rendite finanziarie e immobiliari, e in Italia è sempre la disuguaglianza a garantire lo status quo conservando la concentrazione industriale al Nord per vendere merci al Sud, spogliato di infrastrutture essenziali e di un’adeguata presenza di attività e funzioni, necessarie per garantire livelli dignitosi di vita. Le istituzioni politiche hanno creato volutamente un’area economica “centrale” e un’altra “periferica”, per applicare una tipica forma di sfruttamento capitalistico che da noi ha una radice storica, la guerra di annessione del 1860. Queste aree non sono le Nazioni ma sono ambiti territoriali più piccoli come Regioni e più precisamente le Provincie con le loro agglomerazioni. La ricchezza ha due dimensioni una territoriale e una virtuale, così come l’immorale e l’illecito hanno una dimensione sia territoriale e sia virtuale col mondo offshore.

Così come questa è l’epoca dell’antropocene con i mediocri al potere, è anche vero che la nostra specie è esosomatica, cioè la nostra evoluzione è condizionata dall’uso di strumenti esterni al nostro corpo, tecnologie. L’aratro per coltivare, la penna per scrivere e disegnare, il computer per scrivere, disegnare, calcolare, comunicare, condividere etc. Se fossimo consapevoli delle opportunità tecnologiche potremmo pianificare l’uscita dalla religione capitalista e costruire un futuro prosperoso. Le comunità, nel senso marxista, possono appropriarsi dei mezzi tecnologici che orientano il capitalismo, dalla produzione energetica al cibo, e si può gestire il territorio senza il dogma della crescita, dell’accumulazione poiché è inutile, non serve alla specie umana oltre che essere stupido. L’accumulo è l’ossessione capitalista dalla quale dobbiamo disfarci, perché in un pianeta dalle risorse limitate, è inutile parlare di crescita continua della produttività, mentre è utile parlare di sviluppo umano e di felicità in armonia con la natura. Le disuguaglianze economiche, sociali e di riconoscimento realizzate dalla borghesia liberista sono utili a questa oligarchia auto referenziale per conservare il proprio potere e il controllo sui popoli. La maggioranza dei popoli rinchiusi in se stessi, scelgono di volta in volta i propri carnefici, mentre affrontando l’ignoranza funzionale e di ritorno, grazie all’accesso delle conoscenze, grazie a percorsi politici democratici, potremmo spendere tempo ed energie per riflettere su come rigenerare i nostri territori, attraverso l’appropriazione di tecnologie che ci aiutano ad applicare l’auto determinazione e tendere alla felicità. Noi siamo il problema e noi siamo la soluzione.

creative-commons

 

 

UE tasso di disoccupazione
Tasso di disoccupazione, fonte Eurostat.
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