Massima confusione


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La campagna elettorale che ci apprestiamo a subire è la plastica rappresentazione di una società culturalmente regredita e psicologicamente debole, in totale balia della propria  apatia, ignoranza e stupidità proiettando soggetti politici totalmente irresponsabili che esprimono il peggio e/o il nulla. E’ l’onda lunghissima che nacque dalla denuncia di Berlinguer circa la questione morale del 1981, e gli eventi successivi non hanno prodotto un’evoluzione ma una regressione, che sta trasformando la società da democrazia rappresentativa a quella feudale e autoritaria con rigurgiti fascisti. I partiti di massa non esistono più, la partecipazione politica attiva è scomparsa, sostituita da algoritmi ove gli individui sono chiamati a seguire la dittatura della maggioranza psico programmata dalla pubblicità. Gli effetti combinati di apatia e ignoranza dovrebbero essere evidenti, un Paese di straordinaria bellezza non governato, ma predato da multinazionali e imprese private. Una parte importante di italiani si astiene dal voto, non partecipa attivamente alla politica, delega e favorisce incapaci e corrotti alla guida delle istituzioni. I mediocri sono al potere e i risultati negativi sono evidenti. A mio modesto parere è necessario focalizzare un aspetto noto ma ignorato dalla propaganda: esistono due Italie, il Nord che produce con tassi di disoccupazione normali, e poi il meridione d’Italia, in totale abbandono con tassi di disoccupazione che superano la soglia di preoccupazione, e rientrano nel degrado sociale che favorisce l’incertezza, la povertà relativa e assoluta. A tali drammi non esistono programmi seri e strutturali della classe dirigente.

Osservando la comunicazione dei nostri politicanti, i verbi più utilizzati sono abolire e ridurre, modificare qualcosa (ovviamente si parla di norme e leggi), mentre i più triviali vorrebbero abolire proprio qualcuno. Tutti promettono di ridurre le tasse, chi soprattutto ai ricchi oltre che ai poveri, e tutti promettono di aiutare i poveri con qualche sostegno. E’ incredibile ma non c’è alcuna differenza fra i politicanti in gara, tranne per il tema migranti che per la destra estrema vanno per l’appunto “aboliti”. La promessa più ridicola, forse spetta a Berlusconi, condannato per frode fiscale promette di promulgare norme severe per chi evade il fisco. Berlusconi con una storia politica incredibile per i noti aspetti immorali e illegali, non è candidabile ma coordina la coalizione di destra. Tutti i soggetti politici in campo si dichiarano critici con l’euro zona e la distinzione è insita solo sulle misure da cambiare, anche chi parlava di uscire dall’euro, poi si rimangia la promessa, vedesi l’M5S. Nella coalizione di destra i razzisti della Lega vorrebbero uscire dall’euro, e per “coerenza” si coalizzano con Berlusconi, che tutela grandi imprese e lo status quo dell’euro zona. Tutti hanno già cambiato idea diverse volte sui temi che discutono, e durante la propaganda aggiustano il tiro delle promesse, i propri annunci, utilizzando i sondaggi, al fine di intercettare il maggior consenso elettorale. Molti cambiano idea più volte su temi come lo ius soli, l’aiuto ai ceti meno abbienti (il famigerato reddito di cittadinanza) e la riduzione delle tasse. Insomma il periodo post ideologico con la morte dei partiti si traduce in mera pubblicità, dimmi cosa vuoi che te lo vendo! Un’altra menzione particolare va al M5S, un partito non democratico che ha raggiunto grandi consensi elettorali non per meriti propri ma per demeriti altrui, e che alla sua seconda gara elettorale, si presenta con estrema arroganza proponendo un vero salto nel buio, poiché guidato da individui culturalmente inadeguati e scelti attraverso pratiche di delazione interne a quel partito. L’assenza di regole e controlli interni al M5S favoriscono gli impresentabili. Tale partito senza identità copia incolla le proposte altrui, raccogliendole in un elenco. Questo elenco presenta temi di stampo liberale e liberista, con qualche accorgimento ecologista. Costoro si focalizzano più sulla demagogia cercando di attrarre i consenti di tutti, degli ultimi e dei ricchi (Di Maio:«Io non ce l’ho con i ricchi: non faremo una patrimoniale»).

Visto che l’attuale propaganda è pubblicità, e i politicanti sono commedianti, dal punto di vista della filosofia politica, tutti i contendenti più popolari – Forza Italia, PD, Lega e M5S – avanzano proposte liberali e neoliberali. Tutti questi liberali e liberisti sono presenti in ogni partito, nella coalizione reazionaria berlusconiana vi sono due partiti razzisti come Fratelli d’Italia – persino nostalgici del fascismo – e Lega di tradizione persino antimeridionalista; mentre in altri partiti ritroviamo altre forze reazionarie e collaborazioniste del berlusconismo che hanno partecipato al disfacimento della Repubblica italiana, come gli ex democristiani che guidano l’attuale PD, tutti liberisti, e gli ex di sinistra raccolti in LeU, fra liberali e liberisti. Discorso particolare spetta per la lista di Grasso, LeU, che sembra dare l’impressione di essere nata con l’obiettivo di far perdere la gara elettorale a Renzi, allo scopo di sostituirlo alla segreteria del PD. Insomma i fuori usciti dal PD vorrebbero riprendersi la “ditta”. Nessuno di questi prevede riforme strutturali socialiste per applicare la Costituzione e ridistribuire la ricchezza che si concentra nelle mani di pochi, e nessuno ha avanzato politiche industriali presentando investimenti in settori specifici e diversificati, per favorire nuova occupazione. Com’è noto e banale la ridistribuzione si può favorire e avere solo tassando la concentrazione della ricchezza che si trova nelle mani dei pochi, e poi investendo attività nelle aree geografiche più povere creando nuova occupazione, e ampliando i diritti dei lavoratori; questo è il socialismo che tutti i contendenti disprezzano. Inoltre è noto che gli ultimi Governi di stampo neoliberale hanno favorito la delocalizzazione produttiva e ignorato il famigerato fenomeno off shore, di fatto favorendo l’elusione e l’evasione fiscale. Tutti i soggetti politici propongono di restare nell’attuale paradigma culturale neoliberale, e consigliano aggiustamenti attraverso incentivi e leva fiscale come fossero amministratori di condominio, anziché veri e propri politici che dovrebbero dettare una linea politica. In buona sostanza tutti i politicanti si pongono l’obiettivo di conservare lo status quo, e di agire su piccoli aggiustamenti per garantire continuità ai profitti privati delle imprese controllate dall’élite degenerata occidentale.

Diversi osservatori hanno già rilevato l’inconsistenza delle proposte politiche dei soggetti candidati alla guida del Paese, sia per le evidenti incongruenze, se non addirittura per i loro aspetti ridicoli, poiché le proposte riproducono numeri e cifre a caso, senza alcuna attinenza alla realtà del bilancio dello Stato (il programma del PD: disavanzo di 56 mld, il programma del M5S: disavanzo di 63 mld; Forza Italia e Lega: disavanzo per 130 mld). L’impressione è che i candidati siano consapevoli dell’ignoranza funzionale della maggioranza degli italiani votanti, cioè circa 30 milioni di individui, e che quindi non sia affatto necessario presentare programmi seri, ma promesse da marinaio credili e convincenti in termini di comunicazione, parlando alla pancia delle persone e non alla loro testa, tanto non capirebbero, proprio come accade nella pubblicità. Stiamo assistendo a una gara di bugie e probabilmente ciò che spinge i politicanti a dirle sempre più grosse, forse sono due condizioni: la prima è che aumentano apatia e non voto, e la seconda è che, probabilmente, nessuno raggiungerà la maggioranza necessaria per formare un Governo. Un risultato di pareggio non obbligherebbe i partiti a mantenere le promesse, costretti a formare la maggioranza all’interno del Parlamento, e quindi potrebbero rimangiarsi le promesse mettendo in discussione i propri programmi con quelli altrui. In questo contesto di recessione e di incertezza i politicanti e gruppi in gara non esprimono il meglio ma il peggio, e così premono sulle emozioni e sui vizi degli italiani, meno tasse, condoni fiscalievasione, razzismo, e persino su temi delicati come la povertà anziché presentare programmi industriali per creare lavoro, promettono soldi in cambio di voti.

E tutto ciò osservando solo gli inconsistenti programmi elettorali, mentre il peggio è dentro le dinamiche dei soggetti in gara, tutti occupati a scegliere galoppini e personaggi inadeguati ma utili agli interessi del proprio capo e/o degli interessi particolari delle imprese. Queste dinamiche immorali, che durano ormai da troppi decenni, esistono e si rinnovano poiché in Italia, come annunciò Berlinguer c’è carenza di condotta morale all’interno delle organizzazioni di partito. Tali soggetti sociali spesso sono privi di approccio e cultura democratica, e non coltivano classe dirigente attraverso il merito. Le forze politiche attuali preferiscono selezionare individui fedeli e incapaci poiché addomesticati. Nel nostro Paese, non esistono né scuole politiche pubbliche e tanto meno una legge che obblighi i partiti ad usare la trasparenza per la selezione dei candidati attraverso le primarie utili a stimolare il merito e l’inclusione. Infine non esiste una selezione che stimoli l’indipendenza e l’autonomia dei politici dai cosiddetti poteri forti (imprese, banche …). Secondo Bobbio, il Parlamento italiano era diventato un luogo di registrazione delle decisioni prese altrove, mentre il cosiddetto potere invisibile (i poteri forti), invece era molto visibile, riferendosi alla progressiva erosione dello Stato sociale e alla appropriazione delle risorse pubbliche a vantaggio delle imprese private. Infine la cancellazione dei partiti massa, cosicché il ceto politico è sostituito con personale più ignorante e incapace rispetto al passato; e in questo modo consorterie e potere invisibile governano con maggiore efficacia.

ISTAT BES 2017 indici e ripartizione geografica
ISTAT, BES 2017.
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