Fascismo?!


Consultando il manuale di Storia di Banti, L’età contemporanea, al capitolo sull’avvento del fascismo si leggono le “leggi fascistissime” che istituzionalizzavano il mutamento del sistema politico, fra gli anni 1925 e 1926. Una legge riprendeva la regola dello Statuto Albertino, ove il Parlamento non aveva più il potere di dare fiducia al Governo, poiché questo rispondeva al Re e non più al Parlamento. Un’altra norma consentiva al Governo di emanare leggi; un’altra aboliva le istituzioni elettive degli Enti locali per introdurre Podestà e Consulte; un’altra reintroduceva la pena di morte per chi attentava la vita dei regnanti o del capo del Governo, e istituiva i Tribunali speciali per i processi politici come emanazione del partito fascista. Un’altra norma ancora prevedeva che le associazioni sindacali fossero riconosciute solo dal Governo e vietava gli scioperi; mentre l’ultima, annullava l’opposizione politica, dichiarandone decaduti i deputati eletti dal popolo. I regimi autoritari hanno sempre avuto la prerogativa di gestire il potere per conto proprio con la degenerazione di favorire gli interessi dei pochi, e nascondere le responsabilità delle proprie azioni per ovvie ragioni, cioè evitare di dar conto ai popoli circa la gestione delle risorse pubbliche. Il regime fascista fu un modello di corruzione esemplare, in quanto la dittatura servì ad accumulare ingenti capitali per tutti coloro i quali governavano o erano vicini al Duce. Già nel 1920, il partito di Mussolini, Fasci di combattimento, fu scelto dagli industriali padani e dai proprietari terrieri come strumento politico da finanziare per esprimere i propri interessi. In questo modo nacquero le prime squadre d’azione che usavano violenza contro le organizzazioni sindacali e contro i socialisti. La borghesia italiana scelse il partito fascista. Ancora oggi possiamo osservare analogie e forti legami fra il mondo delle imprese private, il capitale, e l’organizzazione dei soggetti politici come mezzi per osteggiare i diritti umani, contro i principi di uguaglianza sociale ed economica. Rispetto agli anni ’20 il mondo è cambiato: il capitalismo è la religione che guida tutte le istituzioni, e tutti i partiti (di governo e di opposizione) concorrono a realizzare un mondo orwelliano più sofisticato, dove la violenza (fascista) assume strategie e forme nuove (psico programmazione, programmi scolastici, pubblicità, consumismo).

E’ sempre vera la frase che la Storia è maestra di vita, ovviamente se fosse studiata. Se riflettiamo sull’andamento del nostro sistema politico degli ultimi venticinque anni potremmo porci dubbi, domande e perplessità e osservare diverse analogie fra fascismo e le scelte politiche dei nostri partiti. Prima di tutto, dubbi e perplessità sul sistema maggioritario che non coincide col fascismo, ma possiede alcuni aspetti che lo rendono simile per la sua attitudine nel concentrare poteri in un solo partito di minoranza. E’ altrettanto vero che oggi il Parlamento intende ripresentare un sistema misto fra maggioritario e proporzionale, sicuramente più democratico.

Poi, l’anomalia circa il conflitto politico fra Unione europea e Costituzione repubblicana. L’Unione è un’istituzione politica anomala poiché non è uno Stato democratico rappresentativo, in quanto non rispetta il principio di separazione dei poteri fra organo esecutivo e legislativo. L’UE non è neanche una Repubblica federale. L’UE è un’organizzazione feudale caratterizzata da una forte gerarchia, da una scarsa trasparenza e una cattiva gestione del proprio bilancio. Il potere è nelle mani di un’oligarchia di individui non eletti, come la BCE, il MES, l’euro gruppo, il Consiglio e la Commissione, in maniera tale che gli interessi del capitale privato siano garantiti ma a danno dei popoli. Com’è noto, Governo e Parlamento italiano aderirono volontariamente firmando i Trattati. Leggendo i Trattati europei emergono conflitti con i principi Costituzionali. I più grandi conflitti politici riguardano gli elementi essenziali circa l’autonomia di uno Stato democratico: la sovranità monetaria, il controllo del credito e l’interesse generale circa le politiche industriali nazionali. L’UE è un’istituzione politica volutamente condizionata dal mercato, mentre la Repubblica italiana ha il dovere di attuare uno Stato sociale, non solo liberale. Le direttive europee valgono per tutti i cittadini e il Parlamento italiano ha il dovere di applicare prioritariamente la Costituzione, e non le regole imposte da un’organizzazione sovranazionale. Per questo ruolo esiste una commissione speciale che armonizza le norme. Come potremmo intuire e osservare ci sono profonde analogie e continuità fra regime fascista e interesse del capitale. Nel ventennio fascista, grazie al regime, determinate imprese private riuscirono ad occupare i Ministeri per accumulare capitali privati. Oggi le imprese non hanno più la necessità di occupare direttamente Ministeri poiché ricattano tutta l’euro zona attraverso il debito e i mercati telematici.

Le analogie più evidenti col fascismo circa l’agire politico sono riscontrabili nell’azione di Governo degli ultimi anni. In Italia, spesso il Parlamento abdica al proprio ruolo di legislatore affidandosi al Governo per produrre leggi attraverso il famigerato voto di fiducia posto sui decreti.

Voti di fiducia
Fonte immagine Openpolis, Il Governo al tempo della crisi, mini dossier, feb 2015.

Questa scelta divenuta consuetudine viola la Costituzione Repubblicana, e coincide con l’auspicio fascista nel prevedere che sia l’esecutivo a scrivere le leggi e non più gli eletti dal popolo. Oltre a ciò, è impressionante osservare i dati raccolti da Openpolis circa le leggi approvate e notare che l’80% sono d’iniziativa del Governo e non del Parlamento. E’ proprio grazie a questa consuetudine fascista che i Governi italiani hanno introdotto norme incostituzionali riducendo la sovranità della Repubblica italiana, garantendo l’interesse delle imprese – proprio come accadde durante il fascismo – togliendo certezze al lavoro, e privando i cittadini di poter coltivare il proprio sviluppo umano (come accadeva nel fascismo), tali norme hanno aumentato le disuguaglianze, e la povertà che si concentra soprattutto nel meridione d’Italia. Uno dei principi fondamentali della Repubblica italiana è la rimozione degli ostacoli economici per favorire lo sviluppo umano. Dopo vent’anni di autoritarismo imposto dalle stupide regole europee, i meridionali sono più poveri di prima, e milioni di italiani sono a rischio povertà, mentre talune imprese localizzate nelle solite aree geografiche hanno aumentato i profitti. E’ in questo processo di rifeudalizzazione “fascista” della società che si riscontra nuovamente il disancoramento del cittadino che non riesce a partecipare al processo decisionale della politica. Negli ultimi anni, si riscontrano due reazioni negative al disancoramento legate all’inciviltà in aumento: l’astensionismo, e i nuovi partiti populisti incapaci di affrontare i problemi del paese.

Un’altra tendenza contemporanea che coincide col fascismo è l’annullamento dell’azione politica dei Sindacati, ampiamente avvenuta sia escludendo o riducendo drasticamente la partecipazione dei Sindacati all’interno delle aziende, e sia infiltrando i Sindacati stessi attraverso rappresentanti che assecondano l’ideologia neoliberale preferita dalle imprese. Sotto questo aspetto l’atteggiamento di alcune multinazionali e talune imprese locali è abbastanza chiaro: applicare la teoria fascista che vieta il diritto di sciopero ed eliminare la presenza sindacale. E infine, in un certo senso anche i Tribunali speciali sono realtà contemporanea, poiché da diversi anni si hanno processi politici attraverso i media, a completamento di un desiderio o di una profezia fascista che annullava la contesa politica con la violenza, e oggi si può raggiungere lo stesso obiettivo ma con mezzi diversi. Oggi si consuma un’altra forma di violenza: l’insulto, lo sfottò, la denigrazione e la calunnia contro i politici scomodi.

La dittatura fascista fu introdotta dalla monarchia italiana e agiva in maniera indisturbata senza alcuna possibilità di contraddittorio. In maniera del tutto analoga l’Unione europea si è appropriata di sovranità attribuitagli dai Governi nazionali, ma durante questo decennio di recessione sembra che essa agisca proprio come i fascisti contro l’interesse e la felicità dei popoli, resi più poveri e più fragili dal capitalismo e dall’autoritarismo europeo.

Alla luce di queste osservazioni è “strano” che in Italia riemergano movimenti politici fascisti che millantano un’opposizione al regime europeo dato che fu proprio il nazi-fascismo ad alimentare le disuguaglianze sociali, oltre alle inutili e sanguinose guerre che tutti ricordano. L’altra anomalia culturale italiana è che non esistono più comunisti che si oppongono alle disuguaglianze, ormai i partiti sono tutti liberali e neoliberali. Poiché gli italiani sono sempre più fragili economicamente non sorprende osservare i movimenti estremisti occupare spazi sociali, ma sorprende l’inerzia dei Governi che li favorisce lasciandoli liberi nel gestire i disagi e speculare sulle disgrazie altrui. E’ altrettanto noto che Hitler e Mussolini costruirono il proprio consenso sfruttando la recessione economica e millantando prosperità per tutti. Poiché tali fenomeni non sono nuovi, osservando la conduzione del potere in Italia, i partitini neofascisti dovrebbero esseri fieri dei Governi neoliberali, anziché contestarli con osservazioni palesemente socialiste. Probabilmente queste contraddizioni sono possibili poiché viviamo nell’epoca della decadenza, e dove i mediocri sono classe dirigente. Oggi insistono almeno due fattori che alimentano partiti anacronistici: il primo è l’ignoranza funzionale delle masse, e il secondo è il capitalismo neoliberale poiché aumenta le diseguaglianze che servono ai partiti di destra come elemento sociale trainante dei ceti più fragili e meno abbienti. Le disuguaglianze innescano frustrazioni, rabbia e invidia sociale e questi sentimenti sono strumentalizzati per togliere o creare consenso politico. Il maggior consenso si realizza, in particolare nelle grandi città come Roma, Napoli e Milano ove esistono gravi problemi sociali e di degrado delle periferie, e in generale nel meridione col tasso di disoccupazione più alto. Questo clima di incertezza e fragilità economica è il fiume che alimenta frustrazioni che spesso si traducono in odio e proteste. Nei territori della marginalità, i problemi e le emozioni negative guidano le scelte degli italiani. Le politiche neoliberali, attraverso i famigerati tagli, hanno ridotto la presenza dello Stato sociale, e questo spazio è stato occupato dagli speculatori politici e dalla criminalità. Nei territori marginali restano i problemi: il disagio e l’esclusione sociale. Taluni partiti hanno capito che, in determinati contesti, possono lucrare consensi elettorali e fomentare l’odio razziale. E’ altrettanto evidente che dove c’è cultura di base, lavoro e Stato sociale tali speculazioni politiche non possono esistere.

L’aspetto più grottesco di noi italiani è che, insieme ai greci, siamo fra i più colpiti dalla recessione, e nel nostro Paese dovrebbe nascere il più grande partito socialista a trazione bioeconomica per programmare l’uscita dal capitalismo, ma siamo fra i più inutili in assoluto, poiché abbiamo gettato la nostra frustrazione o nel populismo, o nell’astensionismo. In altri paesi si parla apertamente di crisi del capitalismo, e persino negli USA sono più avanti di noi su questa consapevolezza, mentre qui non sappiamo neanche cosa sia perché ignoriamo Marx.

creative-commons

 

 

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Fonte immagine Openpolis, Piove sempre sul bagnato, mini dossier, apr 2015.

 

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