Ottimismo?!


Nel contesto sociale decadente in cui viviamo, è d’obbligo essere ottimisti se intendiamo alzarci al mattino e vivere in maniera serena. Detto ciò non dobbiamo cadere nelle facili illusioni o farci abbindolare dagli imbonitori. Possiamo contrastare le illusioni ingannevoli solo con una coscienza sveglia e con la curiosità da saziare con la cultura. La recessione che stiamo subendo grazie all’inconsistenza di una classe dirigente e la nostra ignoranza funzionale ha reso le comunità meridionali ancora più fragili. Buona parte del Nord Italia non si è neanche accorta della recessione, e continua a trarre vantaggi economici e sociali dalla disparità geografica, costruita a partire dalla guerra di annessione. La maggior parte delle agglomerazioni industriali sono allocate al Nord – è una volontà politica storica – e le merci sono acquistate dal Sud. Il numero di famiglie fragili è decisamente aumentato nel mezzogiorno, ed è aumentato il numero di famiglie in povertà relativa che corrono il rischio di ricadere nella soglia di povertà assoluta individuata dall’ISTAT. Di fronte a questa catastrofe sociale i nostri Governi non hanno fatto assolutamente niente, così come le classi dirigenti locali. L’aspetto più drammatico è che non esiste un soggetto politico autorevole, libero, e capace di immaginare un piano industriale per uscire dalla recessione, per stimolare e creare occasioni di lavoro aggiustando i danni causati dal capitalismo. Al dramma culturale e politico si aggiunge quello delle associazioni di impresa, poiché neanche Confindustria ha la capacità di promuovere una politica industriale nazionale visto che sfrutta la delocalizzazione neoliberale. Le ragioni dovrebbero essere ovvie, osservando gli interessi economici delle imprese, esse accumulano capitali riducendo i costi (salari e tasse) e suggerendo le scelte a Parlamenti e Governi, che adottano leggi e regole neoliberali sulle zone economiche speciali e sull’immorale mondo off-shore per non pagare le tasse. Quando si fa una scelta di campo molto precisa, come ha fatto la classe dirigente occidentale a favore della religione capitalista, allora si cancellano anche le identità dei popoli, e l’agire degli individui si orienta all’avidità, lasciando spazio al nichilismo che inebria le persone trasformandole in individui, in merce.

Quando un popolo smarrisce se stesso delega la conduzione delle istituzioni a individui altrettanto nichilisti e corrotti. Le istituzioni politiche esprimono i capricci dello spirito del tempo: il capitalismo, che oggi orienta le scelte globali di tutto il pianeta. Il fatto che la maggioranza della popolazione mondiale sia povera e che viva in condizioni di degrado e disagio, è solo la conseguenza della religione capitalista che si nutre del sottosviluppo di alcune comunità da sfruttare (risorse, aree periferiche).

Da sempre le tecnologie hanno modificato la società e l’uso delle risorse. Il vero paradosso è che la nostra società millanta di essere democratica quando nella realtà è divenuta neofeudale, ove i rapporti sono prevalentemente neomercantili e di vassallaggio, innescando un aumento immorale di diseguaglianze sociali ed economiche. La contraddizione è che di fronte a una società feudale, i cittadini potrebbero utilizzare le tecnologie per ribaltare lo status quo ma non lo fanno. La struttura sociale gerarchica neofeudale è evidente: l’élite finanziaria (banchieri, manager e taluni imprenditori) accumula ingenti capitali senza lavorare e sfruttando la schiavitù, mentre usurpa le risorse limitate del pianeta. Osservando l’aumento della concentrazione della popolazione nelle aree urbane e valutando le tecnologie a disposizione, le comunità potrebbero ridurre e persino annullare la dipendenza dal sistema globale neoliberale orientato dall’élite degenerata, ma non lo fanno. Ignoranza funzionale delle masse e l’assenza di una coscienza di classe sono due fattori che favoriscono lo status quo, e per invertire la tendenza decadente sono necessarie risorse umane e culturali specializzate ma sostenute economicamente. Per favorire la nascita di una società più civile, ci vogliono due condizioni: un sostegno economico costante nel tempo e un gruppo di cittadini preparati, cioè culturalmente formati e capaci di aggregare talenti, per favorire un cambiamento virtuoso nel proprio ambito locale. E’ difficile che si trovino queste due condizioni insieme, poiché spesso mancano stimoli e interessi sinceramente democratici, che favoriscono i meritevoli e capaci. La politica richiede virtù come altruismo, impegno e sacrificio costanti nel tempo, mentre una società individualità e nichilista non è capace di ripristinare la democrazia. La speranza è che le persone risveglino una coscienza umana per investire risorse nel dialogo democratico finalizzato a cambiare la società attuale.

Da alcuni decenni i robot, sostituendo l’uomo, costituiscono le fasi di trasformazione, assemblaggio e produzione delle merci. Oggi l’evoluzione robotica e l’intelligenza artificiale consentono ai manager delle multinazionali di controllare i sistemi produttivi e sostituire l’uomo in ogni attività lavorativa (eliminando altri costi come i salari) non solo manuale, ma anche intellettuale. Stiamo vivendo l’epoca ove la tecnica avvia il processo di sostituzione dell’uomo in ogni attività, e di fronte a ciò non esiste un soggetto politico che si ponga dubbi, limiti e cambiamenti per favorire lo sviluppo umano risolvendo le disuguaglianze crescenti anziché inseguire l’avidità dell’élite degenerata. Probabilmente ancora non ce ne siamo accorti ma col trascorre del tempo e con l’aumento dell’astensione durante le gare elettorali, le istituzioni politiche hanno perso il loro significato democratico rappresentativo, sia nella forma e sia nella sostanza, in quanto le decisioni sono spesso a sostegno del capitale e non della felicità dell’essere umano. Il capitalismo ha già eliminato la democrazia, ma fingiamo che non sia vero cadendo in una società illusoria, una finzione. Di fatto l’innovazione tecnologica e la religione capitalista, entrambe invenzione dell’uomo, hanno cancellato la politica e l’umanità stessa. Sembra che i presagi dei romanzi di Isaac Asimov e dei film come Terminator e Matrix, ove le macchine controllano l’umanità, rappresentino il presente di oggi. Ciò è riscontrabile persino nel mondo finanziario visto che gli algoritmi matematici orientano le sorti delle borse telematiche, e le loro scelte condizionano le sorti dei popoli, a vantaggio delle scommesse e dei giocatori.

Tutto ciò, ovviamente, non ha alcun senso visto che la vita sul nostro Pianeta è determinata dalla fotosintesi clorofilliana e dall’uso delle risorse, ma nonostante questa osservazione banale, la nostra classe dirigente esegue ordini dalla religione capitalista, convinta che non esista un piano ideologico migliore. E’ una credenza espressione di opportunismo e convenienza, poiché nello status quo c’è chi ha potere e sta meglio rispetto agli altri, che sono sfruttati e tenuti in ignoranza e povertà.

I media nostrani si limitano a riportare le idiozie rilasciate dalla classe dirigente decadente, ma dovrebbero discutere di fine e uscita dal capitalismo per programmare la prosperità per tutti i popoli. Per uscire dall’epoca della stupidità è necessario stimolare la saggezza ma soprattutto risvegliare la coscienza umana per tornare a essere liberi di creare bellezza e armonia, e fermare il nostro declino.

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