Stati “uniti”?


Report, il 27 novembre 2017, dedica una puntata sul tema dell’Unione europea. Nella prima parte, Giorgio Mottola mostra gli sprechi dell’Unione europea (lo spreco delle tre sedi e il bilancio fuori controllo), poi Paolo Mondani racconta come gli interessi dei tedeschi prevalgono su quelli altrui (la non ridistribuzione del surplus commerciale in violazione delle regole europee, e la corruzione aggravata in Mercedes), mentre nella seconda parte di Michele Buono mostra una visione utopica di come potrebbe essere l’Unione. Il famigerato surplus tedesco è generato a danno degli altri Paesi: “le merci tedesche vendono di più grazie ai nostri bassi salari e a una valuta debolefu la Germania a volere l’Italia nell’euro nonostante che non avesse i conti a posto per indebolire la moneta e consentire alle proprie esportazioni di volare” (Heiner Flassbeck, ex viceministro finanze Germania). La simulazione proposta da Buono si può condividere o meno, a seconda delle proprie idee politiche, ma trovo poco credibile una narrazione buonista di un’Unione fatta sul modello federale americano, lasciando intendere che i problemi dell’attuale UE siano solo il frutto di un errore quando la storia è molto diversa. Sul pianeta del capitalismo neoliberale credo sia un errore di ingenuità raccontare che se ci fossero gli Stati Uniti d’Europa staremmo tutti meglio, perché? Perché le disuguaglianze non dipendono dal sistema istituzionale ma dalla religione capitalista che ha creato una “società” a sua immagine. Negli USA, preso come modello, le disuguaglianze sociali ed economiche ci sono sempre state, e oggi sono in aumento, nonostante essi abbiano un sistema politico più efficiente rispetto all’instabilità del capitalismo. La società americana è fra le più controverse e contraddittorie al mondo, hanno una corruzione endemica poiché i partiti sono finanziati dai privati, usano una parte importante del proprio budget promuovendo guerre nel mondo, e infine gli americani non hanno il diritto alla salute come in Italia. Prima di tutto, la storia è dietro di noi e non si cancella, l’Europa è stata occupata militarmente dagli USA e il progetto politico degli Stati Uniti d’Europa fu un’idea del patto atlantico per allargare la NATO e fronteggiare il comunismo. Oggi che tutto il mondo è capitalista, il ruolo dell’UE è cambiato trasformandosi in un’area geografica neoliberale per favorire l’interesse delle imprese private. E’ un errore dimenticare la storia lasciando intendere che sia stato un percorso di auto determinazione dei popoli europei, poiché è vero il contrario. Infine, questa UE è stata progettata proprio così come la vediamo, i politici europei accettarono di creare aree geografiche “centrali” e “periferiche” con lo scopo di far pagare il costo dell’Unione a determinati territori rispetto ad altri. Le disuguaglianze economiche che oggi osserviamo non sono state un errore di calcolo politico ma un percorso molto lungo, e ampiamente concertato durante gli anni.

La narrazione di Report entra nel dibattito politico a sostegno del progetto europeo con una visione capitalista, omettendo il fatto che sul nostro pianeta è proprio la religione capitalista occidentale a creare disuguaglianze sociali, economiche e distruzione degli ecosistemi naturali. E’ noto che il capitalismo crea sottosviluppo, e oggi i sacerdoti di questa religione sostengono se stessi, i propri interessi e lo fanno tenendo in schiavitù più della metà della popolazione mondiale, mentre un’élite degenerata dell’1% orienta le politiche globali e controlla buona parte della ricchezza. Un’altra enorme contraddizione che dipende dalle nostre istituzioni politiche è questa: l’Italia è il secondo finanziatore netto dell’UE ma non utilizza i fondi europei, tant’è che è l’ultimo Paese per uso dei fondi europei.

Nel 2015, Yann Arthus-Bertrand realizza il documentario più straordinario mai realizzato prima sulla specie umana, Human, intervistando persone di tutto il mondo. Il documentario è diviso in tre parti, e mostra con naturale immediatezza problemi e virtù di noi esseri umani, rinchiusi e schiacciati dalla religione capitalista che diffonde infelicità, violenza e distruzione, mentre noi umani necessitiamo di amore e conoscenza per vivere in armonia col pianeta e noi stessi. Nel 2009 Arthus-Bertrand realizzò Home mostrando con grande efficacia la distruzione del pianeta ad opera delle multinazionali che per mero profitto usurpano i beni comuni.

Se da un lato Report realizza inchieste interessanti, dall’altro le analisi e le soluzioni siedono ancora sul piano ideologico sbagliato di un’epoca decadente e fuorviante, mentre la narrazione di Arthus-Bertrand, pur non suggerendo soluzioni dirette, mostra con estrema profondità e precisione quali sono i nostri problemi, e quindi indirettamente lascia intuire che la soluzione è nell’uscita dal capitalismo, se vogliamo cominciare a vivere come esseri umani.

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3 pensieri riguardo “Stati “uniti”?”

  1. […] Sul pianeta del capitalismo neoliberale credo sia un errore di ingenuità raccontare che se ci fossero gli Stati Uniti d’Europa staremmo tutti meglio, perché? Perché le disuguaglianze non dipendono dal sistema istituzionale ma dalla religione capitalista che ha creato una “società” a sua immagine. […]

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