Oltre i miserabili


universo

Uno degli aspetti più controversi della nostra specie, molto probabilmente, risiede nel nostro cervello e nella coscienza (o anima), poiché è li che si annida lo sviluppo umano o la schiavitù (stupidità), ed è li che possiamo distinguerci fra esseri umani o individui ignobili. Nella nostra epoca sappiamo quasi tutto sulla nostra esistenza, e nonostante ciò continuiamo a perder tempo sottostando alla stupida e ignobile religione capitalista. La nostra struttura sociale e istituzionale è condizionata e determinata dalla maggioranza di individui mediocri, che attraverso scelte psico programmate dall’élite degenerata, favorisce lo status quo e il profilarsi delle peggiori condizioni di vita per tutti i popoli.

In una società regredita come la nostra, ove tutto è merce, tutto è mercato, e quindi ogni cosa si misura in denaro, accade che le condizioni miserabili cui siamo costretti a subire, risiedono nelle nostre incapacità di assumere il controllo della nostra esistenza, e ciò produce frustrazioni.

Nell’Ottocento si sviluppò un’efficace critica al sistema economico, e socialisti e comunisti suggerivano l’appropriazione dei mezzi di produzione del sistema capitalista al fine di girare i profitti alle masse o allo Stato, anziché alla borghesia privata. Prima di tutto era necessario costruire la cosiddetta coscienza di classe, e a questo ci pensò Karl Marx pubblicando nel 1859 Per la critica dell’economia politica, cioè il Capitale. Oggi, in questo nuovo secolo e millennio ove ha prevalso l’ideologia neoliberista, accade che gli ultimi, ancora schiavi come nell’Ottocento, non sembrano essere in grado di sviluppare una propria coscienza di classe. Come nei secoli scorsi le disuguaglianze esistono e la famosa lotta di classe è stata vinta dai ricchi, che accumulano capitale con maggiore facilità rispetto al passato. La classe borghese capitalista possiede maggiori strumenti di controllo e sfruttamento della risorse finite del pianeta e della società, si va dalla pubblicità (la propaganda) all’informatica, fino alla robotica. Le disuguaglianze sociali, di reddito e di riconoscimento hanno una prerogativa geopolitica territoriale molto chiara. Paesi “centrali” che possono accumulare capitali, mentre altri territori diventano “semiperiferie” e “periferie”, dove crescono povertà, degrado e marginalità.

Determinate tecnologie sull’energia, che la borghesia controlla, possono essere utilizzate anche dalle masse al fine di auto produrre ciò di cui si ha bisogno. A parte alcuni progetti interessanti, e buone pratiche, le comunità non si sono appropriate ancora di tali mezzi per favorire insediamenti umani auto sufficienti, liberi dal cappio del sistema globale neoliberale. Secondo lo scrivente le ragioni di questa mancata evoluzione risiedono nell’ignoranza funzionale delle masse, prima di tutto, e poi nell’egoismo degli individui psico programmati e abituati all’individualismo che ha distrutto il senso di comunità e la civiltà della res pubblica.

Al contrario, cittadini consapevoli delle opportunità offerte da un nuovo paradigma culturale, ad esempio come quello bioeconomico, possono liberamente organizzarsi in maniera collettiva e costruire il proprio insediamento rigenerando l’esistente, sia partendo dalla riduzione del rischio sismico (e idrogeologico) e sia dall’auto sufficienza energetica, e realizzando persino servizi mancanti nel proprio quartiere. E’ l’approccio culturale bioeconomico che ci consente di uscire dalla miseria pianificata dalla religione capitalista, poiché ci mostra come utilizzare le leggi della natura senza distruggere gli ecosistemi e noi stessi.

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