La rivoluzione possibile


rigenerazione-urbana-bioeconomica

L’Ottocento è il secolo ove si sono sviluppati i modelli culturali e industriali della modernità e quest’epoca è ancora in corso d’opera nonostante la si possa superare facilmente grazie all’evoluzione della società, percorrendo la strada bioeconomica. Mentre il capitalismo si manifestava per ciò che è realmente: avidità di pochi contro i popoli, disuguaglianze sociali ed economiche, e distruzione della natura; si sviluppavano anche idee per stimolare la nascita di modelli sociali più virtuosi e civilmente responsabili. Grazie all’immensa opera di Marx che spiegava in maniera dettagliata l’inciviltà del capitalismo, molti pensatori riuscirono ad attrarre investimenti e progetti per sperimentare modelli alternativi. Fra l’Ottocento e inizio Novecento vi furono molti esempi concreti, ma dopo la seconda guerra mondiale tutto l’Occidente fu velocemente colonizzato dal pensiero dominante neoliberale, attuando un capitalismo di rapina simile alla società feudale caratterizzata dalla divisione di classe non più in base al lignaggio familiare, ma in base all’accumulo di capitale. Una borghesia di oligarchi capitalisti controlla il pianeta. La vittoria più straordinaria ottenuta da questa classe dirigente degenerata è far credere ai popoli che il capitalismo sia l’unica ideologia possibile. Ciò è avverabile grazie all’ignoranza funzionale delle masse.

All’inizio di questo millennio, dove ormai la tecnologia a disposizione della specie umana è a dir poco fantascientifica, le comunità che corrispondono alle aree urbane estese possono programmare e finanziarie sistemi sociali, alimentari ed energetici ispirati ai modelli degli utopisti dell’Ottocento, e cioè sistemi anarco comunisti ove i cittadini possono gestire le risorse fondamentali del territorio in maniera razionale. Si tratta di applicare il principio di democrazia economica previsto dalla Costituzione, e in termini culturali significa applicare il socialismo e consentire ai cittadini di appropriarsi degli strumenti del capitale per ridistribuire ricchezza. Se fino ad oggi, i cittadini non sono ancora diventati proprietari e gestori, insieme allo Stato, delle proprie infrastrutture locali, è perché le forze politiche, abbracciando il liberalismo, hanno preferito affidare tali infrastrutture alla borghesia liberista, cioè a una ristretta élite per concentrare la ricchezza nelle mani dei pochi anziché distribuirla ai molti.

Questo approccio politico libertario (comunista) è il terrore dell’élite degenerata che oggi è ampiamente rappresentata in tutte le istituzioni politiche, dall’Unione europea, passando per i Governi di tutti i Paesi aderenti all’euro zona, fino a tutti gli Enti locali, Regioni, Province e Comuni. Se i cittadini fossero consapevoli delle possibilità concrete, grazie alle tecnologie di oggi, nel diventare produttori e consumatori di energia e soprattutto gestori del territorio, allora si potrebbe realizzare la più grande rivoluzione politica mai vista in Occidente, poiché molti livelli istituzionali perderebbero il proprio peso politico e mediatico. E’ facile osservare che nessun partito politico parla di questa possibilità perché toglie potere ai livelli istituzionali centralizzati come i Comuni, Provincie, Regioni e Parlamento, UE, per dare potere e controllo a sistemi istituzionali che si integrano a forme di democrazia partecipativa e diretta, cioè modelli simili ai Cantoni svizzeri ove il peso della sovranità popolare è maggiore, ed è più garantito.

Realizzando un cambio di scala, oggi le aree urbane estese possono essere amministrate da un unico organo territoriale rappresentativo che può adottare un piano bioeconomico territorializzando funzioni e attività per stimolare una rigenerazione capace di creare nuova e utile occupazione. Si tratta di approcci e modelli che restituiscono autonomia e sovranità alle comunità locali poiché si riduce la dipendenza economica dal sistema globale neoliberale. Si tratta di superare il modello culturale neoliberista per entrare in un piano culturale capace di valorizzare i territori partendo dalle risorse esistenti. L’obiettivo non è più la competitività ma la realizzazione dello sviluppo umano in armonia con la natura. Questo percorso si avvia analizzando il territorio, le proprie peculiarità, la storia, l’identità, con l’approccio della scuola territorialista che suggerisce la bioregione urbana e ponendosi l’obiettivo di abbattere le disuguaglianze economiche, sociali e di riconoscimento. In sostanza nei territori ove c’è la disoccupazione è necessario avviare, per tutti indipendente dall’età, percorsi formativi suggerendo la rigenerazione dei territori che abbisognano di numerose professionalità, dalle più umili alle più qualificate, dall’agricoltura naturale alla progettazione, con l’impiego delle migliori tecnologie sostenibili.

L’attuale sistema politico è concretizzato in un modello gerarchico capitalista, ove la concentrazione di capitale nelle mani di pochi ricatta popoli e Governi, si tratta di una gerarchia feudale poiché le relazioni coincidono col vassallaggio. Il modello opposto è una rete democratica dove non esiste la produzione di massa di merci inutili, e lo scambio è basato sulla reciprocità e non sull’accumulo.

sistemi locali principali realtà urbane e città medie
Sistemi locali, ISTAT.
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10 pensieri riguardo “La rivoluzione possibile”

  1. Ciao Peppe, non ho approfondito il tuo pensiero, però volevo segnalare che un’idea analoga l’avevano Olivetti (si può leggere “Il cammino delle comunità” per avere un’introduzione alla sua idea), Capitini con i suoi Centri di Orientamento Sociale, e Gandhi, con l’idea di Swadeshi. Tutti non violenti, tutti illuminati. Non fa specie che questa idea sia poco apprezzata dal potere 🙂

    Ci manca solo di organizzarci per realizzarla 🙂

  2. Ciao guaspito (vero nome?), grazie per il tuo intervento; è vero ciò che scrivi, sono d’accordo. Il “mio” pensiero è ampiamente divulgato in altri miei interventi, puoi anche cliccare sul link inserito nel pezzo per osservare le fonti citate e i progetti realizzati. Olivetti si ispirò proprio agli utopisti socialisti per sostenere alcune idee urbanistiche e progetti di comunità, lo stesso fece Gandhi in opposizione alla colonizzazione degli inglesi.

    1. Grazie, ho letto! Mi chiamo Christian (di Verona).
      Tu ti concentri sulle soluzioni urbane… a me interessa di più il discorso rurale, vivendo in campagna. Credo che la prospettiva bioeconomica sia essenziale per riordinare razionalmente l’economia, ma come ingegnere vorrei capire se sono stati sviluppati metodi per applicarla su un territorio, magari in maniera “popolare”, cioè senza dover passare necessariamente dalle istituzioni comunali. L’idea sarebbe di costruire nuovi organi autonomi, più “intelligenti” e resistenti alle ingerenze della politica tradizionale e del mercato, un po’ come dice Olivetti.
      Una suggestione interessante è quella dei centri amministrativi nelle società matriarcali, che operano una gestione non violenta, ma funzionale, del territorio… cioè centri che non siano solo di amministrazione, ma anche di formazione/orientamento sociale.
      http://freeetiology.blogspot.it/2015/07/centri-amministrativi-gilanici.html

      1. Ciao Christian, si io mi concentro sulle soluzioni urbane ma non trascuro la rilevanza della campagna poiché le città dipendono da quest’ultima. La prospettiva bioeconomica in ambito territoriale è ampiamente sviluppata dalla scuola territorialista, che ha trovato scuola e progettualità a Firenze, ed è stata coordinata da Alberto Magnaghi. In Italia ci sono due Regioni che hanno adottato piani paesaggistici territorialisti, e sono la Toscana e la Puglia. L’approccio di questa scuola applica la gestione territoriale bioeconomica, ed ovviamente ci sono molte resistenze poiché i piani paesaggistici ribaltano la vecchia visione capitalista che vede il territorio come merce e mezzo da sfruttare per il mero profitto. Come vedi, questo esempio non esclude le istituzioni. Esistono altri esempi e modelli per le aree rurali che possono interessarti, ma non escludono i Comuni, cioè l’istituzione. Si tratta del famoso approccio cooperativo. La Lega coop divulga il progetto cooperative di comunità che operano anche in ambito rurale. Si tratta di progetti e iniziative private che possono essere presentati agli Enti locali, ed anche in questo caso le istituzioni non sono escluse.

  3. ci stiamo organizzando ;-)))

    http://movimento5stelle.it/programma/energia.html

    La rivoluzione passa obbligatoriamente per l’energia. Come si usa, quanta se ne usa, come si produce e chi la produce. Passare da un sistema quello attuale centralizzato ad uno diffuso e democratico …. Le èlite che oggi controllano l’energia e di conseguenza la politica (i partiti) e la società non vogliono mollare l’osso, sta a noi organizzarci e farglielo mollare …. per forza!!
    “Non serve una centrale da un MegaWatt, ma un milione di cittadini che producano un Watt “

    1. Ciao Marco, questo è un diario personale. Preferisco commenti/critiche personali sui temi che condivido. La propaganda politica non è gradita, grazie.

      1. Ciao Beppe,
        mi dispiace di questa tua risposta, confondere una proposta politica, che, secondo me, è molto vicina ai temi proposti nel tuo post, con la propaganda politica è, secondo me, e scusami se te lo dico, ma sento di dirtelo perchè hai la mia stima e condivido molto le tue riflessioni, un atteggiamento nichilista.
        Lo stesso che tu giustamente a più riprese citi come uno dei mali più rilevanti della nostra società. Perchè se etichettiamo tutto come propaganda politica allora si può benissimo dire che anche i tuoi post sono di propaganda politica magari al comunismo e/o alla sinistra, anche se devo dire in tutta sincerità che alcune volte le tue riflessioni le trovo un pò troppo ideologizzate, ma, secondo me, ci sta è nelle cose e non per questo li trovo meno interessanti o non li leggo perchè è propaganda!!
        Forse il modo in cui ho postato il mio commento ha dato adito a fraintendimenti, ma tu hai chiesto di organizzarci, noi stiamo cercando di farlo, con tutti i limiti e gli errori del caso e quindi mi è sembrato logico segnalarlo.
        Mi aspettavo da te, persona che stimo e condivido gran parte delle riflessioni, una risposta nel merito e magari critiche e/o consigli a quello che avevo linkato. Anch’io non condivido al 100% il documento, per esempio il quesito sull’uso dei terreni marginali al quale io ho votato di no, ma secondo me, è un buon inizio per provare a cominciare a rivoltare la società.
        Leggo e condivido con estremo interesse il tuo blog e lo trovo fonte di ispirazione e riflessione.
        Mi definisco un “aspirante decrescente”, in quanto in questi tempi e vivendo in una grande città è difficile se non impossibile praticarla in toto (mi sono autoridotto la mia propensione al consumo riducendo al minimo possibile il tempo dedicato al lavoro inteso come Labor (fatica, sfinimento ecc) e progetto di liberarmene presto, ho spento la tv, ho ridotto gli sprechi e il superfluo, giro in bicicletta, autoproduco, ecc ecc)
        Mia moglie, anche lei “aspirante decrescente”, è impegnata nelle istituzioni ed è al suo secondo mandato, alla fine di questo non sarà più candidabile (e non si (ri)candiderà ;-))) e lascerà il testimone a qualche altro essere umano che vorrà partecipare al progetto. Sta dedicando gran parte del suo tempo all’incarico che si è assunto e ti assicuro non sta facendo in nessun modo “propaganda” ma sta mettendo la sua professionalità, capacità e tempo a disposizione della collettività e al servizio del bene comune per migliorare la vita di tutta la nostra comunità.
        Anche a noi tante volte viene qualche rigurgito di nichilismo e pensiamo … ma chi ce lo fa fare … lasciamo stare …. ma poi accade sempre qualcosa di positivo che ci fa dire NON MOLLIAMO …. ANDIAMO AVANTI!!
        Secondo me proprio chi oggi gestisce il potere fa si che il sistema diventi agli occhi delle persone, usando il “mainsteam” con notizie di corruzione, concussione, malaffare, ruberie, assasinii, violenze, ecc, sempre più schifoso in modo da suscitare nichilismo e cinismo questo per abbattere e allontanare sempre più le persone dalla partecipazione. Non cadiamo anche noi in questo circolo vizioso.
        Con affetto e stima
        Marco Sparaco

        p.s. non è mia intenzione fare polemica, cercare di convincere qualcuno, dare lezioni di vita, ma penso che le parole vanno usate per quello che sono e che significano nel loro profondo significato e soprattutto bene!!

      2. Ciao Marco, grazie per il tuo racconto personale. Non prendere male il mio commento perché non è stato personale. La stima è reciproca, tu poi militare e votare per chi desideri, avrei fatto lo stesso commento per chiunque altro mi avesse linkato a un altro partito in quel modo: tu hai scritto “ci stiamo organizzando” con un collegamento al programma del M5S. Intervenire in quel modo è propaganda! Senza il link diretto sarebbe stato diverso; sarebbe apparso come il commento di un militante di partito, una testimonianza ma senza fare pubblicità al proprio partito. Nel merito del tuo commento mentre voi del M5S vi state organizzando, sul tema dell’energia, credo tu sappia che ci sono alcune realtà locali che sono esempi di auto produzione, e non sono amministrazioni governate dal tuo partito, ad esempio Torraca (SA), la prima city led al mondo. Dunque mentre voi pensate di organizzarvi, intorno a noi esiste la realtà, ed è diversa dalla narrazione dei partiti, molto diversa. Quello che hai scritto adesso è ciò che cerco: dialogo, confronto di esperienze. A me interessa il confronto sul focus del post, e il tema accennato anche se breve, invece è molto ampio, poiché riguarda l’organizzazione territoriale, amministrativa, urbanistica delle città e dei territori … ed è mio convincimento (magari mi sbaglio) che nessun partito odierno presente nel Parlamento sia in grado di offrire un’evoluzione seria ed efficace. Se leggi altri miei interventi del diario troverai ampie spiegazione su questa mia opinione. Spero di aver chiarito le ragioni del mio intervento precedente e in bocca al lupo per ciò che fate, con stima e affetto reciproco Peppe 😉

        p.s. credo di conoscere abbastanza il partito in cui militi, poiché ho frequentato l’ambiente prima che questo nascesse, e so che ci sono molte brave persone in buona fede che vogliono dare il proprio contributo alla società e per questo hanno il mio rispetto e la stima. Queste persone le ho trovate anche in altri partiti. Sul M5S, ho le prove e l’esperienza per dirti che il vostro è frequentato anche da persone non perbene che emergono facilmente utilizzando condotte immorali, e non dovrebbero sedere nelle istituzioni. Ho la certezza che la “vostra” organizzazione non coltiva né il merito e né i talenti. Detto ciò, non te la prendere, anzi auspico che tu continui il tuo impegno.

  4. Ringraziando Christian e Marco per gli interventi, volevo porgere l’attenzione dei lettori su due concetti politici culturali nel merito del mio post: «grazie all’immensa opera di Marx che spiegava in maniera dettagliata l’inciviltà del capitalismo, molti pensatori riuscirono ad attrarre investimenti e progetti per sperimentare modelli alternativi. […] Il modello opposto è una rete democratica dove non esiste la produzione di massa di merci inutili, e lo scambio è basato sulla reciprocità e non sull’accumulo». Ricordando che il nostro Paese non è mai stato socialista/comunista; e che quando l’industrialismo si è sviluppato (Ottocento e Novecento) il nostro sistema istituzionale è stato monarchico liberale, poi abbiamo avuto il regime fascista, e dopo la Repubblica che ha preteso di coniugare istanze liberali e sociali (insieme), detto ciò; faccio osservare che il modello che accenno non si è mai diffuso e radicato in Italia poiché nasce da un pensiero politico che è sempre stato minoritario nel nostro Paese, e quando ha avuto applicazioni concrete come la prima Garden City di Milanino, poi è stato scartato, e osteggiato sia per pregiudizi politici ma soprattutto perché indirizzava le rendite verso il bene comune e non nelle tasche della borghesia. A mio modesto parere l’ignoranza degli italiani e il pregiudizio politico nei confronti del socialismo reale, rappresentano gli ostacoli più forti affinché anche nel Paese si possano vedere cambiamenti che aiutano l’evoluzione delle nostre comunità. Per capire seriamente i problemi della nostra società, le opere di Marx, Engels, Weber sono indispensabili, senza di esse non si capisce perché l’Occidente è in crisi. Fatto ciò dobbiamo integrare la nostra cultura con Gorz, Georgescu-Roegen, Illich. Nel concreto, non ci mancano né i progetti e né le tecnologie da impiegare, manca una volontà collettiva che si può manifestare sia attraverso l’iniziativa privata sfruttando lo strumento cooperativo, e sia adottando piano regolatori generali bioeconomici (iniziativa delle istituzioni politiche). Il mio diario è ricco di analisi e spunti in tal senso. Seguendo i tag “agenda urbana” e “rigenerazione urbana” potete leggere altre riflessioni. Grazie per la vostra attenzione.

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