Inciviltà e scandalo urbanistico


scandalo urbanisticoSono trascorsi molti anni quando si consumò il più grande scandalo urbanistico italiano. Nel corso dei decenni, il tema è stato rimosso dal dibattito pubblico contribuendo a far perdere consapevolezza di un argomento politico fondamentale per il capitalismo italiano, poiché il regime giuridico dei suoli condiziona la vita delle persone mostrando il conflitto fra l’interesse generale dello Stato e l’avidità dei privati che sfruttano la rendita. Quando negli anni ’60 si scelse di cancellare la proposta di riforma urbanistica sul regime dei suoli, di fatto, l’Italia divenne il paese più liberista d’Europa. Si abdicò l’interesse generale favorendo l’interesse dei proprietari privati che hanno saputo condizionare la pianificazione assecondando i propri capricci, e incassare l’accumulazione del capitale senza lavorare (plusvalore fondiario). La conseguenza di questa scelta politica scellerata è sotto gli occhi di tutti: urbanistica contrattata, rinuncia alla pianificazione e consumo del suolo agricolo, speculazioni edilizie. Tutto ciò ha alimentato l’inquietudine urbana, i processi di gentrificazione con le gated community, e i danni ambientali irreversibili. Le conseguenze di questa inciviltà sono evidenti: il crimine dell’abusivismo edilizio favorito dai Comuni che non controllano, i danni ambientali, morti, rischio sismico e idrogeologico.

Dal secondo dopo guerra in poi, il partito comunista fu il soggetto politico scelto dai pianificatori per introdurre una riforma sul regime dei suoli, e fra il 1962 e il 1963 la proposta di Fiorentino Sullo (democristiano) fu scarta e neanche discussa. Anche il PCI ripiegò su stesso, e non seppe sostenere una riforma degna di questo nome. Il nostro Paese aprì le porte al liberalismo con conseguenze sociali, economiche e ambientali disastrose. Sui rischi speculativi della ricostruzione post-bellica circa il meccanismo della rendita, ecco il monito inascoltato di Giuseppe De Finetti (1892-1952): «a lasciar libero il mercato delle aree sarebbe il male di tutti, non appena la città tendesse a risollevarsi, a rifiorire. L’energia ricostruttiva, quella che va detta e sentita come energia vitale, sarebbe captata, assorbita per troppa parte dai proprietari fondiari che, si noti, non sono essi i determinanti della rinascita. Non fu abbastanza detto fin qui che i costruttori, coloro che speculano, che arricchiscono, che osano costruire le case, non devono essere taglieggiati da chi non rischia e non osa, ma specula attendendo: il proprietario del suolo urbano».

Oggi non esiste alcun partito interessato a riprendere il tema del regime dei suoli, nonostante questo tema sia una priorità. Ciò assume aspetti ambientali e politici drammatici, poiché la realtà territoriale e urbana mostra evidenti segnali di degrado che necessitano interventi di rigenerazione e manutenzione, per arrestare le speculazioni adottate da ignobili Consiglieri comunali, totalmente incapaci di interpretare un piano urbanistico e di applicare la Costituzione che ordina di conseguire l’interesse generale e non l’avidità di soggetti privati.

Un Paese civile ha il dovere morale e politico di riprendere il tema e riformare il regime giuridico dei suoli per applicare la Costituzione. L’urbanistica ha il dovere di tutelare il territorio e costruire diritti a tutti i cittadini, e non quello di fare profitto.

7 pensieri riguardo “Inciviltà e scandalo urbanistico”

  1. […] Due esempi clamorosi già noti alle cronache: circa 5 anni, si presentò un piano attuativo firmato dall’archistar milanese Dante Benini, in pieno centro, cioè piazza della concordia che prevedeva la realizzare una torre di 30 piani; progetto mai realizzato. Poi c’è il caso dell’ex Marzotto, area che da tempo è interesse di soluzioni lottizzative, un primo piano per costruire alloggi privati risale agli anni 2011-12 (progetto vulcanica), ed oggi l’Amministrazione approva un altro piano attuativo (del gruppo Rainone-Postiglione) che prevede sempre una lottizzazione con un centro commerciale. Questi esempi, come molti altri casi “salernitani” non devono essere giudicati come casi “illegali” perché i costruttori operano in completa legittimità e legalità, ma è evidente la grave colpa della classe politica che fa l’opposto di qualunque nazione ove esiste cultura e disciplina urbanistica, e dove, guarda il caso, il settore delle costruzione non è in crisi come il nostro perché più controllato e monitorato dalla mano pubblica che, prima di tutto, si impegna ad attuare una corretta pianificazione territoriale e urbanistica per realizzare l’interesse generale: tutela del territorio, uso sociale dei suoli e controllo delle rendite. Nel nostro Paese, corretta pianificazione territoriale e urbanistica sono sparite… Sullo docet!!! […]

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