Sperimentare per avviare processi nuovi


A Roma, il 18 giugno 2017 Tomaso Montanari e Anna Falcone lanciano un’iniziativa politica molto importante per favorire l’avvio di un processo (progetto, programma) di nuova rappresentanza politica.

D’accordo con l’analisi di Montanari sia nei contenuti e sia nel partire dai territori locali, vorrei focalizzarmi su un aspetto trascurato ma importante, e cioè affrontare l’annosa questione dell’ignoranza funzionale e di ritorno che alimenta l’apatia politica degli italiani. Non è vero che gli italiani non votano più solo perché non si sentono rappresentati (da una certa sinistra), mentre si ambisce a rappresentarli costruendo una nuova rappresentanza. Quasi un italiano su due non è in grado di capire un discorso politico, e sicuramente non sarà stato comprensibile il discorso di Montanari, non perché è stato complicato ma perché nel corso dei decenni i sistemi politici istituzionali e mediatici hanno favorito la regressione delle masse spoliticizzandole. Alle masse non interessa la politica, poiché sono intrinsecamente nichiliste e disinteressate. Sempre secondo il mio modesto parere, in un contesto ambientale e culturale regredito come il nostro Paese, un nuovo partito di sinistra è probabilmente poco comprensibile alle masse, sempre perché ritengo che le masse ormai nichiliste sono avvelenate dall’individualismo e dall’egoismo, e perché proprio i più oppressi sono anche i meno istruiti, e manipolabili attraverso le loro emozioni, spesso votano o la destra razzista, o la destra neoliberale che li opprime. Il potere è saldamente nelle mani dei ricchi perché i poveri votano per i loro carnefici. I partiti stessi non esistono più poiché sono stati svuotati, e perché fanno fatica a trovare persone altruiste. Chi oggi ambisce a fare politica è additato negativamente, proprio dai più poveri e dagli oppressi che votano per i loro carnefici. Nel nostro Paese, poiché esiste una diffusa regressione culturale, le parole socialismo o comunismo sono percepite come parole negative. E’ questa la reale vittoria dei ricchi neoliberali: il controllo delle masse attraverso l’inciviltà. La consapevolezza che la società è un organismo complesso, è tipica delle persone colte e istruite, non della maggioranza degli elettori italiani.

Per invertire la rotta e riconquistare la fiducia è necessario sperimentare veri e sinceri processi democratici, per educarci alla democrazia stessa come strumento civile al processo decisionale della politica. Ci vuole pazienza, entusiasmo e molta energia, e soprattutto la volontà politica di investire nella democrazia e nella costruzione di un nuovo paradigma culturale considerando la bioeconomia come grande opportunità di creare un’occupazione utile per il nostro territorio.

In Italia, fino ad oggi ogni progetto politico di “cambiamento” è fallito, poiché probabilmente chi l’ha avviato o non voleva cambiare alcun che, o perché non aveva le capacità per cambiare le cose, nel senso di migliorare le condizioni di vita degli italiani, sia aiutandoli a conoscere il proprio territorio e sia aiutandoli a trascorrere una vita serena e tranquilla, in armonia con la natura. Fare politica, in maniera seria, è difficile e ci vogliono abilità, attitudini, professionalità, oltre che onestà e capacità di visioni nuove e utili al Paese. In questo paese, probabilmente è ancora più difficile perché nessuno spende soldi per fare altruismo e nessuno, in politica, si affida a persone meritevoli e talentuose ma preferisce narcisisti e mediocri da controllare e addomesticare.

Montanari rispondendo a Mieli chiarisce le sue distinzioni da una certa “sinistra”, e rivendica la necessità di voler partire dal basso. Il basso che cita Montanari, se è quello dell’associazionismo presentato anche a Roma, è senza dubbio un basso già convinto, ma dal punto di vista elettoralistico e della rappresentanza politica citata nel suo discorso, è un basso che non consente di vincere gare elettorali poiché quantitativamente ridotto, mentre il basso degli apatici che non votano (citato nel discorso), è completamente scollegato dall’associazionismo, ed è quello che viene conteso in ogni gara elettorale poiché determina vittorie e sconfitte. E’ un basso apatico e non militante, emotivamente orientabile, e che entra in empatia coi soggetti politici in un modo molto particolare.

L’appello di Montanari e Falcone dice anche che «la scandalosa realtà di questo mondo è un’economia che uccide: queste parole radicali – queste parole di verità – non sono parole pronunciate da un leader politico della sinistra, ma da Papa Francesco. La domanda è: «E’ pensabile trasporre questa verità in un programma politico coraggioso e innovativo»? Noi pensiamo che non ci sia altra scelta». Io dico che ci vuole un soggetto politico che abbia il coraggio di programmare l’uscita dal capitalismo e progettare una società umana partendo dalla bioeconomia.

Riporto un piccolo stralcio dell’intervento di apertura di Montanari: «la nostra idea di democrazia è quella che Michel Foucault leggeva in Aristotele: “La risposta di Aristotele (una risposta estremamente interessante, fondamentale, che entro certi limiti rischia forse di provocare un ribaltamento di tutto il pensiero politico greco): è che è il potere dei più poveri a caratterizzare la democrazia”. Ebbene, oggi è vero il contrario. Il potere è saldamente nelle mani dei più ricchi. E, come ha scritto Tony Judt, “i ricchi non vogliono le stesse cose che vogliono i poveri. Chi dipende dal posto di lavoro per la propria sussistenza non vuole le stesse cose di chi vive di investimenti e dividendi. Chi non ha bisogno di servizi pubblici (perché può comprare trasporti, istruzione, e protezione sul mercato privato) non cerca le stesse cose di chi dipende esclusivamente dal settore pubblico. … Le società sono organismi complessi, composti da interessi in conflitto fra di loro. Dire il contrario (negare le distinzioni di classe, di ricchezza, o di influenza) è solo un modo per favorire un insieme di interessi a discapito di un altro”. Oggi tutto il sistema serve a perpetuare una radicale negazione della democrazia, bloccandoci in gated communities: gruppi divisi per censo e ben recintati, culturalmente, socialmente e materialmente. Gruppi dai quali è impossibile evadere. Oggi si parla di una Sinistra rancorosa. Se ci si riferisce ai regolamenti interni di un ceto politico autoreferenziale e rissoso, sono d’accordo. Non sono d’accordo, invece, se ci si riferisce alla sacrosanta rabbia che in molti proviamo per questo stato delle cose. Una indignazione che è la molla fondamentale per ridiscutere i fondamentali di una politica profondamente corrotta, in tutti i sensi. Occorre rovesciare il tavolo della sinistra, per tornare a guardare le cose dal punto di vista di chi è caduto a terra: non da quello di chi è garantito. Noi oggi siamo qua per fare nostro questo punto di vista. Il punto di vista di chi è caduto, di chi non si è mai alzato. Quando è stato chiaro che ciò che pure si continua a chiamare ‘sinistra’ sarebbe stata sotto il controllo di una oligarchia senza alcuna legittimazione dal basso, e intimamente legata al sistema, abbiamo detto: ‘basta’. Se l’unica prospettiva della sinistra era tornare ad allearsi, in qualunque forma, al Pd di Matteo Renzi, ebbene noi non avremmo nemmeno votato. Io ed Anna Falcone abbiamo deciso di invitarvi a venire qua oggi, quando l’ennesimo amico ci ha detto che alle prossime elezioni politiche non avrebbe votato. Quando noi stessi ci siamo confessati un identico stato d’animo. Milioni di persone ­– tra cui moltissimi giovani – che il 4 dicembre erano andati ai seggi per dire no a quel progetto di oligarchia, ora non vedono niente a cui dire sì con un voto. Nessun progetto di giustizia ed eguaglianza. Solo giochi di potere: autoreferenziali, incomprensibili. Senza futuro: morti».

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2 pensieri riguardo “Sperimentare per avviare processi nuovi”

  1. Eh già, sembra che sia stata contestata la partecipazione (chi da uditore e chi da oratore) di politici noti che hanno ricoperto ruoli istituzionali importanti. Diciamo pure che se uno vuole creare un soggetto nuovo, forse dovrebbe tener conto del fatto che ci vogliono anche nuove persone. Non so che ruolo abbiano avuto taluni personaggi in questo appello lanciato da Montanari e Falcone, e non so se avranno ruoli in futuro, vedremo.

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