Lavoro e nichilismo


E’ dal secondo dopo guerra che osservatori, accademici, politici, e politicanti consumano parole e toni accessi, analisi e dibattiti, sull’acuirsi della crisi occupazionale e che travolge soprattutto il meridione d’Italia. Dal dibattito, spesso ci si dimentica che fu la guerra di annessione a programmare la distruzione di un’area geografica e legarla alla dipendenza di un’élite politica degenerata, ma lasciamo da parte i fatti storici per osservare il presente. Il paradigma culturale di riferimento, cioè il capitalismo, è il recinto politico e psicologico da non scavalcare, un confine immaginario ma reale che i politicanti presenti nelle istituzioni ed i media insieme non devono superare. Il pensiero dominante ha distrutto molti valori umani e trasformato le persone in individui nichilisti; l’effetto psicologico del capitalismo sull’uomo è la realtà che osserviamo intorno a noi. Gli individui sono addomesticati alla competitività, all’egoismo e al nichilismo, pronti a inseguire percorsi di accumulo del capitale per comprare merci suggerite dai bisogni indotti (pubblicità). Secondo la religione capitalista, tutto è finzione e merce da comprare, si comprano le relazioni personali, si può comprare un matrimonio così come il ruolo in società. Dovrebbe esser chiaro che in questo modello feudale, le disuguaglianze economiche sono necessarie per garantire controllo e potere all’élite capitalista, mentre i galoppini della classe borghese competono per i ruoli sociali proprio attraverso le discriminazioni economiche. Il nostro contesto capitalistico è l’Occidente, e soprattutto l’euro zona organizzata sulle disuguaglianze di reddito, sociali e di riconoscimento. Ad esempio, l’uso delle zone economiche speciali nei paesi cosiddetti emergenti, consente agli amministratori delegati delle imprese di aumentare i profitti sulla pelle dei lavoratori, e innesca la svalutazione salariale nella vecchia europa per concorrere, competere. Oggi, nella vecchia europa sono state introdotte nuove forme di schiavitù attraverso i lavori a chiamata, gig economy. In generale, i sistemi economici divergenti, all’interno dell’euro zona, hanno favorito i cosiddetti paesi “centrali”, danneggiando quelli “periferici”. La nostra esistenza è orientata alla competizione contro gli altri, carichi di invidia sociale ci isoliamo, basti osservare che conservando un basso livello culturale e vivendo nell’ignoranza funzionale non siamo padroni delle nostre scelte che sono indotte dall’ambiente: scuola, famiglia, media. Tenendo basso il nostro livello culturale, accade che gli altri decidono al nostro posto e siamo noi stessi a chiederlo spinti dalle nostre emozioni, illusi di aver fatto noi la scelta. E’ pertanto intuibile che possiamo uscire dal nostro disagio economico e sociale investendo in coscienza, e impiego delle tecnologie per creare nuovi mercati non dipendenti dalla globalizzazione neoliberista. Oggi, i nostri territori sono troppo dipendenti dal mercato globale, e così si rende necessario riterritorializzare funzioni e attività, precedentemente delocalizzate.

L’evoluzione tecnologica raggiunta dell’industria presenta un problema sociale già previsto dai liberali e anticipato in numerosi film di fantascienza, e cioè la fine del lavoro, poiché sono già realtà umanoidi capaci di sostituire i lavoratori in ogni tipo di impiego, da quelli manuali fino a quelle intellettuali. L’aspetto ridicolo degli attuali soggetti politici è che per assumere il controllo delle istituzioni pubbliche promettono di ridurre la disoccupazione, quando oggi l’industria “assume” robot per produrre merci e servizi.

Il posto di lavoro, così chiamato, è in realtà un posto di schiavitù che le persone inseguono al fine di ottenere un reddito, e comprare merci e servizi. In un sistema capitalista lo scopo reale degli individui è il reddito e non il lavoro, tant’è che il reale potere è nel controllo della moneta e nella proprietà dei brevetti utili a controllare l’innovazione tecnologica e la ricerca delle materie prime per trasformare e produrre merci. L’élite degenerata che orienta le istituzioni pubbliche e il sistema bancario accumula capitale senza lavorare ma sfruttando la schiavitù, e il regime autoritario finanziario favorito dalle giurisdizioni segrete, i famigerati paradisi fiscali.

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Il capitalismo e la teoria della dipendenza, fonte immagine: Greiner, Dematteis, Lanza, Geografia umana, 2012.

Per superare la religione capitalista non è necessario fare chissà quali rinunce o sforzi. Come ogni religione è necessario lavorare su noi stessi rimuovendo le credenze che l’ambiente ci ha psico programmato. Se scopriamo argomenti scontati come le leggi che ci danno vita, e il fatto che possiamo fare scelte migliori usando la parte razionale del nostro cervello, allora stiamo già accettando l’idea di vivere in maniera più civile. Dal punto di vista politico, è necessario togliere alle multinazionali l’opportunità di rubare le materie prime, e poi stimolare le comunità locali nell’utilizzare le attuali tecnologie per realizzare l’auto determinazione dei popoli applicando la sovranità alimentare ed energetica, ed in fine considerare la moneta come strumento di misura, riponendola sotto il controllo pubblico. Nel perseguire questo scopo politico è necessario ripensare il lavoro non più come mezzo per raggiungere un reddito ma come percorso per favorire lo sviluppo umano. Prima cambiamo i paradigmi culturali di questa società sbagliata, e prima costruiamo un futuro sostenibile. Ricordiamolo, un sistema capitalista necessità di individui che consumano, comprano e non che siano dotati di conoscenze ma solo di soldi per comprare. Nel capitalismo la relazione è lo scambio monetario. In una società umana, le persone necessitano di amore e nuove conoscenze per evolversi, la relazione è lo scambio di conoscenze e di affetti.

L’élite degenerata e i capitalisti liberali europei hanno programmato un futuro miserabile per tutti gli individui europei. Prima di tutto, è in corso d’opera l’ingresso di un “esercito industriale di riserva” proveniente dai paesi sfruttati. Secondo l’indice della schiavitù globale si stimano 40,3 milioni di schiavi nel mondo, e in Europa sono 1,24 milioni. Questa nuova schiavitù è facilmente utilizzabile senza particolari obblighi sindacali, mentre la popolazione europea sarà addomesticata ad accettare la svalutazione salariale e un sostegno minimo per continuare a consumare le merci prodotte dall’industria. L’utilizzo dei robot nei processi produttivi sarà integrato con un percorso di educazione al nuovo posto di schiavitù utile a scambiare il tempo e la felicità umana con un reddito minimo da spendere in sprechi.

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La globalizzazione neoliberarele stimola e favorisce le migrazioni. Fonte immagine: Greiner, Dematteis, Lanza, Geografia umana, 2012

Per evitare questo presente e futuro a dir poco miserabile, gli esseri umani hanno l’opportunità di sfruttare il proprio potere nel costruire comunità auto sufficienti. Se nell’Ottocento queste comunità commisero l’errore di isolarsi per poi fallire schiacciate dal capitalismo, oggi le tecnologie consentono di costruire reti e connessioni per avviare comunità e modelli economici sostenibili, sia perché possiamo programmare capacità economiche autarchiche e sia perché possiamo ispirarci alla bioeconomia capace di valorizzare risorse naturali e umane. L’attuale capitalismo è soprattutto finanza che ha distrutto le capacità economiche locali mettendole in competizione fra loro. Un’inutile guerra economica senza senso. La soluzione al problema è la territorializzazione delle produzioni manifatturiere leggere sfruttando i modelli bioeconomici che creano occupazione utile, e generano ricchezze locali. Si tratta di uscire dalla dannosa religione capitalista e creare la cultura bioeconomica orientata allo sviluppo umano. Per migliorare il quadro economico delle famiglie italiane e affrontare la povertà che aumenta grazie al capitalismo, è necessario abbandonare la fede neoliberale che guida le scelte politiche di istituzioni e partiti. Non è la crescita della produttività che crea nuova occupazione, ma il cambiamento culturale che favorisce la nascita di una società diversa, non più capitalista ma bioeconomica. Solo osservando il territorio italiano (prodotti agroalimentari) e la concentrazione della popolazione nelle aree urbane si può immaginare e programmare gli impieghi utili a migliorare la qualità di vita degli abitanti (cancellare le fonti inquinanti, stimolare l’auto consumo …), dalla conservazione dei centri storici alla costruzione di una mobilità sostenibile (incentivare la sostituzione di auto circolanti con sistemi pubblici più efficienti e non inquinanti), sino alla rigenerazione della città in contrazione e alla rivitalizzazione delle comunità interne. Abbiamo ereditato un territorio ricco di storia e risorse naturali, ma allevati dalla religione capitalista che mercifica tutto, stiamo danneggiando noi stessi e gli altri poiché siamo nichilisti e isolati. Vivendo da egoisti e nichilisti non riusciamo a cogliere la possibilità di conoscere noi stessi, e di godere dei piaceri regalati dalla vita stessa.

Qui sotto sono rappresentate dall’ISTAT le dimensioni del Benessere Equo e Sostenibile (BES) e il grafico mostra una disuguaglianza del Paese Italia peggiore di quella economica. Le pubbliche istituzioni hanno il dovere di affrontare tali problemi sociali, ambientali ed economici, ma come ormai è noto da molti decenni, le forze politiche essendo espressione dei capricci dell’élite degenerata che professa la religione capitalista, sono incapaci e inadeguate nell’affrontare i reali problemi degli italiani. Le dimensioni rappresentano i temi che i cittadini devono conoscere per proporre una politica saggia ed adeguata. Ad esempio, nella dimensione del benessere economico sono presenti ben 10 indicatori. Concludendo la Repubblica, cioè legislatore e Governo, ha il dovere di applicare la Costituzione promuovendo politiche pubbliche socialiste e favorire la riduzione delle disuguaglianze investendo nei territori della marginalità, sia rigenerando le aree urbane, e sia sostenendo imprese sostenibili.

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Le dimensioni del Benessere Equo e Sostenibile. Fonte immagine ISTAT, Rapporto BES 2016.
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