Inciviltà e “prosperanza”


In diversi interventi ho ritenuto che uno dei mali che “spiegherebbe” il cattivo funzionamento della società è nella regressione culturale delle masse indotte a comportarsi come dei bambini. In che modo si è arrivato a questo? Un primo percorso è da ricercarsi nella trasformazione della società, ormai mediatica (l’inciviltà è ampiamente riscontrabile nell’apatia politica favorita dall’assenza di programmi educativi specifici e dalla presenza massiccia dei media) e poi nelle scelte politiche del legislatore italiano, che nel corso dei decenni ha espropriato il popolo sovrano della capacità di partecipare al processo decisionale, e di determinare le scelte politiche nazionali e locali. Possiamo chiamare disancoramento del cittadino dalle garanzie giuridico-legali che legittimano l’azione politica, cioè tutte quelle scelte politiche che non sono conformi ai principi costituzionali. La rappresentazione concreta di questo disancoramento è riscontrabile negli spazi di cittadinanza, poiché le persone sono state separate e isolate attraverso limiti informali che escludono gli individui dall’azione politica costruendo un sistema feudale de facto. Alcuni esempi abbastanza noti: il primo è l’auto disfacimento dei partiti di massa, e il secondo è la riforma delle istituzioni: da un lato la nascita dell’UE e dall’altro la riforma degli Enti locali. Da un lato il potere politico è spostato a centri sovranazionali (Commissione, BCE, Consiglio d’Europa, Eurogruppo, FMI, BM) e dall’altro lato i cittadini non partecipano alla vita della comunità. I cittadini hanno diritto di eleggere direttamente i propri rappresentanti, ma questi sono solo amministratori. Le persone non possono partecipare al processo decisionale della politica per l’assenza di strumenti referendari efficaci, non possono scegliersi i parlamentari per l’assenza di una legge sulle elezioni primarie, mentre delegano l’amministrazione a Sindaci e Consigli comunali che non decidono su temi fondamentali ma attuano le leggi di Regioni, Parlamento ed UE. L’indirizzo politico culturale di tali istituzioni è quello liberista che ha privatizzato la gestione della cosa pubblica attraverso riforme (introduzione del diritto privato in ambito pubblico) e la creazione di SpA, e queste incassano i profitti derivanti dai consumi di acqua, rifiuti, energia, mobilità. Infine, le città italiane sono cambiate, sono diventate aree urbane estese, pertanto la scala territoriale delle gestione pubblica è cambiata rendendo inutile l’elezione di Sindaci e Consigli che amministrano territori inadeguati e obsoleti. Tutto ciò, lo spostamento di poteri (dalla Repubblica all’UE), la trasformazione della società (infantilismo degli adulti e ignoranza funzionale) e dei territori senza un cambio di scala amministrativa, è una barriera per le persone che non possono prendere parte attivamente alla vita civile delle proprie comunità.

Mentre i partiti rinnegavano se stessi ed implodevano per gli scandali di corruzione, il sistema massmediatico agiva per influenzare le masse e  isolare gli individui. In una società ideale i cittadini agiscono per il bene comune, e si riconoscono in un senso di comunità; negli ultimi quarant’anni le forze politiche e il sistema mediatico hanno lavorato per isolare gli individui e sganciarli delle certezze costituzionali. Ci sono riusciti intaccando in maniera irrimediabile le dimensioni personali e sociali, come l’amicizia, l’amore, il linguaggio e l’individualità stessa, conducendo le persone nel nichilismo. La società liquida ha isolato le persone, ed è priva di potere pubblico, poiché le masse non hanno quegli strumenti che darebbero loro la comprensione dell’ambiente. Questa “società” è fondata sulla finzione totale, millantando l’idea e l’illusione – attraverso le nuove tecnologie – che l’individuo sia al centro della società stessa, ma in realtà sono gli altri – imprese, influenzer, pubblicità – e i pochi a decidere al posto di individui svuotati di una propria identità; gli individui sono regrediti, isolati e impreparati.

Effetto di questo percorso è l’omogeneizzazione e l’omologazione verso il nulla, cioè verso il nichilismo, che rafforza la posizione degli altri, cioè di quel sistema di riferimento politico-istituzionale e mediatico che decide al posto degli individui regrediti. Una società del genere è a rischio, oltre che pericolosa per se stessa e per i cittadini, poiché una volta persa la propria identità prevale l’interesse economico e privato dei più forti economicamente. Questo processo è già accaduto, ed è l’immagine della società contemporanea.

Le persone consapevoli non riescono a cambiare il sistema politico attuale per migliorarlo, a causa della “malattia sociale” sopra descritta, che ha innescato una contrapposizione e una dinamica sociale tutt’ora in corso di sviluppo, e tutte le contromisure finora adoperate non hanno avuto alcun effetto sia perché inefficaci e sia perché sbagliate o parziali.

Per cambiare il declino di una società malata è necessario un coordinamento di forze culturali ed economiche per proporre un nuovo modello, un nuovo paradigma. Prima questo coordinamento si organizza e prima si prospetta la strada di un’epoca nuova fatta dagli esseri umani per gli esseri umani. Ci sono esempi virtuosi dal passato da cui possiamo attingere idee e valori: il progetto politico di Adriano Olivetti e le comunità progettate dagli utopisti socialisti dell’Ottocento che fecero nascere le cooperative di mutuo soccorso. La pubblicizzazione dei suoli proposta nel 1962 da Sullo. La partecipazione politica nel modello confederale svizzero e il famoso bilancio partecipativo di Porto Alegre. La nascente bioeconomia che trasforma il mondo della produzione e l’approccio al governo del territorio che tutela le risorse attraverso un uso razionale dell’energia.

E’ inevitabile che il livello del conflitto debba spostarsi anche nel campo politico elettorale per arrivare ad incidere nei luoghi istituzionali, ma finora questo è stato l’ambito più deludente.

L’ambito più promettente è quello socio imprenditoriale dove le persone possono organizzarsi in cooperative e perseguire legittimamente i propri scopi sociali e migliorare la società.

creative-commons

2 pensieri riguardo “Inciviltà e “prosperanza””

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