Un film già visto


Prima di tutto suggerisco di rileggere attentamente queste riflessioni:

… esempio classico di come funzioni il sistema. Il centro decisionale del sistema – black box – lancia l’ordine ed i regolatori di accesso (gatekeepers), media e partiti, obbediscono a tale impulso raggiungendo l’obiettivo muovendosi all’interno delle tre classiche componenti: la comunità politica, il regime e l’autorità. E’ questo il comportamentismo politico, un insieme di agenti eterodiretti dall’esterno lavorano sulla società per condizionare usi, costumi e credenze. La leva principale è l’emotività e non la razionalità. Da circa sett’anni il centro decisionale muove i gatekeepers per far regredire gli adulti allo stato infantile. E’ un sistema di natura feudale, verticista, che agisce sulle istituzioni standone fuori, ma si nutre dell’ignoranza funzionale delle masse, condizione necessaria per conservare le proprie posizioni.

Per il centro decisionale è fondamentale che i cittadini vivano in uno stato di regressione mentale altrimenti tutto il sistema crollerebbe.

Non è affatto un caso che si stanno sviluppando movimenti populistici con leader carismatici caratterizzati da un’ideologia non ben definita, con l’obiettivo di raggiungere una mobilitazione di massa, l’impiego di una politica di “paura” mista a ricompense, decisioni arbitrarie e l’assenza del pluralismo. Questi movimenti rientrano palesemente nei regimi autoritari poiché si caratterizzano sul pluralismo limitato e non responsabile, e l’assenza di un’ideologia ma con la presenza di una mentalità, ossia l’insieme di credenze, valori ed atteggiamenti “rivoluzionari” che vengono coltivati per giustificare e sostenere il leader ed il movimento stesso.

Aristotele, Platone, Socrate, Machiavelli, Montesquieu, Bodin, Weber, Heidegger, Arendt potrebbero ridere e/o dispiacersi osservando la nostra società totalmente avvolta e travolta dal capitalismo, e regredita allo stato infantile per essere facilmente plasmata dalla pubblicità. Socrate e Platone sapevano benissimo che bisognava stare attenti a coloro i quali parlavano alla pancia del popolo, così com’è noto che solo la cultura ci consente di compiere scelte consapevoli, mentre l’etica è la guida delle scelte.

Paolo Berdini, è un noto urbanista italiano che ha dedicato la propria vita all’interesse generale divulgando una pianificazione che rispetta i valori costituzionali attraverso un corretto disegno urbano. In un’Italia distrutta dalla cattiva pianificazione, Berdini è senza dubbio un personaggio scomodo ma di grande valore, indispensabile come modello per una corretta pianificazione a tutela degli interessi collettivi, un Assessore all’urbanistica come ogni bravo cittadino vorrebbe avere, poiché capace di leggere i piani e interpretarli per tutelare l’interesse generale, come ormai pochi amministratori sono in grado fare, e soprattutto persona integra, coerente con se stessa che non rinnega i suoi valori culturali ma li valorizza, come quasi nessuno ormai è in grado essere. Diciamo che Roma non poteva che avere di meglio, se non un altro Berdini sempre in quel ruolo come Assessore all’urbanistica.

Detto ciò, restano i conflitti e il caos generale. Roma è prima di tutto la capitale d’Italia, una città unica al mondo per la straordinaria bellezza, un museo a cielo aperto, ma ha enormi problemi di carattere amministrativo che somigliano più a casi psichiatrici e psicologici, oltre all’illegalità diffusa in numerosi uffici. L’amministrazione romana non si risolleva interpretando e applicano le norme vigenti poiché gli attuali strumenti giuridici sono del tutto inadeguati al caso specifico. Il legislatore dovrebbe avere la maturità politica di varare un provvedimento ad hoc per ripristinare l’etica, la trasparenza, la legalità e il buon andamento della pubblica amministrazione capitolina.

Comunque vadano le vicende politiche romane, Berdini è una risorsa da valorizzare poiché l’urbanistica è una disciplina poco conosciuta e poco compresa un pò da tutti. Il nostro Paese soffre poiché è incapace di valorizzare i propri talenti e negli ambiti più strategici e importanti come l’architettura e l’urbanistica facciamo fatica, per ragioni sia politiche e sia culturali, nonostante le risorse umane meritevoli e capaci siano ancora presenti sul nostro territorio.

Entrando nel merito delle questioni, gli interessi privati romani stanno digerendo diverse amministrazioni politiche, prima quella di Marino e adesso quella della sindaca Raggi. A monte dei problemi c’è la crisi della rappresentanza politica e la conseguente assenza di un soggetto politico serio, democratico, maturo e capace. In questo contesto di degrado politico, i concorrenti alle gare elettorali risultano impreparati, siano essi partiti vecchi o nuovi, non sembra esserci distinzione. In questo caos politico, si muovono anche persone autorevoli e capaci che prestano le proprie abilità ai vari soggetti politici, siano essi vecchi o nuovi.

i comitati No stadio sono sul piede di guerra. “Hanno detto no alle Olimpiadi per evitare colate di cemento e oggi dicono sì alla più grande speculazione edilizia mai vista a Roma, lo Stadio di Tor di Valle che viola ogni regola, è tutto in deroga, il M5S è incoerente, calpesta il suo programma” così il vicepresidente dell’associazione Italia Nostra, a tutela del patrimonio artistico e paesaggistico italiano, Oreste Rutigliano, con cui andiamo a visitare l’ex ippodromo dove fiorirà il business park dell’As. Roma, un campo di 100 ettari, in un’ansa fluviale, zona Magliana.

Come ho scritto più volte, se i cittadini non la smettono di essere apatici alla politica e non si riprendono il controllo della res pubblica costruendo un soggetto politico serio, democratico, maturo e capace, difficilmente risolleveremo un Paese alla deriva a causa del nostro egoismo.

In un modo alla rovescia dominato dalla religione capitalista, ci si dimentica che l’urbanistica non persegue lo scopo del profitto ma la soluzione di problemi sociali e la costruzione dei diritti minimi da garantire a tutti i cittadini, mentre personaggi pubblici che hanno grande influenza emotiva sulle persone sfruttando il proprio peso e ruolo mediatico per il tornaconto personale. Emerge con chiarezza che una cerchia ristretta di personaggi vive attraverso il vecchio e antico sistema della rendita immobiliare, lo stadio (i guai giudiziari) e gli interessi privati. Il Piano Regolatore Generale di Roma non prevede la costruzione dell’insediamento urbano ideato dai privati, e pertanto è necessaria una variante urbanistica. E’ sufficiente consultare il sito del Comune di Roma per accorgersi che l’area è a rischio idraulico. I privati presentano il piano alla Giunta Raggi, ma per l’appunto il progetto è in contrasto col PRG vigente e coi vincoli, che sono posti a tutela della collettività. Gli uffici tecnici del Comune bocciano il progetto.

In questo conflitto fra interessi privati e interessi pubblici, Paolo Berdini comunica chiarezza e trasparenza, e ricorda a tutti che innanzitutto c’è l’interesse pubblico dello Stato. Ovviamente questa funzione etica ed educativa (e rigenerativa) non piace allo spirito del tempo: il capitalismo neoliberale.

Riflessioni autorevoli di Piero Bevilacqua: Il nostro futuro è il nuovo stadio della Roma? A questo ci siamo ridotti? Il sostegno di Cervellati, Marson e Scandurra, Roma in uno stadio.

Piccole note di giurisprudenza urbanistica che possono tornare utili al caso:

Rapporti con preesistenti piani di lottizzazione

Fiale, Diritto urbanistico, XV edizione, 2015, pag. 192

«Il comune in sede di redazione di nuovi strumenti urbanistici, ben può disattendere le previsioni di piani di lottizzazioni esistenti, sempreché siano puntualmente evidenziate le ragioni di pubblico interesse a ciò sottese» (C. Stato, sez. IV, 22 gennaio 1990, n. 24, in Giur. It., 1990, III, 1, 180).

«L’esistenza di una lottizzazione convenzione non impedisce, per ciò solo, al Comune, di riesaminare e rideterminare le precedenti valutazioni in sede di pianificazione territoriale, esercitando il proprio potere di pianificazione urbanistica, sottratto al sindacato di merito, a meno che non appaia inficiato da errore di fatto ovvero da grave illogicità o contraddittorietà» (C. Stato, sez. IV, 16 marzo 1998, n. 437, in Foro amm., 1998, 674).

«L’amministrazione comunale approvando un nuovo piano regolatore generale può implicitamente recedere da una precedente convenzione di lottizzazione, anche quando sia parte inadempiente del pregresso accordo» (C. Stato, sez. IV, 17 settembre 2004, n. 6182, in Urbanistica e appalti, 2005, 454).

Secondo l’urbanista Cecchini, referente dell’Istituto Nazionale di Urbanistica, nel piano proposto dai privati che include anche lo stadio non c’è interesse pubblico.

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3 pensieri riguardo “Un film già visto”

  1. Leggo da un pò di tempo e con molto interesse il blog.
    Penso che quello che sta succedendo a Roma sia un esperimento forse mai tentato nella storia della democrazia moderna.
    Semplici cittadini, che per un determinato periodo di tempo non procrastinabile, con tutti i loro limiti e difetti, entrano nelle istituzioni e cercano, con enorme fatica trovandosi tutto il “sistema” contro, usando uno strumento politico messo loro a disposizione, di gestirle al meglio e correggere le storture di una società ormai malata che ha smarrito la giusta direzione.
    Io penso che questa occasione non deve essere buttata a mare, ma è compito di ognuno di noi, soprattutto di quella parte di società più preparata ed illuminata, proteggerla, sorreggerla, partecipare e portarla avanti.
    Ognuno di noi, secondo me, deve sgombrarsi da tutti i preconcetti e giocarsi qualcosa. Mettersi in gioco per cercare di cambiare rotta.
    Questa ribellione può andare avanti se collettiva, ci dobbiamo svegliare dal nostro torpore e dare una mano, nel nostro piccolo, qualsiasi cosa possiamo fare … anche solo spegnere la TV ;-))
    Non esiste salvezza individuale, ma esiste solo una salvezza collettiva!
    Marco Sparaco

  2. Ciao Marco e grazie per il tuo bel commento. Credo tu abbia ragione: «non esiste salvezza individuale, ma esiste solo una salvezza collettiva!» Circa l’esperienza romana, non so come finirà ma è facile intuire che possa finire male per il M5S. Anche se ciò accadesse, non importa, non è la fine. Non penso che quel soggetto politico sia la risposta alla regressione di una società materialista, poiché noi siamo il problema e noi siamo la soluzione. Spero che dalle esperienze politiche i cittadini, proprio come commenti tu, la smettano di delegare ad altri ciò che li riguarda, e finalmente con impegno civico e culturale si organizzino per fare politica attiva ma con spirito altruistico e per suggerire un cambiamento dei paradigmi culturali.

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