Partire dalla visione politica


Berlinguer spiegò e interpretò sociologicamente la psicologia del voto referendario: «molti italiani, secondo me, si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più. Vuole una conferma di quanto dico? Confronti il voto che gli italiani hanno dato in occasione dei referendum e quello delle normali elezioni politiche e amministrative. Il voto ai referendum non comporta favori, non coinvolge rapporti clientelari, non mette in gioco e non mobilita candidati e interessi privati o di un gruppo o di parte. È un voto assolutamente libero da questo genere di condizionamenti».

Noi italiani siamo fermi agli anni ’80, a quando Berlinguer scattò la fotografia politica sulla società italiana. La risposta dell’élite fu la distruzione dei partiti per favorire le politiche neoliberali, e tutto ciò avvenne negli anni ’90; lo spartiacque fu “manipulite” come tutti possono ricordare. L’indignazione popolare contro la corruzione nei partiti fu utilizzata dall’élite per privatizzare l’industria di Stato, favorire gli interessi privati, togliere diritti ai cittadini e applicare i programmi strutturali neoliberali. I movimenti anti-sistema come Lega Nord e Forza Italia realizzarono parte delle riforme, e l’altra parte fu realizzata da manager e banchieri liberal (Ciampi e Prodi) sostenuti dai partiti che si facevano chiamare di sinistra. Oggi come ieri, esiste il serio rischio che l’indignazione popolare possa essere utilizzata da sedicenti movimenti anti-sistema per portare avanti l’agenda politica dell’élite. Il rischio è concreto poiché non esiste un’organizzazione politica trasparente, democratica, seria e capace.

Il risultato del referendum del 4 dicembre 2016, che boccia la riforma figlia dell’élite e presentata da Giorgio Napolitano, deve incoraggiare i capaci e i meritevoli per riprendere i valori espressi da Berlinguer ed avere il coraggio di organizzare una proposta politica alternativa al pensiero unico occidentale. Il meridione salva la Costituzione repubblicana ma è necessario organizzare la proposta politica per togliere l’obbligo del pareggio di bilancio e tutelare i diritti delle persone. In Europa i cittadini si mobilitano riprendendo i valori socialisti e suggerendo un salto in avanti, oltre gli schemi destra e sinistra, mentre in Italia non esiste un’organizzazione politica credibile, seria e affidabile, e pertanto è necessario impegnarsi in tale direzione, anche dentro DiEM25. Il risultato referendario è un’iniezione di fiducia nel costruire una visione politica bioeconomica.

I giovani, i disoccupati, le persone con un reddito più basso. Sono loro ad aver portato alla vittoria del No al referendum costituzionale di domenica, in quello che appare più un voto antisistema che una difesa del testo della Carta. E che, pur in un contesto di sconfitta, paradossalmente consolida il ruolo di Matteo Renzi alla guida del Pd. […] In altre parole, sono i più giovani ad essersi opposti al cambiamento. Per fare qualche esempio, a Napoli e a Caserta, dove il numero di under 30 e di over 65 sostanzialmente si equivale, il No ha superato il 70%. A Ferrara, dove per ogni giovane ci sono 2,6 anziani, pur vincendo gli oppositori della riforma non hanno superato il 53,5%, un dato ben al di sotto della media nazionale. Fa eccezione Bolzano: qui il rapporto tra giovani e anziani è di 1,3 eppure il Sì ha ottenuto il risultato migliore a livello nazionale, arrivando al 63,69%.

E’ doveroso ripartire da noi stessi stimolando associazioni che promuovono la cultura dell’etica politica, la responsabilità e il rispetto della Costituzione. E’ doveroso promuovere organizzazioni politiche democratiche e trasparenti, per favorire i capaci e i meritevoli. Questo è un processo giusto e lungo che poggia su valori quali l’altruismo, l’etica e la cultura. Solo in questo modo cresce e matura la comunità dei cittadini che potrà favorire un ricambio della classe dirigente attuale.

Solo pochi mesi fa, il 17 aprile 2016, gli italiani hanno votato per un altro quesito referendario abrogativo senza raggiungere il quorum stabilito. Solo il 31,19% si è recato a votare. In quel caso il Governo Renzi si schierò contro l’abrogazione e il risultato del mancato raggiungimento del quorum favorì la posizione governativa.

referendum-4-dicembre-2016

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