Cortocircuito e bioeconomia.


Politicanti e politicastri al potere sono lo specchio di una società in decadenza. Sin dal mondo classico è noto che la conduzione della cosa pubblica dovesse essere affidata a persone degne, virtuose, altruiste e capaci di scelte giuste, poiché sin dalla nascita della società umana il bene comune, proprio perché pubblico cioè di tutti, dovesse essere tutelato da chi usa il potere per il tornaconto personale a danno degli altri. Nel corso dei secoli, la nostra specie ha inventato di tutto, il denaro, il concetto stesso di istituzione, e le forme di governo. Il numero della popolazione mondiale è davvero impressionante, e nonostante la stupidità della religione capitalista che sta distruggendo il territorio che ci da vita, per il momento la nostra specie non si è ancora estinta, anche se gli indizi fanno intuire quale sarà la nostra fine. Tale premessa dovrebbe far riflettere sulle capacità della nostra specie poiché anziché evolverci, stiamo regredendo, ma forse sarebbe più corretto ammettere che siamo già regrediti al periodo feudale, poiché sembra che i nostri rapporti personali sono determinati più dal vassallaggio e dal mercantilismo piuttosto che da valori morali.

L’invenzione giuridica di denaro e istituzioni prima, e l’affermarsi delle teorie neoliberali poi, determinano l’utilizzo del territorio che ci da vita. Spesso semplifichiamo usando il termine politica, e spesso viene usato male nei cosiddetti media, attribuendo le colpe della nostra decadenza alla politica, dimenticandosi che è solo un concetto astratto, mentre siamo certi che a distruggere l’ambiente o negare diritti alle persone sono determinate imprese e le scelte delle istituzioni controllate dai politici. Una domanda legittima è cos’è l’establishment? Sono le imprese e i politici che perseguono la religione neoliberale.

Il cortocircuito della decadenza è nella nostra ignoranza che può favorire scelte stupide contrarie all’interesse dei più deboli e bisognosi. Probabilmente, il danno più grande causato dalla religione capitalista, attraverso l’uso delle tecnologie moderne come la televisione e internet, è l’aver realizzato una regressione culturale della nostra specie, arrivando a incidere nelle capacità cognitive delle persone. Secondo le ricerche di De Mauro, molti individui non riescono a comprendere i discorsi dei politici, mentre secondo le neuroscienze, le scelte delle persone sono condizionate dalle nostre emozioni. La pubblicità e i politici lo sanno bene, e la comunicazione si concentra sviluppando retorica e demagogia, cioè i populismi che stanno emergendo in tutto l’Occidente. Socrate disse di stare attenti ai sofisti, poiché il linguaggio e la retorica non indagavano la verità ma utilizzavano le parole per convincere le persone. E’ certo e noto che un politicastro convince chi ascolta non perché abbia detto cose vere e giuste, ma perché l’elettore è disinformato o incapace di capire, e pertanto si affida alle emozioni piuttosto che al raziocinio. Tutti i regimi dispotici conoscono bene questa legge del consenso, e nei secoli l’élite si è ben guardata nel formare cittadini liberi. Il caos generato dal nulla, cioè il nichilismo dei cittadini favorisce la religione capitalista e la distruzione della nostra specie poiché la maggioranza delle persone non è in grado di selezionare una migliore classe dirigente per liberare l’Occidente da questa religione diabolica. La globalizzazione neoliberale ci sta distruggendo, ed è tempo di uscire dall’epoca sbagliata per costruirne una nuova, fatta dagli esseri umani per gli esseri umani in armonia con la natura, poiché viviamo grazie alla fotosintesi clorofilliana e non grazie alla religione capitalista.

Inoltre ci sono urgenze dettate dall’azione della natura che non aspettano le teorie, basti pensare alle criticità ambientali e climatiche sino ai fenomeni naturali sismici che distruggono intere comunità. La priorità è intervenire nelle aree urbane e interne del nostro territorio. Politici e politica devono dare risposte concrete ai problemi delle persone, ai bisogni reali, e un altro dramma della società moderna capitalista è l’aver distrutto la cultura politica sostituita dalla pubblicità. In Italia, non esistendo più i partiti, non esistono più scuole di formazione per la classe dirigente politica, e questo danno culturale si ripercuote contro i cittadini stessi, i quali a loro volta chiedono la distruzione dei partiti, ritenuti responsabili di tutto. E’ un cortocircuito sociale e culturale che si può osservare in diverse regioni dell’Occidente. Per migliorare la condizione umana si potrebbe adottare l’approccio monetario post-keynesiano nel restituire autonomia agli Stati – o a tutta l’UE – attraverso lo strumento monetario, ma soprattutto è determinante uscire dal piano ideologico capitalista per approdare sul piano bioeconomico, ideato da Georgescu-Roegen. L’approccio monetario post-keynesiano condotto nella bioeconomia può essere la risposta culturale per scrivere le nuove politiche economiche capaci di dare prosperità ai popoli e per creare occupare utile. In termini pratici significa territorializzare l’economia applicando processi di metabolismo urbano. Dietro questi concetti c’è tutto un programma che può dare risposte concrete ai temi dell’occupazione, dell’ambiente e soprattutto alla rinascita delle comunità locali rispettando le proprie identità.

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