Obbligati a introdurre l’etica nella politica


Uno degli strumenti del controllo sociale più devastante è senza dubbio la televisione, ma più che lo strumento in quanto tale, lo sono ancora di più i suoi contenuti di rincoglionimento che svolgono una funzione precisa e drammaticamente raggiungono il loro obiettivo: creare schiavi perfetti attraverso la regressione culturale. Nel Novecento le ricerche e le indagini sulla psiche raggiungono livelli di conoscenza molto alti e così Governi, militari e imprese sfruttano le tecniche di manipolazione mentale per programmare i popoli affinché una massa maggioritaria addomesticata sfavorisca i soggetti liberi e consapevoli di scalare la società, per evitare di migliorarla dandole la libertà di vivere. Grazie a questa capacità, l’élite conserva lo status quo; in Occidente non si vive ma si sopravvive.

Diversi giorni fa con estrema simpatia, nella libreria di un amico trovo un saggio molto divertente Cretini al potere, che da un lato riempie di gioia il nostro lato critico, ma dall’altro lato specchia tutte le nostre responsabilità circa la nostra apatia e l’incapacità di costruire una società che sappia valutare il merito e consenta ai capaci e alle persone perbene di governare le istituzioni.

Tutt’oggi, come ho scritto più volte, nonostante ci sia un’esigua minoranza di cittadini liberi interessati alla politica, costoro non hanno gli strumenti culturali per fare una buona politica e non hanno il sostegno organizzativo ed economico per concretizzare questo altruismo. La ragione è banale, se ci fosse una libera scuola politica, ben struttura, l’attuale classe dirigente, nel giro di una generazione, perderebbe il controllo sulla società.

Un segnale negativo ma positivo è il fatto che il primo partito è quello del non voto. E dovrebbe essere evidente che in un Paese come l’Italia, dove andava a votare più dell’80% degli aventi diritto questo sia un segnale di sfiducia per le classi dirigenti e non verso la politica, nonostante il grave problema dell’ignoranza funzionale e di ritorno. Questa apparente contraddizione sta in piedi poiché il sistema istituzionale sopravvive sull’abitudine degli anziani che vota per dovere civico, mentre l’aspetto più drammatico, credo sia dato dal fatto che i giovani non sembrano essere in grado di promuovere un’azione politica capace di rappresentare l’interesse generale. Credo che questa incapacità sia determinata da più fattori: carenza culturale, usi e costumi riprogrammati dalla televisione sull’immagine dettata dalle imprese che esigono consumatori, nichilismo e apatia. In tal senso, la preoccupazione sarebbe un sentimento anacronistico poiché l’Italia “amministrata” da cretini, credo sia la fotografia della contemporaneità figlia della decadenza.

Finché c’è vita c’è speranza, si dice. E la speranza sta nel fatto che quella parte minoritaria di cittadini, indipendentemente dal dato anagrafico, sappia costruire un’alternativa favorendo lo sviluppo della democrazia, con entusiasmo, forza, energia nel costruire un’epoca nuova. Siamo obbligati a introdurre l’etica nella politica.

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