DiEM25 e bioeconomia


Varoufakis insieme ad altri personaggi pubblici lanciano DiEM25, un progetto politico europeo che intende cambiare l’architettura dell’Unione Europea. E’ la speranza che ci vuole e può diventare un progetto concreto se mantiene fede al manifesto. Alcuni passaggi sono essenziali:

  • Le regole dovrebbero essere al servizio degli europei, non il contrario.
  • Le monete dovrebbero essere degli strumenti, non una finalità.

La risposta che da ai Verdi europei mi lascia intendere che Varoufakis riconosca i limiti culturali degli economisti: «per dire tutta la verità, alcuni di noi della vecchia guardia della Sinistra, della Socialdemocrazia, dei Sindacati, della tradizione Liberaldemocratica, abbiamo in passato dato scarsa attenzione all’effetto corrosivo sul nostro stesso pensiero della mentalità della crescita ad ogni costo. Da allora abbiamo compreso l’entità dell’affaticamento del nostro pianeta (causato da un’umanità guidata da una miope massimizzazione del profitto privato, o accumulazione del capitale, come noi a Sinistra preferiamo chiamarla) e la semplice verità che la giustizia sociale non può mai prevalere se la società umana continua distrattamente ad erodere l’ambiente. Ciononostante, sebbene abbiamo aperto gli occhi su questa realtà, abbiamo bisogno che voi, i giovani Verdi Europei, ci teniate attenti alla centralità dell’agenda ambientale nel forgiare lo stato mentale necessario per sostenere un qualsivoglia progetto progressista».

Il manifesto di DiEM25 focalizza il fatto che la crisi attuale dell’Europa si può riassumere in cinque fattori: il debito pubblico; le banche; l’insufficienza di investimenti, i flussi migratori e; l’aumento della povertà. Avrei aggiunto, la stupidità di credere che il capitalismo sia utile all’essere umano.

Per cambiare l’architettura dell’Ue è necessaria la volontà politica della maggioranza assoluta dei Paesi e non basterebbe poiché dovrebbero essere tutti d’accordo. Per costruire un’Ue socialista è necessario introdurre la sovranità economica e politica nelle mani del Parlamento europeo. Secondo i post-keynesiani l’Ue dovrebbe essere organizzata come gli Stati Uniti d’America, con una banca centrale che segue le intenzioni politiche del Congresso. Secondo il mio modesto parare, restituire il controllo monetario ed economico a un’istituzione eletta dal popolo, è fondamentale, ma questo non risolve i problemi delle disuguaglianze esistenti. Credo sia fondamentale avere il coraggio di programmare l’uscita dal capitalismo, cioè uscire dal piano ideologico della «crescita ad ogni costo» ed entrare nel piano della bioeconomia. Per dirla molto chiara, se sono ancora gli economisti a dettare l’agenda politica siamo già morti, le soluzioni più concrete non si troviamo sul piano ideologico dell’economia che mercifica tutto, ma sul piano della creatività umana, della chimica, della biologia e sull’uso razionale dell’energia. L’economia neoclassica non è compatibile con la specie umana e con i limiti imposti dalle leggi della fisica. Il capitalismo non è compatibile con la democrazia che DiEM25 intende introdurre nell’Ue. L’obiettivo della specie umana non può essere l’accumulo, come direbbe Aristotele; non può essere il profitto come direbbe Antonio Genovesi. Fummo fatti per perseguire virtù e conoscenza, ci direbbe Alighieri. Se la democrazia è il metodo per prendere decisioni, l’educazione e la cultura ci consentono di prendere quelle migliori, guidati dall’etica e dalla saggezza, direbbe Platone. Le disuguaglianze si potranno ridurre se e solo se le istituzioni politiche approdano sul piano politico socialista aggiornato dalle conoscenze bioeconomiche per programmare comunità in equilibrio con la natura e stimolando l’occupazione utile. Per ridurre la disoccupazione è fondamentale riterritorializzare attività e funzioni nelle aree decolonizzate dalla globalizzazione neoliberale.

Il tradimento politico dei partiti di sinistra rispetto ai valori originari e ai cittadini che ambivano di rappresentare è chiaro a tutti. Destra e sinistra sono categorie che appartengono alla storia, ma questo non significa che non esistano più valori del socialismo, dell’uguaglianza e dell’ambiente. E’ vero il contrario, oggi il mondo occidentale esprime il pensiero unico dominante, come chiunque possa riconoscere, ed è il pensiero neoliberale che ha schiavizzato i popoli.

Il salto culturale che il pensiero socialista deve fare è quello di liberarsi del materialismo insito al paradigma della crescita, poiché anche il socialismo ha favorito il capitalismo, si è nutrito dal suo tavolo e condotto le persone verso il materialismo annullando la parte spirituale dell’essere umano. E’ stato un errore, così com’è noto l’errore marchiano di non conoscere le leggi dell’entropia. Mentre la DC è stato il partito che ha rappresentato l’élite, il PCI ha sopito sul nascere il famoso dibattito circa i limiti della crescita, iniziato negli anni ’70. E’ l’economia che non funziona poiché riconduce tutto alla mercificazione. Siamo l’unica specie di questo pianeta che produce scarti e distrugge gli ecosistemi, siamo l’unica specie che compra e vende merci attraverso una moneta. DiEM25 se vuole democratizzare deve affrontare gli enormi limiti culturali dell’economia (e degli economisti) e riconoscere che il capitalismo è sinonimo di violenza e distruzione. Fatto questo la creatività umana ha già le soluzioni per migliorare la qualità della nostra vita, ripiegando la tecnica (finanziaria, economica, tecnologica) nel suo posto a servizio della specie umana. Se non abbiamo il coraggio di affrontare questi argomenti …

DiEM25 si pone l’enorme e corretta ambizione di democratizzare l’Europa, ma non può farlo senza la bioeconomia che consente di raggiungere l’obiettivo dell’uguaglianza senza depredare le risorse finite del pianeta. La bioeconomia, soprattutto, ci consente di programmare e progettare la società che tutti noi sogniamo, sostenibile e duratura, attraverso l’uso razionale dell’energia e delle risorse limitate, e tutto ciò stimola nuova occupazione utile.

In questo periodo di crisi della rappresentanza politica e della partecipazione attiva dei cittadini, credo sia doveroso proporre un percorso per riprenderci un’identità culturale, e lanciare un “Manifesto” politico per produrre un dibattito pubblico circa il cambiamento culturale che può consentire all’intera società di approdare in un’epoca nuova, adeguata alle opportunità offerte dall’evoluzione del pensiero e l’innovazione delle tecnologie a servizio dell’uomo in armonia con la natura. E’ necessario percorrere una transizione chiamata “decrescita felice”, per uscire dall’economia del debito, per uscire dal capitalismo, e costruire le basi culturali, sociali, istituzionali e tecnologiche per l’epoca nuova che ci consente di realizzare una prosperità per le presenti e future generazioni.

[…]

Nel riconoscere i limiti culturali e strutturali del capitalismo, un nuovo movimento politico italiano può trovare la risposta necessaria per proporre un cambio dei paradigmi culturali e sostenere quei cittadini, quelle associazioni e quei movimenti culturali per sviluppare un percorso fondamentale utile a costruire la società dell’epoca che verrà; un’epoca ove uguaglianza, diritti e democrazia possono realizzarsi attraverso l’uscita dal capitalismo e l’ingresso nella bioeconomia.

Per dare soluzioni concrete applicabili domani mattina:

Per dare energia allo sviluppo e aggiustare le città è sufficiente osservare i criteri economici e finanziari che giudicano gli investimenti. La valutazione degli investimenti poggia sui criteri di “sostenibilità economica” e “sostenibilità finanziaria”. I Governi possono stabilire che la parte della “sostenibilità economica” (in realtà si tratta di convenienza economica poiché misura il ritorno economico degli investitori) è finanziata con moneta sovrana a credito. Entrando nel merito, per liberare le capacità creative utili a migliorare la qualità della vita è sufficiente darsi criteri non speculativi seguendo l’etica, e utilizzare la moneta sovrana a credito per la coesione sociale ponendosi limiti bioeconomici per impedire il collasso del pianeta.

Il modello più democratico che esiste in Europa, è fuori dall’UE ed è noto, è quello Svizzero di cui non c’è traccia nel manifesto di DiEM25. Pensare di introdurre la democrazia entro dieci anni come auspica DiEM25 è demagogia. Pensare di cambiare la politica è auspicabile ed è doveroso. E’ più facile cambiare gli stili di vita, come sta già accadendo grazie alle tecnologie. Modificare gli stili di vita è un obiettivo percorribile entro un programma di dieci anni, e si può fare molto di più grazie alla bioeconomia e alle sperimentazioni democratiche. Un modello veramente democratico non è centralizzato come si auspica, col serio rischio di imitare il modello USA, dove non esiste una democrazia matura per l’evidente prevalenza della religione capitalista incompatibile con la libertà e la democrazia stessa. Per costruire il potere del popolo (democrazia) è necessario favorire l’auto determinazione e decentrare poteri e funzioni per poi federare, cioè dialogare su pochi temi, nella sostanza la democrazia è l’opposto dei modelli USA ed UE, che sono sistemi feudali per favorire gli interessi delle imprese. Un modello democratico copia incolla i sistemi biologici, le reti di scambio. La Svizzera è l’esempio più democratico che esista e funziona poiché i Cantoni sono ambiti territoriali ristretti, come le Province italiane (fateci caso le Province sono state “abolite”). Non bisognava costruire l’Europa delle Regioni, ma l’Europa delle Province. Non tutto è perduto, l’Ue studia i sistemi locali del lavoro, ambiti costruiti sulle relazioni, come le reti. Dunque è facile intuire quale possa essere la vera riforma democratica: una moneta sovrana a credito a servizio delle comunità (Province e sistemi locali) con finanziamenti per la coesione sociale, per favorire nuova occupazione rigenerando i territori e rilocalizzando le produzioni favorendo sistemi autarchici (auto sufficienza energetica e sovranità alimentare). Il presente futuro della specie umana dipende dall’avvio di un nuova epoca costruita sulla bioeconomia. DiEM25 può scegliere se favorire la nascita di un’epoca nuova o meno, auspico che lo faccia.

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