La città e gli esseri umani.


Da troppi decenni la regressione sociale delle società occidentali e in modo particolare in Italia, ha prodotto anche un abbandono e un profondo disinteresse nell’organizzazione territoriale delle città, nonostante queste siano i luoghi più vissuti dalla specie umana occidentale, solo in Europa circa il 72% degli abitanti vive proprio nelle aree urbane, mentre in Italia la percentuale è del 51%.

L’anno prossimo anche l’agenzia delle Nazioni unite aggiornerà la propria agenda delle politiche urbane, non che la precedente abbia generato dei miglioramenti, ma è il segnale evidente che anche a livello globale c’è un interesse sulla qualità della vita degli esseri umani. In Europa, la Commissione europea incentiva programmi e linee guida, mentre in Italia da più di trent’anni non esiste un controllo nazionale sulla pianificazione urbana e sin dall’applicazione delle leggi regionali, le nostre città anziché migliorare i propri tessuti urbani, buona parte degli amministratori ha favorito la deregolamentazione e le dannose rendite di posizione aumentando le disuguaglianze sociali, inseguendo le teorie neoliberiste e soprattutto i capricci dei Sindaci che hanno cancellato l’architettura e l’urbanistica sostituite dalle immagini auto referenziali delle archistar, completando quel processo di massificazione mediatica sorta con l’invenzione della televisione e che ha divorato persino discipline nobili come l’architettura piegata al nichilismo del capitalismo.

Buona parte delle nostre città, durante gli anni della ricostruzione fino agli anni 2000 sono l’espressione del nichilismo industriale. Fra gli anni ’50 e gli anni ’80, si è consumato un conflitto politico culturale che ha visto prevalere la destra neoliberale, ed oggi è il suo pensiero dominante che governa la globalizzazione: tutto è merce.

Negli ultimi anni i media parlano solo di crisi dell’economia, quando nella realtà, l’economia ha vinto su tutto, l’economia non è mai stata così in forma come oggi, poiché essa mercifica ogni cosa e il neoliberismo è l’essenza dell’economia. La finanza, branca dell’economia, è messa sotto processo, ma è una recita infantile poiché la storia insegna, fra le tante attività umane, che la Parigi da tutti ammirata fu trasformata da Haussmann proprio attraverso le prime operazioni finanziarie aggregando gli istituti bancari, e usando prestiti e interessi, per favorire le rendite immobiliari e fondiarie. Nell’Ottocento, ove il capitalismo era già maturo, accadeva che il disegno urbano veniva associato agli strumenti finanziari col serio rischio di piegare il disegno urbano ai capricci di chi volesse speculare con la rendita fondiaria e immobiliare. Nei primi decenni del Novecento si pensò di porre rimedio alle facili speculazioni, o ridistribuendo la rendita oppure consegnando la pianificazione allo Stato, la cosiddetta municipalizzazione dei suoli. In Italia si favorì la posizione liberale, e tutt’oggi ne paghiamo le conseguenze sociali ed economiche: il nostro Paese è fra quelli che ha il più basso stock di alloggi pubblici e le periferie sono fra le peggiori costruite. Ci salva solo la bellezza dei centri storici, costruiti prima che il mostro del capitalismo divorasse l’architettura, e il paesaggio naturale che ci ha donato madre natura, ma ugualmente messo a rischio dall’idiozia dei capitalisti e dall’apatia dei cittadini.

Per favorire la ricostruzione di città fatte per gli esseri umani non esistono compromessi: architettura e urbanistica devono sbarazzarsi del capitalismo, o quanto meno il disegno deve tornare a prevalere sull’economia, esattamente come accadeva nel medioevo, ove ogni attività economica era subordinata ai cicli naturali e alla creatività delle persone. La bellezza era un valore, e per favorire la rinascita di questo paradigma culturale dobbiamo rompere una consuetudine immorale, ricacciando la moneta nel suo ruolo, un metro di misura: il denaro non è ricchezza, e non è valore. La creatività è valore, la natura è valore. Il disegno urbano è valore, se e solo se questo favorisce la crescita dello sviluppo umano, se e solo se rompe le rendite di posizione e costruisce servizi per la collettività favorendo la bellezza, il decoro, e riparando ambienti e tessuti urbani mal costruiti. Nel periodo in cui ormai la moneta è creata dal nulla, e basata solo sulla fiducia, esiste l’opportunità concreta di avviare un sistema economico alternativo per uscire dalla speculazione finanziaria e sostenere la rigenerazione urbana bioeconomica. Per far questo c’è bisogno di una volontà politica, affinché le istituzioni siano liberate dai ricatti del famigerato libero mercato. Soprattutto nella vecchia Europa, ove le città sono in crisi poiché deindustrializzate è necessario riscrivere l’impianto dei sistemi di credito così come i principi dell’economia globale, avviando una transizione epocale e mettendo al centro la specie umana e le leggi della natura. Bisogna favorire nuovi sistemi di relazione, e consentire ai cittadini di uscire da un sistema forgiato su rapporti monetari, e approdare a un sistema economico fondato su relazioni dettate dai comportamenti etici e responsabili. La storia dimostra che il capitalismo ha alienato la specie umana, l’ha resa violenza e ha distrutto lo spiritualismo. Se tutti i nostri rapporti sono essenzialmente materiali è evidente che anche l’architettura e l’urbanistica siano conseguenza di questo atteggiamento distruttivo e prevaricatore, e così spariscono le piazze, i teatri e biblioteche ma compaiono i centri commerciali e le insegne pubblicitarie, ovunque anche in internet. La pubblicità coincide con la città, gli esseri umani sono sostituiti dai consumatori, le persone dalle professioni.

Nonostante le difficoltà esistono opportunità per cambiare ogni cosa poiché la coscienza e la conoscenza della specie umana possono piegare alcune tecnologie e indirizzarle in un utilizzo sociale, così come la bellezza e il decoro possono tornare a essere obiettivo degli urbanisti. Si tratta di avviare un percorso cooperativo ove le trasformazioni delle città siano coordinate e sostenute dai cittadini stessi. Essi dovrebbero diventare i committenti della rigenerazione urbana bioeconomica favorendo disegni che rappresentano opportunità di sviluppo umano. E’ necessario osservare e perseguire l’aumento degli spazi pubblici o un loro riequilibrio con lo spazio privato, un corretto uso del suolo attraverso densità medie (mixité sociale) e l’introduzione di servizi culturali richiesti dai cittadini, oltre all’impiego di un mix tecnologico che favorisce l’uso razionale dell’energia per cancellare sprechi e diventare auto sufficienti. Questi e altri indirizzi che trasformano i non luoghi del consumo in città per riallacciare rapporti di comunità e stimolare la convivialità.

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