Parole e valori rimossi dagli italiani


Bisogna riconoscere che l’ideologia neoliberale ha svolto un lavoro estremamente accurato e preciso. Per arrivare a rincoglionire un italiano su due, cosi dicono le statistiche sull’ignoranza funzionale e di ritorno, vuol dire che il sistema formativo universitario per gli insegnanti scolastici e quello del mondo accademico è fra i più devastanti del mondo occidentale, anch’esso annegato nel nichilismo. Probabilmente viviamo in un sistema culturale – quello scolastico e universitario – incapace di proporre una reazione virtuosa alla pubblicità delle imprese e dei mass medium. Non c’è dubbio che ci siano ancora insegnanti liberi, capaci e preparati, ma il sistema non li favorisce, li isola. La rimozione delle capacità creative, necessarie per la libertà e l’autonomia di pensiero, consente un facile asservimento degli individui al peggiore conformismo di sistema e preserva i comportamenti immorali, dannosi per lo sviluppo umano. Se la crescita del neoliberismo distrugge posti di lavoro senza che a questo disastro si contrapponga una programmazione per favorire la nascita di nuovi impieghi è soprattutto merito dall’incapacità della classe dirigente (partiti, università e imprese) e dell’apatia di cittadini chiusi in se stessi.

Mentre altre comunità stanno stimolando una rinascita del socialismo (sia in Europa che negli USA), e le istituzioni locali europee stanno realizzando luoghi urbani più vivibili, noi italiani siamo persino spaventati dalle parole, e così lo stesso termine socialismo, in Italia ha perso di valore politico e persino coperto dal disprezzo o dall’indifferenza. La responsabilità politica, senza dubbio risale al vecchio partito socialista di Craxi, precursore del leaderismo italiano che nell’immaginario collettivo l’ha fatto associare alla corruzione, mentre l’ex partito comunista si è semplicemente dissolto, sciogliendosi, e poi il nuovo partito fece scelte di campo precise, e cioè aprire alle posizioni neoliberali, le stesse della destra.

In soli trent’anni è cambiato il panorama industriale, e sono cambiati i soggetti politici favorendo una confusione fra i cittadini elettori che non si era mai vista prima. All’interno di questa confusione l’élite ha saputo navigare in maniera adeguata e tranquilla, visto che i profitti delle aziende sono aumentati come non era mai accaduto nella storia dell’industrialismo, e il sostegno principale alla rifeudalizzazione della società è venuto proprio dalla cancellazione degli ideali socialisti costruendo un’Unione europea a trazione neoliberista, la peggiore destra che si possa immaginare poiché sta distruggendo la specie umana.

La storia maestra di vita ricorda che furono gli utopisti socialisti a suggerire soluzioni pratiche per migliorare le condizioni di vita degli abitanti costretti in schiavitù dall’esplosione dell’industrialismo. La differenza fra l’Ottocento e la realtà odierna, è che l’industrialismo ha lasciato le aree della vecchia Europea, per preferisce le famigerate zone economiche speciali, mentre l’evoluzione tecnologica suggerisce un insieme di soluzioni che liberano individui e famiglie da obblighi e dipendenze dal monopolio delle imprese di profitto. Ciò che coincide fra il passato e il presente è che le soluzioni politiche rientrano esattamente nelle utopie dell’Ottocento, a partire dalla rinascita del concetto di comunità sino all’opportunità di realizzare città auto sufficienti e collegate in rete per scambiarsi le eccedenze. Se i popoli europei vogliono sostituire questa Unione europea con un’altra, devono necessariamente compiere un salto paradigmatico, lasciare il piano ideologico del capitalismo ed approdare sul piano della bioeconomia. E per farlo bisogna agire sul piano culturale, l’ambito educativo e formativo distrutto dal neoliberismo.  La scuola e l’università, psico programmate secondo gli indirizzi dell’industrialismo di massa, vanno liberate dai dogmi e lasciate libere di agire per ricostruire il senso di comunità e progettare realtà applicando i valori costituzionali.

Osservando la storia con maggiore attenzione, capitalismo e socialismo si sono sviluppati sullo stesso piano ideologico della crescita, e le idee degli utopisti furono rimosse nel secolo Novecento, poiché le soluzioni proposte rientravano in schemi organizzativi autarchici e anarchici, cioè favorivano l’autonomia e l’auto determinazione dei popoli in contrapposizione al modello istituzionale che poi si realizzò sia nei paesi capitalisti e sia in quelli socialisti. Destra sinistra si sono concretizzate in sistemi di “controllo centralizzato“, la destra preferisce che il mercato sia nelle mani delle imprese (liberalismo) mentre la sinistra preferisce le mani dello Stato, ma entrambi i sistemi sono nelle mani dei banchieri (è un sistema centralizzato). Oggi l’Occidente è nelle mani del regime autoritario del WTO (è un sistema centralizzato) che sfrutta le finte democrazie rappresentative come sistema di controllo delle leggi che favoriscono il neoliberismo. Gli attori politici servono a creare una rappresentazione teatrale secondo il vecchio schema divide et impera: destra e sinistra; e questo schema funziona ancora nel senso che scoraggia e “spaventa” le persone disinformate che disorientate finiscono col votare spesso partiti di destra e sostenere l’iunctus et impera (uniti e impera, poiché la destra è ovunque). Non comprendere un discorso politico poiché disinformati e ignoranti conduce l’elettore nel votare i peggiori soggetti politici.

Un passo politico maturo può essere quello di storicizzare destra e sinistra nel senso economico dei termini, cioè superando la religione della crescita infinita, superando il capitalismo. Un soggetto politico maturo, nell’affrontare il problema dell’ignoranza funzionale e di ritorno, può dare un contribuo all’evoluzione della società moderna, e quindi creare una massa critica interna alle comunità; una massa consapevole e ben istruita che può formare nuova classe dirigente, onesta ed autonoma pronta a costruire una società della bioeconomia per ridurre drasticamente le disuguaglianze e puntare alla felicità.

Noi italiani dobbiamo costruire un percorso simil Podemos poiché solo attraverso un soggetto puramente democratico potremmo costruire la speranza di inserire rappresentanti del popolo, meritevoli e capaci, utili a ribaltare il sistema secondo nuovi paradigmi; poiché oggi esiste un sopra (l’élite degenerata) e un sotto (i popoli), e noi siamo quelli che stanno sotto. Idee e valori per ricostruire uno strumento democratico si trovano nella storia politica della sinistra, ed oggi possiamo riprendere quei valori per condurli sul nuovo piano politico e filosofico proposto dalla bioeconomia che trasforma la produzione capitalista in un sistema equilibrato con la natura. E’ un modello che snatura l’economia stessa perché introduce l’entropia, distingue i beni dalle merci, e ci consente di adottare programmi, piani e progetti per rigenerare i nostri territori riducendo la dipendenza dal sistema globalista, riducendo lo spazio del mercato per accrescere lo spazio della comunità ma stimolando nuove opportunità e nuovi impieghi.

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7 pensieri riguardo “Parole e valori rimossi dagli italiani”

  1. […] In soli trent’anni è cambiato il panorama industriale, e sono cambiati i soggetti politici favorendo una confusione fra i cittadini elettori che non si era mai vista prima. All’interno di questa confusione l’élite ha saputo navigare in maniera adeguata e tranquilla, visto che i profitti delle aziende sono aumentati come non era mai accaduto nella storia dell’industrialismo e il sostegno principale alla rifeudalizzazione della società è venuto proprio dalla cancellazione degli ideali socialisti costruendo un’Unione europea a trazione neoliberista, la peggiore destra che si possa immaginare poiché sta distruggendo la specie umana. […]

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