La politica razziale e feudale è in corso d’opera


Apriamo la mente e cominciamo a riflettere conoscendo meglio la storia economica delle politiche liberiste, mercantili e neomercantili, o meglio la storia razziale e schiavista. Tutta l’élite che risiede negli Stati occidentali e coloniali ha costruito la propria agiatezza attraverso la schiavitù, e nonostante si millanti il contrario, nonostante siano trascorsi secoli e secoli, sembra non sia cambiato nulla. Dall’impero britannico fino ai giorni nostri, l’élite ha saputo adattarsi e controllare le risorse secondo il proprio tornaconto a danno dei popoli. La fine del capitalismo reale in Europa, spostatosi volontariamente nei cosiddetti paesi “in via di sviluppo” ribattezzati “emergenti”, genera nuove politiche sociali e d’immigrazione indotta, e non più forzata. Nel nuovo mondo gli africani venivano deportati, poi una guerra decise di cancellare la concorrenza sleale e così nacquero gli USA, staccandosi successivamente dal controllo monetario dell’Inghilterra. “Finito” l’impero britannico delle colonie, nasce l’impero della “city di Londra” del mondo offshore e dei paradisi fiscali con collegamenti anche negli USA. Per arginare gli scompensi produttivi del capitalismo reale, l’élite programma l’ingresso di nuovi schiavi attraverso la pubblicità. L’aspetto più degradante di quest’élite degenerata e inumana, è che non esiste alcun soggetto politico capace di costruire un’area territoriale rispetto ai diritti umani, per il semplice fatto che tutti questi burattini sono stati psico programmati dal piano ideologico neoliberale che ha la priorità del profitto per il profitto, convinti che il benessere corrisponda con l”accumulo di pezzi di carta prestati agli Stati e creati dal nulla. Tutti gli attori politici trasmettono egoismo, avidità, e discriminazioni razziali, compresi i finti rivoluzionari.

La manipolazione della percezione pubblica sta concentrando le proprie energie nel legittimare la rifeudalizzazione della società, sono mesi e mesi che il dibattito pubblico promuove un linguaggio razzista orientato sul divide et impera, e alla continua regressione mentale degli individui. Le politiche razziali sono solo una delle facce del capitalismo liberale, e diventano concrete proprio nel cuore dell’Europa, in Ungheria si ammassano esseri umani per essere successivamente selezionati, e la Germania pianifica le quantità di nuovi schiavi con protocolli convincenti e accomodanti per essere addomesticati al modello delle imprese tedesche, senza diritti sindacali imitando lo stile Marchionne. In Italia vergognosamente si rubano risorse pubbliche attraverso il dramma dei migranti per dare da mangiare agli amici degli amici.

La classe politica e dirigenziale italiana, anticipando le altre classi politiche europee, si comporta da circa trent’anni come se la società non avesse più diritti civili, in sfregio e disprezzo dei principi costituzionali. Le forze dell’ordine, manovrate da leggi ad hoc, non agiscono massicciamente contro la schiavitù nei campi agricoli e tanto meno contro le imprese che sfruttano i lavoratori ed eludono il fisco tramite il sistema offshore. Gli imprenditori e i politici italiani hanno sperimentato, prima di altri, la competitività salariale interna mettendo gli operai italiani gli uni contro gli altri, abituando giovani e adulti alla servitù volontaria. Da decenni prima nel Meridione il famigerato lavoro nero prevarica la regolare assunzione; dopo il lavoro nero ha invaso anche il Nord, basti entrare in un pubblico esercizio. Solo adesso le altre élite europee si muovono imitando il comportamento degli italiani ma proponendo regole scritte per selezionare la schiavitù necessaria a sostegno del profitto delle imprese. La differenza fra l’élite europea e quella italiana sta solo nel fatto che i “nostri” prima agiscono, sperimentano, e poi gli altri copiano introducendo regole che tornano in Italia per legittimare una realtà, ormai già consolidata. Il modo in cui l’élite italiana ha saputo aumentare le diseguaglianze per arricchire i ricchi, è uno stimolo per gli altri, avrebbero voluto farlo anche loro (inglesi e tedeschi in primis); il modo in cui hanno saputo conservare il Sud in una condizione svantaggia rubando costantemente risorse pubbliche senza realizzare servizi adeguati ma a vantaggio dell’élite, è un modello politico che vorrebbero copiare per l’est dell’Europa.

Tutti i finanziamenti europei orientati verso le cosiddette “Regioni in via di sviluppo” servono a far crescere determinate imprese inserite in un determinato modello di società. Ad esempio, numerose imprese italiane ed europee per aumentare i propri profitti riducendo i costi, hanno spostato gli stabilimenti produttivi nell’est dell’Europa poiché l’operaio costa meno (il lavoro è merce come spiegò Marx), ecco perché la produttività cala in Italia e nei paesi periferici, ma aumenta altrove. Il Meridione d’Italia, già deindustrializzato da più di un secolo, ha usato meno tali fondi poiché non ha fatto proprio richiesta di usarli, in quanto tutto l’impianto burocratico finanziario è nelle mani dei banchieri e nessuno è del Sud. I criteri valutativi sono indicatori finanziari e favoriscono il servizio del debito a vantaggio delle banche. Inoltre in alcune Regioni la categoria di dirigenti e funzionari è persino incapace di farlo, mentre la classe imprenditoriale rimasta a lavorare e produrre è culturalmente isolata dal modello sviluppista proposto dall’UE. Basti osservare la tipologia di fondi europei usati dal Meridione, sono soprattutto opere e infrastrutture pubbliche richieste dagli Enti pubblici.

Se il modello dell’UE è lo sviluppo sostenibile, cioè l’economia neoliberista, è del tutto logico che le imprese puntino all’aumento dei dividendi attraverso il modello multinazionale, sfruttando l’opportunità di scaricare i costi verso i Paesi che tassano di più (Italia) e gestire i profitti nei Paesi con giurisdizioni segrete (city di Londra, etc.), e così si colgono gli incentivi a delocalizzare sfruttando al massimo la concorrenza salariale. Le imprese fanno a gara per non pagare le tasse internazionalizzando e sfruttando le tasse dei cittadini tramite le politiche dell’UE inventate dal modello neoliberale. Nei paesi periferici si licenzia e si assume in quelli emergenti a costi inferiori. Il famigerato TTIP produrrà un ulteriore desertificazione manifatturiera in tutta Europa a vantaggio delle multinazionali. Prima si esce dal mondo economico neoclassico, e prima le persone torneranno a riprendersi la propria libertà e dignità.

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