Conversione ecologica

Uno dei punti del programma politico di Podemos è la cosiddetta “conversione ecologica“, un tema recente per il mondo dei politici, ma ben conosciuto nell’ambito accademico, culturale e persino industriale. Il tema affonda le proprie radici e la propria ragione di essere nelle applicazioni e nelle trasformazioni della produzione industriale di merci; sin dal dopo guerra la crescita ha aumentato la produzione del cosiddetto prodotto interno lordo in tutti i paesi occidentali, e questo aumento ha fatto corrispondere un aumento dell’occupazione dagli anni ’50 fino agli anni ’80, e poi con l’informatica, le nuove tecnologie e l’impiego dei robot una crescente riduzione degli occupati, ma una continua crescita della produzione di merci. Dagli anni ’80 la crescita non sempre è coincisa con una migliore qualità della vita, anzi la globalizzazione ha sostenuto e incentivato la delocalizzazione delle produzioni industriali facendo ridurre ulteriormente il numero degli occupati. Mentre accadeva tutto ciò Nicholas Georgescu-Roegen dimostrava con precisione matematica tutto l’impianto truffaldino dell’economia neoclassica, precedentemente criticato da Keynes, Daly, Schumpeter e Marshall. In ambito intellettuale anche i non economisti prefiguravano il fallimento della modernità, Illich, Mumford, Pasolini, prendendo spunto da riflessioni di Aristotele, Platone, Heidegger, Weber, Sombart, Arendt.

Georgescu-Roegen Produzione fondi-flussi
Georgescu-Roegen, produzione fondi-flussi

Georgescu-Roegen correggendo la funzione della produzione prefigurava la bioeconomia e la conseguente decrescita selettiva delle produzioni inutili, proponendo di ristabilire l’equilibrio ecologico con l’analisi dei flussi di energia e materia, abbinata all’etica delle scelte politiche.

Una vera e sincera conversione ecologica dell’attuale modello è possibile solo uscendo dal capitalismo e dagli obsoleti paradigmi dell’economia neoclassica che ignora l’entropia, detesta la democrazia e rinnega l’etica. Il fatto che gli odierni livelli di produzione delle merci, dettati dagli interessi del WTO e assecondati dagli stati occidentali, siano insostenibili e dannosi per la sopravvivenza umana, è ormai, credo, una concezione data per scontata, anche per coloro i quali che affermano il contrario, ma lo fanno poiché sono i prezzolati sostenitori dello status quo. E’ ragionevole credere che sia meno scontato il fatto che bisogna uscire dal capitalismo per arrestare l’autodistruzione e transitare in un’epoca nuova.

La buona notizia è che alcuni ambiti industriali hanno investito nella bioeconomia, altri lo stano facendo anche nella chimica (uscendo dalla chimica petrolifera) e nell’agricoltura per tornare ai ritmi della natura; e persino uno dei settori più impattanti, quello delle costruzioni, possiede conoscenze avanzate e consolidate per avviare una conversione ecologica, garantendo persino la sufficienza energetica di tutto l’ambiente costruito applicando l’uso razionale dell’energia, la rigenerazione urbana figlia della “sostenibilità forte”, e con l’impiego di un mix tecnologico. L’ostacolo a questa ambizione è la corruzione, l’arroganza e l’ignoranza dei politici, il legislatore, e settori di imprese e banche che sostengono l’economia del debito e l’esclusiva dipendenza dagli idrocarburi. Un altro ambito virtuoso è il mondo del riuso e del riciclo totale, così come la mobilità intelligente, e sono tutti rallentati, osteggiati dalle ragioni sopra accennate ed ampiamente note alla cittadinanza, ahimé poco consapevole dell’opportunità di transitare fuori dal capitalismo e dentro la bioeconomica, che crea nuova occupazione utile.

Podemos e Syriza hanno l’opportunità di approfondire e presentare un progetto di bioeconomia per l’Europa e per i propri paesi affrontando e risolvendo, con un unico approccio culturale, tre problemi atavici della modernità: lavoro, ambiente e democrazia.

Annunci

Regimi feudali e cambio di rotta

Spesso ho preferito soffermarmi sul fatto che la società attuale è così iniqua, immorale poiché siamo noi cittadini a sostenere questo status quo, e non mi discosto da questa autocratica. E’ assolutamente vero che la nostra ignoranza e il nostro nichilismo sono le fondamenta dei nostri problemi, ma è altrettanto vero che la possibilità di ribaltare lo status quo risiede nel nostro cervello dotato di neuroplasticità. Negli ultimi tre secoli il capitalismo si è radicato nei nostri pensieri, ma abbiamo la capacità di elaborare nuovi schemi mentali (neuroplasticità) che rispecchiano una società diversa da quella attuale. Osservando la nostra società fondata su vizi e credenze obsolete possiamo attingere alla nostra coscienza e proporre nuovi paradigmi.

Soffermiamoci su alcune di queste credenze: i partiti. Il modello predominante è chiamato modello Easton (comportamentismo politico), cioè dotato di regolatori di accesso (gatekeepers) attraverso cui selezionare le domande che entrano nel sistema stesso, la scatola nera (black box) dove vengono prese le decisioni. I regolatori di accesso sono sia di tipo strutturale, i partiti, che culturale ossia l’insieme di quelle norme, regole e procedure che connotano la società politica (la televisione). Il flusso di domande così filtrato giunge alla black box (centro decisionale del sistema) dove operano tre componenti: la comunità politica, il regime, l’autorità. Oggi la manipolazione politica è più efficace poiché potenti algoritmi sono capaci di profilare gli utenti dei social media. Queste informazioni sono merce e sono vendute ai partiti, che assoldano altre aziende capaci di influenzare in maniera subdola ignari utenti dei social media, soprattutto chi soffre di ignoranza funzionale. Nella società feudale l’ignoranza era un’arma fondamentale per i sovrani.

Tale modello viene adoperato da tutti i regimi, compresi quelli non democratici, e nel corso degli ultimi anni le élite racchiuse nel WTO stanno favorendo e sostenendo un efficace processo di rifeudalizzazione della società tramite organizzazioni politiche autoritarie, la televisione, e l’istruzione. Esempi concreti sono presenti anche in Europa, è sufficiente osservare i partiti e sedicenti movimenti alternativi che usano il modello Easton con derive autoritarie. Ad esempio, si stanno sviluppando movimenti populisti con leader carismatici caratterizzati da un’ideologia non ben definita, con l’obiettivo di raggiungere una mobilitazione di massa, l’impiego di una politica di “paura” mista a ricompense, decisioni arbitrarie e l’assenza del pluralismo. Questi movimenti rientrano palesemente nei regimi autoritari poiché si caratterizzano sul pluralismo limitato e non responsabile, e l’assenza di un’ideologia ma con la presenza di una mentalità, ossia l’insieme di credenze, valori ed atteggiamenti “rivoluzionari” che vengono coltivati per giustificare e sostenere il leader ed il movimento stesso. Le nuove tecnologie informatiche sono ampiamente usate da certi movimenti, ma non per diffondere la democrazia, ma per consultare e testare la fede dei partecipanti e giustificare le scelte determinate dai regolatori di accesso nella black box (followership). Nella sostanza l’attuale panorama politico è fermo agli anni ’50 ed è regredito in oligarchie tecnologiche (Forza Italia, PD e M5S adoperano le stesse dinamiche e gli stessi strumenti).

Aristotele, Platone, Socrate, Machiavelli, Montesquieu, Bodin, Weber, Heidegger, Arendt potrebbero ridere e/o dispiacersi osservando la nostra società totalmente avvolta e travolta dal capitalismo, e regredita allo stato infantile per essere facilmente plasmata dalla pubblicità. Socrate e Platone sapevano benissimo che bisognava stare attenti a coloro i quali parlavano alla pancia del popolo, così com’è noto che solo la cultura ci consente di compiere scelte consapevoli, mentre l’etica è la guida delle scelte.

Uscendo dalla retorica dei demagoghi dovremmo focalizzare un fatto: l’élite che controlla e governa l’Occidente ha una sua ideologia: capitalismo, ed il suo contrario si chiama bioeconomia. La bioeconomia è soprattutto un’evoluzione del sistema produttivo che rispetta le leggi della natura consentendoci di prosperare; dunque è necessario costruire un movimento politico capace di rappresentare tale evoluzione. Un aspetto sottovalutato dal sistema, dallo status quo, è il dissenso consapevole che sta crescendo, cioè il cosiddetto partito del non voto che dovrebbe organizzarsi anziché lasciare indisturbata l’élite. Dissentire nei confronti di una società iniqua è corretto, ma è altrettanto fondamentale pensare un nuovo paradigma per costruire la società che desideriamo, in questa transizione è necessario sostituire le credenze basate su vizi e capricci, e introdurre un sistema di valori ben riconoscibili, chiari e basati su razionalità e diritti umani.

creative-commons