La Sinistra che non c’è più, ma che …


E’ storia recente che una parte dei politici italiani, quelli che hanno l’immagine di essere di sinistra stiano pensando un’operazione riciclo di ampio respiro. Il mio auspicio è che veramente gli italiani possano tornare ad esprimere un voto a sinistra, ma quest’auspicio è ancora molto lontano. Perché? Il mondo sta cambiando, la società è già cambiata, tranne l’atteggiamento ed il pensiero politico di taluni personaggi spinti dall’auto referenzialità e dallo spirito di auto conservazione. Dinamiche e pensieri politici sono rimasti ai modelli degli anni ’50, e in Italia gli attori politici rientrano tutti, ripeto tutti, in modelli degli anni ’50 implementati durante gli anni ’70. I media hanno avuto la capacità di creare uno spartiacque politico, prima del 1992 e dopo il 1992, prima o dopo tangentopoli. Proviamo a vedere la realtà non con gli occhi del giornalista prezzolato ma col raziocinio, proviamo a pensare come fossimo liberi, irriverenti nei confronti del pensiero dominante e nei confronti degli schemi sociali conformisti, e soprattutto curiosi, vivi, ponendoci dubbi e domande. Del resto non ci vuole molta fatica, solo un po’ di genuina curiosità e scopriremo che oggi i partiti hanno i medesimi meccanismi decisionali, le stesse dinamiche sociali (personalismo e auto referenzialità) e persino gli stessi obiettivi. Dal berlusconismo al renzismo, dal grillismo ai salvini, sono tutti schemi della pubblicità politica anglosassone; tutti rappresentano la comunicazione leaderistica fatta negli USA ove conta più l’immagine del candidato leader piuttosto che la serietà e la professionalità di idee, di programmi e soprattutto piuttosto che la squadra di una classe dirigente politica espressione di determinati valori. Sono tutti schemi di modelli autoritari semplificati che emergono dal mondo della pubblicità, cioè della propaganda sorta negli anni ’30, e pertanto la gestione dei burattini risulta molto semplice, è sufficiente che un candidato leader risulti credibile agli occhi dell’opinione pubblica, e non che lo sia realmente per comprovata moralità e capacità. Per scoprire l’acqua calda è sufficiente conoscere un po’ di filosofia politica (Platone, Socrate, Aristotele, Bodin, Hobbes, Rousseau, Locke, Proudhon, Fourier, Marx, Weber, Arendt, Chomsky) e di scienza politica, senza diventare esperti, non c’è bisogno. Tutti i partiti, una volta raggiunto il potere, non deliberano scelte radicali per cambiare lo status quo ma eseguono indicazioni esterne consegnate dai loro think tank (il cosiddetto potere invisibile delle società sovranazionali e delle SpA) e per fare questo, senza che il popolo tolga loro fiducia, esiste un sistema globale di manipolazione della percezione dell’opinione pubblica (regolatori di accesso, gatekeepers), che agisce anche come strumento di controllo dell’azione politica, ma non per l’interesse generale. Tutti i partiti hanno i propri “regolatori di accesso” e le proprie “scatole nere” dove vengono prese le decisioni, tutti usano il modello del comportamentismo, poi evolutosi in altri modelli di analisi (la scelta razionale, la neo-istituzionalista e del culturalismo) ove si misurano i consumatori, le opinioni, le credenze ed i valori per assecondare con più efficacia i bisogni del mercato politico, ma non per migliorarlo secondo un approccio etico e valoriale, ma secondo un approccio di opportunità politica (il dogma è: vendere, vendere, vendere). L’innovazione tecnologica dei social media consente ad alcune aziende private collegate ai partiti di compiere profili sugli utenti e orientarli sulle scelte politiche. Secondo la concezione machiavellica, la nostra società è governata da un’oligarchia SpA – corporativismo di gruppi di interesse – che si muove in maniera del tutto indisturbata poiché il popolo, che teoricamente possiede il potere supremo, è ampiamente avviluppato nel proprio nichilismo. Negli ultimi anni, nel silenzio assoluto senza che vi sia stato dibattito pubblico le nostre istituzioni e soprattutto i politici si comportano come fossimo in una democrazia rappresentativa maggioritaria, cioè il modello anglosassone, senza che il popolo sia stato informato e/o chiamato ad esprimersi, di fatto violando la Costituzione italiana. Il cosiddetto modello Westminster prevede la concentrazione del potere esecutivo in governi monopartitici, il predominio dell’esecutivo, il sistema elettorale maggioritario, il sistema bipartitico, il potere legislativo in un’assemblea monocamerale, l’assenza di ricorso a consultazioni referendarie, e flessibilità della Costituzione. Questo elenco, fa venire in mente qualcosa?

In buona sostanza nessun partito si occupa di portare avanti valori etici universali, nessuno si occupa di stimolare e incrementare la partecipazione popolare, e nessuno ha la priorità di cambiare lo status quo per favorire la nascita di una società che consenta alle persone di accedere a livelli d’istruzione e di conoscenza per tendere alla libertà e alla felicità. Fatto questo, scopriremo che non esiste un partito di sinistra in Italia, e se vogliamo spingerci oltre la sinistra, scopriremo che nessuno dei partiti presenti sulla scena politica si pone l’obiettivo di realizzare una visione nuova della società e soprattutto la visione adeguata per noi esseri umani. Ad esempio, chiunque si ponga l’obiettivo di perseguire la bioeconomia uscendo dal capitalismo è in buona sostanza un rivoluzionario, o per dirla col linguaggio dei politologici è un riformista, oppure un progressista. Rivoluzionario, riformista, progressista tutti termini usati e abusati dai giornalisti e dai politici, e che oggi sembrano aver perso senso e significato. Chi oggi porta avanti valori di cambiamento conformi a valori e idee bioeconomiche non trova un’adeguata rappresentanza perché questa rappresentanza semplicemente non esiste, il problema innanzitutto è culturale, poi è di fiducia politica. Non sono solo i partiti, che non desiderano cambiare lo status quo da cui essi traggono benefici economici e sociali, in tal senso il concetto di “casta“, tanto amato dai giornalisti, andrebbe allagato e meglio specificato perché dalla conservazione dello status quo hanno un ritorno economico soprattutto le SpA che lavorano con la pubblica amministrazione e le multinazionali. Non è difficile trovare politici “trombati” in queste SpA, come non è difficile notare che manager e banchieri siano “scesi in politica” per ricoprire ruoli istituzionali di primo piano. Tutti personaggi forgiati e formati dal pensiero dominante: neoliberismo.

Per migliorare la società e le condizioni di vita degli abitanti è necessario investire in un percorso di ampio e lungo respiro, non sarebbe ragionevole, a breve termine, investire energie in dispendiose gare elettorali, ove è accaduto il risultato è stato deludente. Una priorità è il progetto culturale perché oggi non ci sono politici con l’adeguata visione, nel senso che solo una piccolissima fetta della popolazione è consapevole delle enormi potenzialità della bioeconomia, e per questo motivo, prima di tutto, sarebbe saggio realizzare modelli sociali bioeconomici ben radicati sul territorio prima di investire in una rappresentanza politica che potrebbe far sfumare ogni aspettativa. Sotto quest’aspetto i cittadini hanno un’enorme responsabilità poiché solo la cittadinanza ha il potere di cambiare ogni cosa attraverso piani, e progetti bioeconomici e percorsi partecipativi efficaci. La sinistra nasce e rinasce in questi piani e progetti, basti ricordare l’inizio del secolo XX ove lo sviluppo dell’industrialismo creò condizioni igieniche e sociali difficili, e gli Stati sovrani programmarono politiche socialiste a favore dei ceti meno abbienti. La sinistra nacque in antitesi al capitalismo per consentire agli ultimi di migliorare le proprie condizioni di vita. In Italia, esiste oggi una rappresentanza parlamentare che abbia portato un progetto di società prosperosa (senza il capitalismo)? E’ una domanda retorica, ovviamente, non c’è e non può esserci visto che il nichilismo governa la società. Oggi la società è cambiata, è stata psico programmata, è più servile, e non c’è più l’aiuto di uno Stato sovrano, per questo motivo bisogna ripartire dal senso di comunità usando conoscenze e competenze più avanzate sia nelle tecnologie sia nelle dinamiche di squadra con l’uso di strumenti creativi e partecipativi ove ognuno può dare il proprio contributo. In questi percorsi rinasce concretamente la sinistra, ove gli “ultimi” – il cosiddetto 99% – ribaltando gli schemi si riappropriano dei mezzi (conoscenze, processi, tecnologie, risparmi, investimenti) per rigenerare parti di città, e comunità intere. Queste virtù non esistono nei partiti, non si possono trovare in quelle organizzazioni degenerate come testimoniò Berlinguer, e poiché oggi agiscono per ridurre gli spazi democratici e portare avanti altri interessi, quelli dell’1%, è necessario mobilitare gruppi, comitati e associazioni verso nuove esperienze, genuine, e libere dalle influenze dei cosiddetti uomini degli apparati di partito. A questo percorso concreto di rigenerazione sociale dovrebbero partecipare le imprese che operano nella bioeconomia poiché sono l’esempio esistente di un interesse e di una società diversa e sostenibile. In Italia, c’è un estremo bisogno dell’esempio virtuoso di Adriano Olivetti, che si replichi in ogni luogo, in ogni comunità. Ciò di cui abbiamo bisogno, possiamo costruirlo da soli e fare massa critica con gli Olivetti italiani per mettere in pratica la bioeconomia, le nuove abilità, e le conoscenze per migliorare la nostra condizione di vita.

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4 pensieri riguardo “La Sinistra che non c’è più, ma che …”

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