Soldi? Non è mai stato un problema!


Uno dei condizionamenti più paralizzanti di questa recessione, o crisi, come la volete chiamare, è senza dubbio la granitica credenza verso istituzioni obsolete come le organizzazioni sovranazionali, le banche ed i soldi. La radice del problema è di natura psicologica, è l’estrema fiducia e reverenza nei confronti di questi organismi incancreniti, e quindi è la nostra struttura mentale a favorire lo status quo, un dogma religioso e timoroso verso il mito, e il Dio danaro. La storia dell’umanità non è fatta di queste istituzioni moderne poiché i popoli non hanno mai avuto questa convinzione, cioè aver timore e rispetto del Dio danaro, la ricchezza si misurava nel saper fare e dall’economia reale. Gli scambi commerciali si sviluppavano nella ricerca e nella distribuzione delle risorse, nella costruzione di città e villaggi, nella capacità di auto produrre e commerciare a breve distanza, fiere e mercati servivano a scambiare le proprie merci e spesso lo strumento di misura era la fiducia, e le convenzioni che di volta in volta si stabilivano, come il baratto, oppure le monete. Buona parte dei popoli trovavano sconveniente l’uso delle monete e la vita degli individui ruotava sulle proprie capacità di costruire, coltivare, tessere, lavorare il legno, il ferro etc. Persino i feudi e le città Stato riuscivano a vivere grazie alle capacità dei sui abitanti nel dissodare e fertilizzare i terreni, e costruire gli edifici, queste conoscenze e capacità erano la ricchezza delle comunità, fra l’impero romano, il medioevo ed il rinascimento l’umanità è stata in grado di costruire le più straordinarie architetture, e tutt’oggi sono ammirate per l’immensa bellezza. Le tasse erano molto basse e soprattutto erano commisurate alla capacità del reddito. Dai sumeri ai popoli aztechi, passando per gli egizi, poi l’impero romano fino ad arrivare al XVI secolo, l’umanità ha vissuto senza il capitalismo. Tutto cominciò con la nascita delle banche, con l’invenzione dei primi titoli di debito e di credito, e l’arbitrio truffaldino di compagnie e banche che dichiaravano di possedere determinate riserve auree utili a finanziare guerre, e tali eventi servivano ai sovrani per espandere i propri interessi, reperire risorse e valori. Tutto il capitalismo moderno nasce su questi presupposti cioè i crimini monetari, alias l’invenzione della ricchezza dal nulla millantando di possedere determinate riserve, e far circolare più moneta rispetto alle riserve stesse. Il capitalismo moderno riesce persino, nel suo intento più maligno, costruire una propria immagine credibile forgiata sulla teoria della domanda e dell’offerta, la “funzione della produzione” e la “funzione del profitto” facendo credere di essere una scienza esatta, nonostante sia in sostanza una credenza, una scienza sociale con tutti gli evidenti limiti di un’opinione che ignora la vera scienza: la fisica e la biologia. L’umanità per tanti secoli ha basato la propria esistenza sulla fotosintesi clorofilliana e lo sviluppo della meditazione, tutto cambiò con l’inizio dell’epoca industriale e la produzione di massa di merci inutili. Questa truffa, cioè l’economia neoclassica, nel 1971, con la fine del gold standard si è evoluta, liberando la matematica finanziaria e telematica dal proprio limite – l’equivalente contro valore in oro, cioè il kg – così da consentire agli operatori finanziari delle borse telematiche di distribuire le risorse monetarie delle proprie scommesse a seconda dei capricci e degli interessi dell’élite finanziaria e delle più influenti corporations. Questi truffatori contemporanei hanno il potere di far apparire e scomparire moneta elettronica creata dal nulla, ovunque lo desiderano e nei cosiddetti paradisi fiscali.

Se è vero che i fattori della produzione: capitale, lavoro e natura sono determinanti per trasformare le risorse in merci, è altrettanto vero che di questi fattori solo la natura ha un limite ben preciso, e questo aspetto è palesemente ignorato dall’economia neoclassica e dalle borse telematiche, che operano in maniera illogica ed immorale. Se intacchi in maniera irreversibile il capitale naturale non rinnovabile è ovvio che la produzione si arresta. Questo limite è notorio, ma a politici, corporations e istituzioni bancarie non interessa affatto, poiché questo limite è un ostacolo al loro tornaconto dell’avidità, e quindi hanno sviluppato un insieme di elementi necessari a nascondere questa ovvietà, e far regredire mentalmente le masse fino allo stato infantile, affinché buona parte dei popoli non si interessi di questo argomento, e l’hanno fatto con tutti i mezzi di manipolazione e persuasione più efficaci: scuola, università, televisione, pubblicità, lavoro, incentivi e premi. Lo stesso indicatore della crescita, il PIL, è funzionale al tornaconto delle corporations, e di quella categoria di burattini senz’anima, chiamati politici, che hanno saputo costruire persino un sistema selettivo dei cialtroni, la casta, ove una volta entrati nel circo, questi burattini possano essere ben retribuiti dal cosiddetto sistema affinché tutto rimanga immutato, la chiamano democrazia rappresentativa.

Se riconosciamo che la ricchezza è insita nella conoscenza, ed oggi questa è maggiormente distribuita rispetto ai secoli precedenti, allora possiamo focalizzare ove sia il nostro limite: la paura. La paura di mettere in discussione una società profondamente immorale e stupida, la paura di realizzare la nostra libertà cominciando a costruire la civiltà della sostenibilità. Per secoli i danari sono stati creati dal nulla, anche quando si faceva credere che ci fosse il limite dell’oro, ed oggi le amenità dell’economia neoclassica condite con la matematica finanziaria sono quelle maschere del potere, che si ripetono ossessivamente in tutti i media, a tutte le ore, poiché gli esseri umani non devono ricordare che la vita su questo pianeta dipende dalla fotosintesi clorofilliana, le persone non devono ricordare che l’energia è gratis, e non devono sapere che attraverso il proprio lavoro possono investire tempo e danari per diventare auto sufficienti.

E’ vero che le attuali istituzioni sono obsolete e dannose, ma possiamo concentrare conoscenze e risparmi in progetti sostenibili ed efficaci, se noi fossimo una vera comunità, non avremmo limiti alla nostra immaginazione e capacità creativa, ma la paura è un nostro limite che possiamo rimuovere, se lo desideriamo. Ad esempio, alcune amministrazioni locali europee hanno pianificato la rigenerazione di una parte dei propri tessuti edilizi arrivati a fine ciclo vita, per sostituirli con quartieri autosufficienti, e stanno favorendo i mercati agricoli locali per auto produzioni di cibo, inoltre stanno sviluppando una certa autarchia economica, ciò significa che di fronte ad una crisi energetica e/o dei mercati le comunità possiedono una certa resilienza, che consente loro di non rimanere colpiti dalle prossime crisi e/o recessioni. Vi raccomando non fatelo sapere in giro, perché il problema sono i soldi!!! Quelli che la finanza crea dal nulla per mantenere alta la corruzione e le guerre  per l’energia degli idrocarburi. E’ altrettanto ovvio che se lo Stato tornasse ad essere sovrano …

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