Dibattito sulla bioeconomia


Come direbbe Socrate questa società costruisce la sua realtà basandosi sulle opinioni e non sulla ricerca della verità. Le opinioni politiche espresse su facebook e twitter sono le verità dei politici che rimbalzando nei media diventano la neolingua che scrive nelle menti dei cittadini apatici e nichilisti. Se i cittadini si rifiutassero di seguire questi slogan, e come insegna Socrate andassero alla ricerca della verità tutto il teatro politico si scioglierebbe come neve al Sole.

Nell’attuale panorama politico è di moda ritenere che le parole destra e sinistra siano obsolete, ma questa moda transitoria, come tutte le mode, rientra nel processo involutivo e regressivo degli individui, e serve a nascondere la verità per fini elettoralistici, per svuotare le persone di una propria identità culturale e storica; è più facile addomesticare un individuo senza una conoscenza storica. E’ sufficiente notare che nella sostanza la maggioranza degli italiani, quando è chiamata ad esprimere scelte politiche sugli argomenti, compie scelte di sinistra (referendum 12-13 giugno 2011, 25.216.418 votanti per i SI) e non potrebbe essere altrimenti, dato che il neoliberismo è il pensiero criminale predominate all’interno dell’UE per sostenere e favorire le multinazionali che orientano e possiedono i burocratici europei e persino pezzi dei Governi nazionali. Per intenderci meglio cito un esempio pratico: oggi emergono sempre più spesso proposte concrete per cambiare gli stili di vita, ma queste proposte rientrano tutte nelle idee utopiste dell’Ottocento scritte, e costruite dai movimenti socialisti che si contrapponevano alle condizioni insalubri delle città capitaliste (falansterio, “villaggio di armonia e cooperazione”). E’ altrettanto noto che i cosiddetti partiti di sinistra non rappresentano la volontà popolare emersa dai referendum, ma non bisogna commettere l’errore di confondere le strutture (i partiti) con le idee ed i valori, com’è altrettanto vero che l’effetto più logico e naturale sia il dissenso espresso col non voto (il primo partito italiano è proprio quello del non voto, 21.880.739 di cittadini che non hanno un rappresentante politico).

In questo periodo di crisi della rappresentanza politica e della partecipazione attiva dei cittadini, credo sia doveroso proporre un percorso per riprenderci un’identità culturale, e lanciare un “Manifesto” politico per produrre un dibattito pubblico circa il cambiamento culturale che può consentire all’intera società di approdare in un’epoca nuova, adeguata alle opportunità offerte dall’evoluzione del pensiero e l’innovazione delle tecnologie a servizio dell’uomo in armonia con la natura. E’ necessario percorrere una transizione chiamata “decrescita felice”, per uscire dall’economia del debito, per uscire dal capitalismo, e costruire le basi culturali, sociali, istituzionali e tecnologiche per l’epoca nuova che ci consente di realizzare una prosperità per le presenti e future generazioni.

La Sinistra come noi l’abbiamo studiata e “conosciuta” è nata fra il Settecento e l’Ottocento, ed è “terminata”, per l’Occidente, durante il Novecento; il secolo ove il capitalismo ha saputo prosperare e crescere, fra gli USA e l’Europa, nella versione più sincera e vera: cioè il neoliberismo, che ha sostituito Stati, Nazioni e modelli democratici, attraverso una progressiva trasformazione della società e delle istituzioni per mezzo della propaganda, della manipolazione psicologica, per mezzo della matematica finanziaria, le regole degli istituti bancari e la tecnologia informatica piegata agli interessi di determinate multinazionali.

La Sinistra nasce in antitesi al capitalismo (sorto col nascere del sistema bancario controllato dalla borghesia) per proporre una società migliore attraverso la tutela e l’ampliamento dei diritti umani e civili, l’uguaglianza e lo sviluppo dell’educazione e della cultura. Durante il Novecento l’esperienza concreta della Sinistra, ci mostra che essa stessa non ha rinunciato all’uso del capitalismo (l’obsoleta e sbagliata funzione della produzione), cioè non rinuncia a generare un profitto attraverso la crescita economica e materialista, e la Sinistra si differenza dalla destra, cioè dal liberismo, nella gestione politica del profitto capitalista. La Sinistra preferisce affidare allo Stato la pianificazione sociale ed economica delle risorse per un’equa ridistribuzione del profitto, e come la destra liberista crede che lo sviluppo sia insito nella crescita dell’economia e nel consumo delle merci, indipendentemente dalla qualità delle stesse e dall’impiego delle risorse, indipendentemente dagli effetti negativi che la crescita produce. Entrambe le visioni (Smith e Marx) hanno l’enorme limite culturale di ignorare le leggi della natura: fotosintesi clorofilliana, termodinamica (entropia), meccanica quantistica. Entrambe le visioni sono miopi poiché appartengono alla religione dell’economia neoclassica che rinnega la visione pragmatica e morale di Aristotele, entrambe le visioni sono miopi poiché rinnegano i rischi legati alla potenza della tecnica individuata da Heidegger, entrambe le visioni sono miopi poiché rendono l’uomo schiavo – animal laborans – come descritto da Arendt. Gli eventi bellici prima, e la recente storia degli ultimi trent’anni mostra come la Sinistra stessa, attraverso i suoi dirigenti, abbia rinnegato le proprie origini, i propri valori, ed abbia scelto di ignorare nuovi temi ed argomenti che si sviluppavano al proprio interno e che ponevano le questioni ambientali e la critica al consumismo (anni ’60) come un’evoluzione culturale della Sinistra stessa anche grazie alla bioeconomia. Nel corso degli anni ’80 la Sinistra ha preferito che l’ideale del liberismo diventasse organico ai propri programmi politici (la “terza via”), di fatto cancellando la Sinistra stessa dal panorama politico e culturale e disorientando milioni di elettori e di cittadini ignari di tale processo involutivo.

Oggi, le evidenti contraddizioni fra capitalismo e democrazia, la crisi strutturale del capitalismo stesso, la crisi avviata nel 2008 e l’inizio del nuovo millennio mostrano tutti i limiti del sistema capitalista come non era mai accaduto prima. La sua implosione preconizzata da Keynes (un liberale della destra capitalista) e dalle leggi proposte da Georgescu-Roegen, il padre della bioeconomia, consentono oggi, un dibattito pubblico probabilmente più maturo rispetto alle precognizioni e alle corrette critiche delle minoranze culturali di Sinistra durante gli anni ’60, che avevano annunciato l’attuale recessione generata dall’insostenibilità del sistema stesso (Pasolini, Illich, Daly, Georgescu-Roegen). Le recenti ricerche in studi economici propongono modelli macro-economici unendo la bioeconomia con la teoria endogena della moneta proposta dai post-keynesiani. Da questo punto di vista è indispensabile che l’euro zona diventi un’area politica autonoma e sovrana, come qualunque regime democratico e repubblicano capace di intervenire sul mercato ridistribuendo ricchezza sui territori predati dalla globalizzazione neoliberista. Un ceto politico minimamente intelligente riconosce la realtà, e cioè che la religione del famigerato libero mercato ha creato le disuguaglianze nelle aree “periferiche” mentre solo uno Stato sovrano (UE sovrana) può avere la forza di ridurle drasticamente, e concentrare gli investimenti pubblici e privati per eliminare le disuguaglianze economiche, sociali e di riconoscimento, create proprio dalle politiche liberiste (la destra) per favorire le aree “centrali”. In ambiti micro economici, sono importanti le politiche territoriali e urbane per avviare processi di rigenerazione bioeconomica nei Sistemi Locali del Lavoro con alto tasso di disoccupazione. Oggi l’UE usa le cosiddette politiche di coesione sociale, ma senza una riforma politica delle istituzioni per togliere potere agli speculatori, tutto è inutile e vano, senza un socialismo bioeconomico si resta in balia dell’immoralità del mercato.

«La prima analisi del modo con cui le persone interagiscono nell’ambito dello scambio economico non si trova nell’Economico di Senofonte, né negli Oeconomica di Aristotele, in gran parte apocrifo, ma nell’Etica Nicomachea di Aristotele. Lo scopo di Aristotele era quello di dimostrare come la giustizia poteva essere rispettata all’interno dello scambio. Il suo principio del giusto scambio è stato successivamente ripreso e perpetuato nei secoli dall’etica cristiana, secondo la quale lo scambio non doveva divenire occasione per nuocere al prossimo. L’economia politica conservò questa prospettiva per secoli. Fu essenzialmente con l’illuminismo che si cominciò a interpretare le attività economiche a partire dai concetti di piacere e di self-interest. In questo modo l’economia è stata trasformata in una disciplina mercantilistica, la cui principale preoccupazione è rimasta, da allora, confinata nell’ambito del mercato. Inevitabilmente, anche l’etica socratica tradizionale, secondo la quale gli uomini sono potenzialmente in grado di distinguere dialetticamente tra il “bene” e il “male” è stata posta in discussione. […] Tuttavia a causa della profonda separazione tra etica ed economia politica, queste diverse tradizioni non hanno influito affatto sul pensiero economico. […] Effettivamente, l’economia diventò sempre più una disciplina an-etica, come dimostra la negazione categorica di qualsiasi confronto interpersonale dell’utilità – così come della felicità o della sofferenza» (Nicholas Georgescu-Roegen, Bioeconomia ed etica, in Bioeconomia, Bollati Boringhieri, 2013, pag. 185-186) .

Nel riconoscere i limiti culturali e strutturali del capitalismo, un nuovo movimento politico italiano può trovare la risposta necessaria per proporre un cambio dei paradigmi culturali e sostenere quei cittadini, quelle associazioni e quei movimenti culturali per sviluppare un percorso fondamentale utile a costruire la società dell’epoca che verrà; un’epoca ove uguaglianza, diritti e democrazia possono realizzarsi attraverso l’uscita dal capitalismo e l’ingresso nella bioeconomia. Programmi, piani e progetti dovranno concentrare gli investimenti nel meridione d’Italia, coordinati da Università, centri di ricerca, istituzioni politiche, cittadini e associazioni al fine di ripensare le agglomerazioni industriali e aprire nuove attività e funzioni di manifatture leggere. All’interno dei Sistemi Locali del Lavoro ci sono le nuove strutture urbane, cioè le città estese ed è in questi contesti che bisogna avviare un cambiamento di scala amministrativa per immaginare piani urbani intercomunali con l’approccio territorialista e bioeconomico

creative-commons

 

 

UE tasso di disoccupazione
Tasso di disoccupazione nell’UE per Regione, fonte Eurostat.
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12 pensieri riguardo “Dibattito sulla bioeconomia”

  1. […] In questo periodo di crisi della rappresentanza politica e della partecipazione attiva dei cittadini, credo sia doveroso proporre un percorso per riprenderci un’identità culturale, e lanciare un “Manifesto” politico per produrre un dibattito pubblico circa il cambiamento culturale che può consentire all’intera società di approdare in un’epoca nuova, adeguata alle opportunità offerte dall’evoluzione del pensiero e l’innovazione delle tecnologie a servizio dell’uomo in armonia con la natura. E’ necessario percorrere una transizione chiamata “decrescita felice”, per uscire dall’economia del debito, per uscire dal capitalismo, e costruire le basi culturali, sociali, istituzionali e tecnologiche per l’epoca nuova che ci consente di realizzare una prosperità per le presenti e future generazioni. […]

  2. […] Il risultato del referendum del 4 dicembre 2016, che boccia la riforma figlia dell’élite e presentata da Giorgio Napolitano, deve incoraggiare i capaci e i meritevoli per riprendere i valori espressi da Berlinguer ed avere il coraggio di organizzare una proposta politica alternativa al pensiero unico occidentale. Il meridione salva la Costituzione repubblicana ma è necessario organizzare la proposta politica per togliere l’obbligo del pareggio di bilancio e tutelare i diritti delle persone. In Europa i cittadini si mobilitano riprendendo i valori socialisti e suggerendo un salto in avanti, oltre gli schemi destra e sinistra, mentre in Italia non esiste un’organizzazione politica credibile, seria e affidabile, e pertanto è necessario impegnarsi in tale direzione, anche dentro DiEM25. Il risultato referendario è un’iniezione di fiducia nel costruire una visione politica bioeconomica. […]

Rispondi a Partire dalla visione politica | diario di Peppe Carpentieri Annulla risposta

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