Segnali dell’epoca nuova


Il capitalismo è il cancro che ha divorato il corpo dell’Occidente, e sta morendo poiché non c’è più nulla da divorare. Si è mangiato circa quattro secoli di storia delle nostre comunità arrivando al punto di massimo delirio all’inizio di questo secolo. L’immagine mostruosa della bestia è alla vista di tutti, basti leggere le informazioni relative alle diseguaglianze, l’economia del debito, il sistema delle banche, i paradisi fiscali e la creazione dal nulla della moneta. L’avanzamento dell’oscena proposta del TTIP è il segnale evidente dell’arroganza di un’elité degenerata, ed è l’arma che mira a sostenere il mercato del WTO, ma distrugge l’economia reale degli italiani basata sulla piccola e media impresa.

Se da un lato c’è un sistema ancora predominante che ha inventato i suoi modelli, i suoi schemi, i suoi paradigmi sulla rapina, sull’usurpazione, sulla competitività, sulle credenze, sull’avidità e sul nichilismo, dall’altra parte emerge lentamente e faticosamente un nuovo sistema completamente opposto ma compatibile col pianeta Terra. La società che sta emergendo fonda la propria energia sulle opportunità delle nuove tecnologie che riescono a produrre, trasformare, riutilizzare e sviluppare le capacità umane grazie a un percorso di consapevolezza volto alla prosperità e non più alla crescita infinita. La ricerca della verità si è arricchita di strumenti che mostrano, a tutti coloro i quali desiderano vedere, l’esistenza della bioeconomia, cioè un’economia reale che si basa sulle leggi della natura, e sulla partecipazione e la cooperazione dei cittadini finalizzata al bene comune, e non più al sovrapiù di merci inutili.

I primi esempi di tali modelli sono ampiamente riscontrabili nel mondo dell’urbanistica attraverso la rigenerazione, l’edilizia circa l’abitare, nell’agricoltura sinergica che esce dall’agri industria, e nella mobilità intelligente. Sul fronte del governo del territorio è matura l’idea di studiare le dinamiche relazionali che costituiscono i sistemi locali, ove vivono gli abitanti. In questi tre ambiti (edilizia, agricoltura e mobilità) le tecnologie sono mature e disponibili a buon mercato. Se leggiamo i regolamenti edilizi, tutti parlano di ridurre la dipendenza dagli idrocarburi, tutti propongono l’impiego delle fonti alternative e tutti propongono le ristrutturazioni per ridurre la domanda di energia e di riusare le risorse; in buona sostanza sono tutte proposte di decrescita felice. Ciò che manca è un’ampia domanda di bioeconomia da parte della popolazione poiché il capitalismo ha permeato ben quattro secoli di programmazione mentale e culturale in tutti gli ambiti della società: scuola, università e classe dirigente. Nel 2009 nasce il primo bio distretto d’Italia nel territorio salernitano, nel Cilento, ove Comuni ed imprese favoriscono la produzione e il consumo di beni e merci locali di qualità per la sicurezza alimentare, superando persino il concetto della certificazione e sostenendo le filiere delle aree protette.

Dunque se da un lato ci sono evidenti segnali della nuova epoca bisogna ancora divulgare in maniera efficace i nuovi schemi, i nuovi paradigmi che sono persino descritti nel Benessere Equo e Sostenibile (BES) e questo consente di affrontare in maniera più agevole il piano della comunicazione efficace, poiché persino una piccola parte della classe dirigente ha riconosciuto ufficialmente l’importanza dei valori umani: salute, ambiente, istruzione, relazioni sociali, lavoro, etc.

L’opportunità più grande emerge proprio dagli abitanti delle città. Più della metà della popolazione mondiale vive nelle città, mentre in Europa circa il 72% della popolazione vive nelle aree urbane, e da li possiamo costruire una realtà sostenibile, conviviale e compatibile con le risorse limitate del pianeta. E’ proprio nelle città che esistono le maggiori opportunità poiché cambiando gli schemi mentali è possibile spostare flussi di energia per utilizzarli al meglio, dallo stoccaggio delle merci sovraprodotte alla realizzazione di quartieri e città auto sufficienti ma in rete, cioè in collegamento fra loro, sino alla rigenerazione urbana che crea nuovi posti di lavoro utili al bene comune. Se finora le città sono state pensate per soddisfare l’avidità e la crescita del nichilismo capitalista, adesso è possibile realizzare città fatte per gli esseri umani volte alla ricerca della felicità insita proprio nello sviluppo delle virtù ed il perseguimento del bene comune.

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Un pensiero riguardo “Segnali dell’epoca nuova”

  1. […] Per distruggere questo impero dell’immoralità è necessaria una maggiore e più diffusa informazione; per fortuna le inchieste e le pubblicazioni sono in aumento, ed è sufficiente entrare in una libreria per approfondire l’argomento e farsi un’idea propria. Dal punto di vista politico la soluzione è fornita dalla bioeconomia, poiché implica l’uscita dall’economia ortodossa e quindi anche dai sistemi finanziari. E’ implicito anche il ripristino dei sistemi democratici rappresentativi e diretti. La bioeconomia ci consente di compiere il riequilibrio fra uomo e natura avviando una vera sostenibilità, una prosperità occupazionale, sociale e spirituale. Abbiamo la straordinaria opportunità di liberarci della stupidità contabile ma soprattutto possiamo liberarci dell’invenzione dell’economia neoclassica per approdare all’epoca della razionalità e della scienza naturale, poiché la sopravvivenza dell’umanità non dipende dalla moneta ma dalla fotosintesi clorofilliana e dall’uso razionale delle risorse, e tutto ciò è noto a una popolazione sempre più ampia, tant’è che alcune imprese hanno già avviato il cambiamento bioeconomico. […]

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