La decrescita infelice di Matteo Renzi


Metti un pubblicitario al Governo è ottieni un linguaggio composto da slogan, gag, battute, ottieni un linguaggio privo di contenuti e privo di verità. Non si tratta solo di come Matteo Renzi si esprime, ma si tratta del linguaggio politico contemporaneo di tutti i politici che smanettano su internet, divulgano opinioni poco colte; si tratta di politici che scimmiottano la società per entrare in empatia con l’uomo qualunque. La società liquida costruita nel corso dei decenni, ideata proprio dal mondo della pubblicità, è una società nichilista e apatica che esprime giustamente il “meglio” del mondo politico creato dalla televisione, dalle serie televisive e dall’immaginario politico costruito dalle SpA che controllano il mondo mediatico, e che hanno inventato l’attuale linguaggio dei politici. Sono diversi decenni che la scuola non è più il luogo ove si formano cittadini, non è più la scuola a creare il linguaggio dei cittadini. Oggi c’è un’arma distruttiva dell’essere umano ancora più efficace: twitter di natura orwelliana, come sarà stato già detto da molti altri. Come direbbe Socrate questa società costruisce la sua realtà basandosi sulle opinioni e non sulla ricerca della verità. Le opinioni politiche espresse su facebook e twitter sono le verità dei politici che rimbalzando nei media diventano la neolingua che scrive nelle menti dei cittadini apatici e nichilisti. Se i cittadini si rifiutassero di seguire questi slogan, e come insegna Socrate andassero alla ricerca della verità tutto il teatro politico si scioglierebbe come neve al Sole.

E’ così il premier italiano, Matteo Renzi, crede che la ricetta giusta per l’Italia sia la crescita mentre la decrescita felice sia la strada sbagliata, opinione del tutto legittima, ma espressa a suo modo con battute e slogan poiché così ci si esprime nelle pubblicità. Se bisogna vendere questo prodotto adotto un linguaggio efficace, per stimolare l’interesse di chi vuole comprare. Secondo Renzi «l’Italia ha interrotto la caduta, ma non basta. L’obiettivo è tornare a crescere” e le riforme sono “lo strumento per farlo», affermazioni di un premier che non ha la visione giusta per aiutare il popolo. Si può non condividere la filosofia politica della bioeconomia dai cui nasce la decrescita, che suggerisce semplicemente di non basare le scelte politiche sull’andamento del PIL, e quindi la decrescita selettiva del PIL stesso, cioè ridurre e cancellare il consumo di merci inutili; si può non condividere, ma non si può far credere che la proposta della decrescita non aiuti l’operaio e l’imprenditore, soprattutto quando nella realtà è vero il contrario, e cioè grazie all’applicazione delle tecnologie della decrescita felice sorge nuova occupazione. Le uniche imprese italiane che non hanno delocalizzato e stanno conservando un proprio mercato sono proprio quelle che hanno impiegato piani e programmi nell’artigianato di qualità e la comunicazione del prodotto biologico, imprese che usano le energie alternative, imprese che investono nel riuso e nella rigenerazione urbana sostenibile. Inoltre esistono tutta una serie di cooperative agricole che stanno crescendo grazie all’agricoltura naturale (non più agri industria) e l’impiego delle fonti alternative per realizzare fattorie auto sufficienti. Tutto questo mondo che non dipende dall’economia degli idrocarburi fa decrescere selettivamente il PIL (eliminazione degli sprechi energetici), ma immette nel mercato merci di qualità. CRESME, “Riuso03, Riqualificazione batte nuovo 115 mld di euro a 51″ 24 febbraio 2014; Istituto Nazionale di Urbanistica (INU), “Uscire dalla crisi, le risorse la rigenerazione delle città e dei territori“, 7 marzo 2014; La Repubblica on-line, “Il biologico contro la crisi, volano i consumi“, 14 aprile 2014; MiniAmbiente&CONAI, “Crescita e occupazione nel settore del riciclo dei rifiuti urbani“, luglio 2014;  Cillis, “Crollano ancora i consumi, ma è boom dei prodotti bio“, 12 settembre 2014; R.Calabrese, “Architetti, costruttori e sindacati: ‘si riparta dall’efficienza energetica” 17 settembre 2014.

L’indicatore economico del PIL – la crescita – non misura affatto la qualità della vita, non ci dice se la vita sia migliore o peggiore, e questo aspetto per un politico dovrebbe essere un concetto elementare e determinante poiché il politico dovrebbe occuparsi soprattutto delle ricadute positive o negative delle sue scelte nei confronti dei cittadini e preoccuparsi del loro benessere. Addirittura il PIL – la crescita – poiché è un mero indicatore quantitativo misura anche le cose che peggiorano la vita, cioè sostenendo il consumo di determinati servizi e merci possiamo far aumentare il PIL e distruggere la vita umana. Il PIL – la crescita – misura tutto tranne il benessere dei cittadini, lo spiegò pubblicamente Bob Kennedy nel 1968, oggi siamo nel 2014 e Renzi fa battute contro la decrescita a favore della crescita del PIL. Sempre i fratelli Kennedy già negli anni ’60 svelarono al grande pubblico, grazie ai consigli del loro consigliere economico John Kenneth Galbraith, come fosse importante far crescere la qualità della vita e non il PIL degli USA.

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Wuppertal Institut, Per un futuro equo, Feltrinelli, 2007, pag. 165

Poiché la decrescita si occupa di far ridurre selettivamente il PIL, cioè riducendo e cancellando il consumo di servizi e merci che distruggono ecosistemi e vita umana, la decrescita è semplicemente la risposta giusta alla recessione innescata dal sistema capitalistico auto imploso su stesso grazie al servizio del debito, ormai insostenibile. La decrescita felice non solo suggerisce cosa non consumare poiché inutile e dannoso, ma sposta energie, ricerca e innovazioni verso nuovi modelli sociali, di comunità e di consumo generando nuova occupazione e di qualità proprio grazie alle innovazioni tecnologiche. Un esempio clamoroso è nel settore delle energie rinnovabili ove imprese e settori industriali riescono a conservare un proprio mercato grazie all’uso razionale delle risorse, e questo ha consentito al settore edile di conservare posti di lavoro e/o aumentare il proprio indotto grazie alla domanda di un uso delle risorse più responsabile ed efficiente impiegando un mix tecnologico delle fonti energetiche alternative. La direttiva europea 2012/27/UE prefigge un piano di decrescita energetica per ridurre la dipendenza dagli idrocarburi e aumentare l’impiego delle fonti alternative. «L’efficienza energetica costituisce un valido strumento per affrontare tali sfide. Essa migliora la sicurezza di approvvigionamento dell’Unione, riducendo il consumo di energia primaria e diminuendo le importazioni di energia». In sostanza la decrescita felice è presente persino in direttive europee.

Oggi i progettisti hanno a disposizione dispositivi in grado di effettuare una diagnostica completa circa gli sprechi energetici, e questo consente di avviare più facilmente «un’innovazione che comporta una radicale trasformazione dei principi su cui si fondano le prime tre grandi rivoluzioni industriali e il passaggio a una quarta fase, equiparata da alcuni ad un periodo di envelopment (decrescita), per distinguerla dalle tradizionali forme di development, ossia sviluppo. Lungi dall’essere un vano appello a sovvertire il corso dell’evoluzione fin qui storicamente data, l’envelopment è l’arte della decrescita creativa, e consiste nel prendere di mira, smantellare, e quindi eliminare, i mali più debilitanti del progresso, per garantire una maggiore sicurezza e autonomia a metropoli, città, paesi e insediamenti urbani e aree antropizzate in tutto il mondo» (Droege, La città rinnovabile, 2008, pag. 32).

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Lavagna, Life Cycle Assessment in edilizia, Hoepli, 2008, pag. 62

Altro esempio è l’indotto del riciclo totale delle materie prime seconde denominate rifiuti, ed in fine il cibo auto prodotto e le reti cittadine dei gruppi di acquisto solidale, tutto ciò fa ridurre il PIL – la crescita – ma migliora la qualità di vita degli abitanti.

Sono stati proprio i neoliberisti del PD (la famigerata “terza via” di Clinton & Blair) che hanno creato crisi e recessione poiché hanno investito nell’ideologia della crescita. E’ la crescita che sta distruggendo ecosistemi e posti di lavoro. «Dal 1960 al 1998 in Italia il prodotto interno lordo a prezzi costanti si è più che triplicato, passando da 423.828 a 1.416.055 miliardi di lire (valori a prezzi 1990), la popolazione è cresciuta da 48.967.000 a 57.040.000 abitanti, con un incremento del 16,5 per cento, ma il numero degli occupati è rimasto costantemente intorno ai 20 milioni (erano 20.330.000 nel 1960 e 20.435.000 nel 1998). Una crescita così rilevante non solo non ha fatto crescere l’occupazione in valori assoluti, ma l’ha fatta diminuire in percentuale, dal 41,5 al 35,8 per cento della popolazione» (Pallante, 2010). «Quasi 800.000 posti di lavoro persi, 14.200 imprese edili fallite dal 2007 e un calo degli investimenti di 58 miliardi in 7 anni» (ANCE, Osservatorio congiunturale sull’industria delle costruzioni, 8 luglio 2014). E’ stata proprio la ricetta della crescita auspicata da Renzi a creare disoccupazione nell’edilizia. «Il Patto di stabilità interno, continua a penalizzare gli investimenti in opere pubbliche più utili al territorio come quelli per la difesa del suolo, per gli edifici scolastici e per la funzionalità della città» (ANCE, Osservatorio congiunturale sull’industria delle costruzioni, 8 luglio 2014, pag. 10). E’ l’ideologia della crescita che in Italia ha inventato gli aiuti statali agli inceneritori di rifiuti (decreto Bersani ’92) per sostenere un’industria insalubre di prima categoria, mentre il mondo della medicina informava dell’aumento del rischio sanitario generato proprio dagli inceneritori. E’ l’ideologia della crescita che punta alle trivellazioni per cercare nuovi idrocarburi, già nel 2010 un’inchiesta di Luigi Carletti evidenziò il desiderio del Governo di dare nuove concessioni per trivellare l’Italia. E’ l’ideologia della crescita che favorisce accordi commerciali sovranazionali contro il Made in Italy e contro la sovranità alimentare. Il sistema dell’UE è costruito secondo l’ipotesi della crescita continua, e non possiede strumenti correttivi per affrontare periodi di deflazione, così che la depressione economica ha innescato una generalizzata perdita del potere di acquisto dei lavoratori salariati con la conseguente riduzione della domanda interna, e l’impoverimento dei ceti medi e meno abbienti. Questo problema è noto persino nel PD ove la corrente Fassina intende apporre cambiamenti, ma il PD non è un partito di sinistra e la linea Renzi è maggioranza. La recente nomina della nuova Commissione europea dimostra che gli interessi dei Paesi periferici non saranno soddisfatti, e pertanto non ci sarà una riduzione delle diseguaglianze e tanto meno un riconoscimento degli errori marchiani dell’immorale e stupido sistema dell’euro zona.

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4 pensieri riguardo “La decrescita infelice di Matteo Renzi”

  1. L’ha ribloggato su …brigantie ha commentato:
    Il popolo (bue) italiano è fortemente influenzato dalla televisione. Lo stesso personaggio Renzi, sulla scia dell’esperienza maturata da Berlusconi, ha utilizzato questo mezzo, ma non ha lasciato nulla al caso. Ha utilizzato termini, frasi, atteggiamenti propriamente televisivi.

  2. […] 17 settembre 2014. Metti un pubblicitario al Governo è ottieni un linguaggio composto da slogan, gag, battute, ottieni un linguaggio privo di contenuti e privo di verità. Non si tratta solo di come Matteo Renzi si esprime, ma si tratta del linguaggio politico contemporaneo di tutti i politici che smanettano su internet, divulgano opinioni poco colte; si tratta di politici che scimmiottano la società per entrare in empatia con l’uomo qualunque. La società liquida costruita nel corso dei decenni, ideata proprio dal mondo della pubblicità, è una società nichilista e apatica che esprime giustamente il “meglio” del mondo politico creato dalla televisione, dalle serie televisive e dall’immaginario politico costruito dalle SpA che controllano il mondo mediatico, e che hanno inventato l’attuale linguaggio dei politici. Sono diversi decenni che la scuola non è più il luogo ove si formano cittadini, non è più la scuola a creare il linguaggio dei cittadini. Oggi c’è un’arma distruttiva dell’essere umano ancora più efficace: twitter di natura orwelliana, come sarà stato già detto da molti altri. Come direbbe Socrate questa società costruisce la sua realtà basandosi sulle opinioni e non sulla ricerca della verità. Le opinioni politiche espresse su facebook e twitter sono le verità dei politici che rimbalzando nei media diventano la neolingua che scrive nelle menti dei cittadini apatici e nichilisti. Se i cittadini si rifiutassero di seguire questi slogan, e come insegna Socrate andassero alla ricerca della verità tutto il teatro politico si scioglierebbe come neve al Sole. […]

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