La patologia del nichilismo italiano


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Daniel Garcia, l’individuo rapito dalle merci da consumare (capitalismo e bisogni indotti).

L’enorme forza del potere odierno proviene dalla maggioranza dei cittadini nichilisti ed apatici, da coloro i quali si sono fatti psicoprogrammare dal mainstream. L’élite ha impiegato circa trent’anni per costruire questa società di servi spontanei, e non ho idea di quanti anni ci vogliono per civilizzare la società.

Le scelte sono condizionate dall’etica, dal livello di coscienza, dalla cultura individuale e dal tempo dedicato alla riflessione. In questi frangenti sappiamo se siamo liberi di comprendere e di scegliere per noi e per gli altri, e questo aspetto è direttamente legato all’accesso della conoscenza. Oltre a ciò, sono le emozioni a influenzare i processi cognitivi e quindi le nostre scelte. Chi controlla la conoscenza e l’informazione determina il livello di democrazia di una comunità, ed oggi esiste una forte contraddizione dal fatto che ognuno può accedere alla conoscenza senza “filtro” (internet e biblioteche), ma pochi lo fanno. In sostanza, la cultura è anche “fondazione” di etica legata alla coscienza umana, alla consapevolezza.

La debolezza psicologica: è altrettanto nota la ragione secondo cui la maggior parte degli individui ripone ancora fiducia nelle istituzioni. E’ stato ripetuto l’esperimento Milgram circa il comportamento degli individui sottoposti ad una pressione dell’autorità. L’esperimento dimostra come funziona l’obbedienza, e quanto sia “difficile” ribellarsi di fronte a comandi che recano danni agli altri individui; l’esperimento mostra uno sconcertante aumento del cinismo. Se uniamo il problema dell’ignoranza di ritorno coi risultati dell’esperimento Milgram possiamo renderci conto del perché sia difficile realizzare un cambiamento in Italia, ma non impossibile. Consci di questa situazione possiamo pianificare un’efficace rinascita delle coscienze addormentate, e pertanto sappiamo bene quanto sia importante svelare le credenze (PILmonetarismocrescita, petrolio) di una società immorale, e che l’evoluzione si realizza attraverso l’educazione e l’applicazione di modelli sostenibili utili a mostrare un confronto (felicità, bioeconomia, fotosintesi clorofilliana, scienza della sostenibilità). Il modello realizzato stimola curiosità, attenzione e riflessioni.

L’ignoranza: cinque italiani su cento tra i 14 e i 65 anni non sanno distinguere una lettera da un’altra, una cifra dall’altra. Trentotto lo sanno fare, ma riescono solo a leggere con difficoltà una scritta e a decifrare qualche cifra. Trentatré superano questa condizione ma qui si fermano: un testo scritto che riguardi fatti collettivi, di rilievo anche nella vita quotidiana, è oltre la portata delle loro capacità di lettura e scrittura, un grafico con qualche percentuale è un’icona incomprensibile. Secondo specialisti internazionali, soltanto il 20 per cento della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea (Tullio De Mauro, “Analfabeti d’Italia, Internazionale 734, 6 marzo 2008).

L’attuale società sembra essere poco inclina alla cultura, all’etica ed alla coscienza, figuriamoci alla democrazia.

L’imbroglio: secondo uno studio pubblicato in Francia da Pascal Guibert e Christophe Michaud, dell’Università di Nantes, la tendenza ad imbrogliare a scuola culmina con l’università. Una inchiesta retrospettiva condotta presso alcuni studenti ha indicato che quasi il 5% di essi diceva di aver imbrogliato alla scuola primaria, ma all’università questa cifra raggiungeva il 50%. Un terzo delle persone interrogate aveva imbrogliato al ginnasio e un pò di più del 10% al liceo. Tuttavia un altro studio condotto in 42 università di 21 paesi, che includeva 7213 studenti in economia e commercio, ha fornito proporzioni superiori circa l’imbroglio dopo il diploma: il 62% dichiarava di aver imbrogliato all’università. Ci sono però forti variazioni fra le varie nazioni: hanno imbrogliato l’88% degli studenti dell’Europa orientale, il 50% degli africani e meno del 5% nei paesi nordici. Lo stesso studio ha indicato che il livello di disonestà degli studenti è proporzionale agli indicatori di corruzione del paese, riportati da analisti finanziari e imprenditori (Laurent Bègue, “Piccoli inganni quotidiani”, in Mente&Cervello, N.104 agosto 2013, pag. 26).

Un soggetto politico serio ed onesto dovrebbe affrontare il problema della cultura degli italiani e predisporre piani e programmi ad hoc. Nel mercato della politica questo aspetto non è considerato un piano conveniente per i dipendenti eletti poiché un cittadino colto non è più addomesticabile poiché reso libero di scegliere e quindi di contendere i ruoli istituzionali. Oggi non esiste alcun soggetto politico seriamente impegnato nella formazione civica dei cittadini perché gli attuali dipendenti non vogliono perdere quel potere e quella visibilità determinata proprio dal ruolo istituzionale. In generale tutti i partiti politici capiscono solo due cose: i soldi ed i voti, e la politica dei partiti è strettamente legata al PIL (a meno che i partiti non siano finanziati direttamente dalle aziende, modello USA che legalizza la corruzione), poiché attraverso questo indicatore si misurano le tasse. Se diminuiscono le tasse cala anche il tornaconto economico dei partiti, in maniera analoga il medesimo meccanismo funziona col consenso (promesse elettorali). Per invertire questa consuetudine è necessario alzare il livello culturale dei cittadini che non dovranno più votare i partiti che li assecondano, ma dovranno partecipare direttamente al processo decisionale al fine di perseguire il bene collettivo e sostituire i mediocri dipendenti eletti scelti a caso, o per il tornaconto delle lobbies, e scegliere i meritevoli capaci di migliorare la società. I cittadini stessi dovranno impegnarsi direttamente e imparare a valutare i dipendenti eletti in maniera obiettiva (openbilanci.it) e non più di “pancia”, si tratta di abbandonare nichilismo, egoismo ed abbracciare l’altruismo, valutare il merito, caratteristiche tipiche della democrazia.

Gli aspetti positivi: la fine dell’epoca industriale sta insinuando il dubbio nelle persone e sta aumentando la consapevolezza, fra i cittadini scollegati dal sistema, di dover cambiare le regole del “gioco”. L’enorme vuoto politico oggi non è riempito, rimane il vuoto (il partito del non voto), e buona parte dei cittadini non essendo militanti di un partito si comporta seguendo le proprie percezioni, buona parte  è disorientata (il partito del non voto). Il vuoto rimane tale poiché organizzare l’attività politica ha un costo ed oggi sembra non esserci il desiderio di aggregare competenze e capacità per offrire nel mercato politico una speranza concreta di cambiamento serio, leale e duraturo. Quando la recessione sarà ancora più feroce può darsi che gli italiani capiranno che la democrazia (non la democrazia rappresentativa) è un bene dell’umanità che ogni cittadino dovrebbe conoscere e sperimentare al fine di garantire libertà alle generazioni presenti e future, e un minimo di prosperità con una politica economica fondata sulla bioeconomia. Un altro aspetto positivo sta nel fatto che una piccola parte dell’imprenditoria e del mondo delle professioni sta realizzando quel cambiamento necessario, ma è una piccola parte della società civile che non ha una rappresentanza politica e usa le proprie professionalità e capacità (organizzazione, capitale e lavoro) per realizzare progetti sostenibili. Se quella parte di cittadini disorientati (il partito del non voto) riuscisse a capire l’approccio di questa piccola parte di società civile allora in Italia si potrebbe realizzare quell’evoluzione sociale di cui tutti noi abbiamo bisogno. Uscendo dal nichilismo è possibile condividere i progetti sostenibili ai cittadini stanchi del vecchio sistema e quindi migliorare la società vivendo un cambiamento dei paradigmi culturali.


Teleguidati (estratto da Qualcosa che non va):  Emblematico l’esperimento realizzato in occasione delle presidenziali americane del 2004 dagli psicologi Drew Western, Stefan Hamman e Clint Kilts. Selezionarono due gruppi rappresentativi, uno di militanti democratici e l’altro di militanti repubblicani, li collegarono a una macchina capace di registrare le loro reazioni cerebrali e li misero di fronte a immagini in cui i due candidati (il democratico John Kerry e il repubblicano George W. Bush) cadevano in evidenti contraddizioni. Ebbene, le contraddizioni si rivelarono evidenti solo in teoria dal momento che il cervello degli elettori democratici rifiutò di registrare quelle di Kerry mettendo perfettamente a fuoco quelle dell’avversario Bush. E viceversa. […] L’importante è suscitare emozioni forti perché «gli elettori decidono di votare sulla base di meccanismi irrazionali che spesso hanno nell’universo magico che attiene al linguaggio del corpo del leader un elemento decisivo. In una parola: empatia».[1]
Gli studi e gli esempi sopra citati mostrano quanto e come lobbies, élite e potenti siano molto attenti nel controllare le masse per orientarle a seconda dei propri scopi.
La delicatezza della questione e/o le “preoccupazioni” arrivano anche dalle neuroscienze, tant’è che secondo gli studi odierni di psichiatria è noto che il cervello, ossia le strutture biologiche, sia plasmabile dalla relazione con l’ambiente, la relazione fra l’individuo e gli altri, la società, il vissuto biografico. Secondo il neuropsichiatra Piero Coppo: «parlando di salute mentale, il nodo centrale è la relazione tra la nostra mente e l’ambiente in cui si sviluppa».[2]

[1] FRANCESCO COSSIGA, ANDREA CANGINI,  fotti il potere, Aliberti editore 2010, pag. 228

[2] Paola Emilia Cicerone, Etnopsichiatria, nella mente degli altri, in Mente&Cervello, N.104 agosto 2013, pag. 60

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