“Aggiustare” le città


Dall’inizio della fine: epoca industriale, decisori politici, mondo accademico, imprese e progettisti discutono su come organizzare e far crescere le città intorno alle “nuove” politiche urbane, c’è chi giustamente ritiene che le città siano cresciute troppo ed ora sia giunto il momento di gestire l’ambiente costruito.

Esiste una sterminata letteratura internazionale, analisi, rapporti, proposte circa la sostenibilità urbana, la resilienza urbana, la rigenerazione urbana e la progettazione di nuovi insediamenti urbani; esistono rapporti sul recupero dei centri storici e delle periferie.

Dal punto di vista dell’approccio culturale si possono distinguere due atteggiamenti: l’ossimoro dello sviluppo sostenibile e l’approccio della sostenibilità forte. Il primo nasce nell’alveo del paradigma più vecchio ed obsoleto: la crescita materialista, mentre l’altro nasce nell’alveo dell’approccio olistico ed accetta le leggi della natura consigliando di non sprecare le risorse utili alle future generazioni.

ediltecno28feb2014In questo contesto culturale sembra esserci una convergenza di intenti progettuali: “prima di tutto pensiamo ad aggiustare le città esistenti e discutiamo su come farlo dal punto di vista delle tecniche urbanistiche, e come reperire le risorse”. Si tratta di un cambio di rotta visto che sin dal dopo guerra i piani urbanistici si sono occupati sia della ricostruzione e sia dell’espansione urbanistica. Sembra ci sia un coro verso la strada del recupero e quindi Associazione Nazionale Costruttori Edili (ANCE), Consiglio Nazionale degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC) ed Istituto Nazionale Urbanistica (INU) hanno elaborato manifesti e proposte a sostegno della rigenerazione urbana.

L’ANCE propone di riqualificare energeticamente gli edifici esistenti, il CNAPPC consiglia di puntare sulla rigenerazione urbana sostenibile, e l’INU durante il XXVIII Congresso svoltosi a Salerno propone diverse progettualità per far “aggiustare” le città, ad esempio il tema 1 “la rigenerazione urbana come resilienza”. L’associazione AUDIS (Ass. per le aree Urbane Dismesse) pubblica le linee d’azione per la rigenerazione urbana. Nella sostanza c’è un coro unanime per la rigenerazione urbana, ma bisogna verificare cosa si intende per rigenerazione urbana al fine di evitare gli errori e speculazioni del passato, e questo dipende dall’idea di rigenerazione (cultura) e dal livello di corruzione presente nella pubblica amministrazione. Buona parte degli operatori non è stata favorevole alla sostenibilità forte e questo ha causato danni all’ambiente.

Ritengo che fattori molto importanti su queste nuove opportunità siano l’organizzazione e il controllo del capitale.Ragionando per assurdo se progettisti ed operatori (il coro unanime) si fossero convinti della convenienza della sostenibilità forte potremmo immaginare un presente-futuro di prosperità duratura. I limiti della natura sono un aspetto dei fattori produttivi abbastanza evidenti, credo si debba solo accettare il fatto che bisogna uscire dall’avidità per riconoscere un’altra ovvietà: creare impieghi utili al bene comune grazie all’innovazione tecnologica che riduce/cancella gli sprechi e migliora la qualità della vita.

Dal punto di vista dell’organizzazione mi sembra un’ottima idea avere una cabina di regia nazionale che possa coordinare i contenuti culturali dei piani e la loro qualità con i finanziamenti pubblici. E’ noto che la riforma della Costituzione con l’articolo 117 ha prodotto tante e diverse leggi regionali sul governo del territorio, e questo ha consentito da un lato fare tante esperienze diverse, ma dal punto di vista dei diritti e della tutela del patrimonio ambientale ha alimentato sprechi e danni. Avere un Comitato per le politiche urbane (CIPU) che elabora programmi sulla sostenibilità forte e sulla qualità architettonica e urbanistica dando priorità alla convenienza ecologica di piani e progetti potrebbe dare un impulso positivo verso la strada che conduce a migliorare la qualità della vita, come del resto è indicato negli indicatori racchiusi dal Benessere Equo e Sostenibile (BES, ISTAT e CNEL). Oggi il CIPU dopo la legge che l’ho istituito sembra essere messo in secondo piano, e presenta programmi nell’alveo dell’obsoleto sviluppo sostenibile, pertanto è necessario un cambiamento culturale verso la sostenibilità forte per far ripartire l’occupazione utile “aggiustando” le città.

Una strategia importante per finanziare la rigenerazione urbana è rappresentata dalle tecniche di recupero del plusvalore fondiario che consentono di combattere le rendite di posizione e indirizzare le risorse monetarie per progettare la “città pubblica” (standard e nuovi servizi). Le esperienze di 22@Barcellona e di Monaco di Baviera sembrano casi paradigmatici utili ad approfondire una tecnica giuridica-economica molto importante che affronta un problema storico: la speculazione edilizia prodotta dall’avidità della rendita fondiaria e immobiliare. Facciamo un esempio per capire/ricordare di cosa parliamo, nel 2009 un suolo agricolo bolognese poteva costare 3 €/mq e reso edificabile poteva avere il prezzo di 50 €/mq, questo plusvalore prodotto senza merito e senza lavorare, ma generato dal nulla da una semplice deliberazione politica non è mai stato utilizzato per il bene comune. Esistono criteri e metodi per recuperare questa ricchezza prodotta dal nulla e destinarla alla realizzazione di standard e servizi pubblici.

I Comuni coordinati dalla regia del CIPU dovrebbero adeguare i propri piani e introdurre l’obiettivo rigenerazione urbana per recuperare i centri storici e le periferie, e su questi obiettivi attrarre finanziamenti pubblici-privati anche col recupero del plusvalore fondiario. I progetti non dovrebbero essere giudicati solamente dalla convenienza economica/finanziaria, ma prioritariamente dalla convenienza ecologica e dagli indicatori di qualità sintetizzati nel BES (Benessere Equo e Sostenibile), tutto ciò per una ragione chiara agli specialisti, e cioè un aumento di capitale realizzato dal progetto non è detto che rappresenti un valore in se, ma potrebbe essere un disvalore se diminuisce la qualità della vita. Il legislatore deve eliminare l’opportunità di mercificare il territorio poiché gli amministratori locali, violando l’articolo 9 della Costituzione, usano/hanno usato i proventi dai permessi per costruire per finanziare la spese corrente.

La ricostruzione post-bellica fu il volano della crescita nazionale, oggi “aggiustare” le città è una grande opportunità, rendendole auto sufficienti dal punto di vista energetico, rendendole luoghi dove si ricicla e si recupera tutto, centri storici meglio conservati, edifici e quartieri che riescano a resistere al sisma, quartieri con servizi di migliore qualità, luoghi senza le auto col motore a scoppio, e quindi aggiustare le città consentirebbe di realizzare quel piano per il lavoro utile di cui tutti noi necessitiamo per continuare la nostra esistenza. Tutti questi “piccoli” obiettivi per essere realizzati richiedono imprese più qualificate ed un grande numero di occupati. In tal senso investire nella rigenerazione urbana che aggiusta le città significa abbracciare una politica di decrescita felice perché non si produce un aumento del PIL a lungo periodo (a breve periodo sicuramente) poiché si cancellano/riducono gli sprechi. Creando lavoro utile potremmo realizzare la prospettiva di vita migliore che stiamo sognando ma che un sistema culturale-politico obsoleto non riesce a immaginare, che non riesce o vuole programmare poiché gli interessi sono rivolti altrove. Il futuro non è ancora scritto e la nostra condizione cambia solo se noi lo desideriamo, solo se i cittadini stimolano la domanda di rigenerazione urbana attraverso processi decisionali di partecipazione diretta. In diverse città europee i cittadini si sono uniti in cooperative ed hanno cambiato i propri quartieri investendo i propri guadagni ed i propri risparmi, ed in questo modo hanno aumentato il proprio capitale vivendo in un ambiente urbano migliore di quello precedente: un migliore uso del territorio attraverso densità più equilibrate e un mix funzionale, l’impiego di fonti energetiche alternative e la realizzazione di una rete intelligente di scambi energetici, servizi di quartiere, alloggi di qualità, migliore fruizione degli spazi aperti, mobilità intelligente, riciclo totale dei rifiuti, biblioteche, teatri e spazi verdi.

1500x500dpi

creative-commons

Un pensiero riguardo ““Aggiustare” le città”

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...