Capitalism is dead


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Trovare una definizione unica di capitalismo è impossibile. Ma cosa sia il capitalismo oggi, possiamo comprenderlo osservando la vita quotidiana e il sistema bancario. Non è una bella cosa, sicuramente non rappresenta più l’economia reale ma dipende dal neoliberismo finanziario e politico del WTO, non è la nostra vita, non è cultura, non è la forza utile a risolvere problemi concreti. Il capitalismo oggi è un algoritmo matematico, è l’interesse usurario, è l’avidità ed è il mostro cieco delle borse telematiche che non ha una coscienza. Il neoliberismo odia la democrazia come noi la immaginiamo. Il capitalismo è un’invenzione matematica – una mera convenzione giuridica, una consuetudine – che giustifica la creazione della moneta dagli interessi (usura), ed è arrivato alla fine del suo ciclo come ha teorizzato Minsky. L’economia del debito poggia tutta la sua credenza su una convenzione per sfruttare le risorse limitate del pianeta. Stato, SpA, o società di cittadini chiedono in prestito pezzi di carta che noi chiamiamo soldi e questa operazione viene vincolata ad un sistema matematico che calcola interessi. Questa convenzione ovviamente esiste nel mondo occidentale illuminista ed ha avuto un suo inizio, non è stato sempre così, non è una legge divina anche se intendono farcelo credere, non è una legge della natura, anzi è la più grande sciocchezza che l’uomo abbia mai potuto inventare e lasciare che si radicasse nel pensiero delle persone. Da un lato crediamo che la fonte di ricchezza dei popoli sia il lavoro, e grazie ad esso riceviamo un salario per acquistare beni e merci, da un altro lato i popoli non sanno quali siano le convenzioni, i sistemi che tengono in piedi una banca. La grandissima maggioranza dei cittadini, scoprendo la verità, non riuscirebbe a credere il reale funzionamento del sistema capitalistico bancario. Gli strumenti e le regole consentite dai Parlamenti sono talmente immorali che ci sarebbe ben poco da salvare, tant’è che bisogna riprogettare il sistema. L’apatia e la nostra ignoranza, con queste istituzioni obsolete (banche) stanno distruggendo gli ecosistemi, i nostri patrimoni e l’economia reale. Il capitalismo raccontato nei libri di storia è morto e sepolto da tanti anni. Possiamo progettare un sistema nuovo, più etico e più giusto, ma dobbiamo volerlo fare. Possiamo creare un sistema globale e locale no-profit, che non significa senza salari, ma significa senza l’avidità degli azionisti ed in equilibrio coi tempi della natura. Si può fare, ma bisogna costruire la cultura politica per trasformarlo in un sistema istituzionale.

Le multinazionali dell’informatica producono molto più reddito senza produrre merci materiali e con meno lavoratori dipendenti delle “tradizionali multinazionali”. Questo modo di accumulare ricchezza dal nulla condiziona l’economia reale e cancella la democrazia, e così l’élite finanziaria crede di poter fare a meno dei lavoratori. Non è solo la fine dell’industrialismo e la fine del lavoro, ma la fine di un modello sociale. Basti osservare il valore di capitalizzazione di google, apple e altre.

Il social network più celebre e utilizzato al mondo, Facebook, conta meno di 5 mila addetti, mentre Google ha quasi la metà dei dipendenti di Microsoft, visto che le realtà hanno rispettivamente 54 mila e 94 mila soggetti circa alle proprie dipendenze.

Wal-Mart ha più di 2,1 milioni di dipendenti.

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