Organizzazioni a rete


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Premessa: i partiti otto-novecenteschi sono diventati obsoleti, prima di tutto, per l’assenza di spirito di servizio, assenza di altruismo e assenza di vera democrazia interna. Rimarrà nella storia l’autoanalisi di Enrico Berliguer che descrisse egregiamente la degenerazione insorta nei partiti. Nei partiti prevalse il desiderio di prendere il potere utile al bene del partito e non a servizio del bene comune, come indica la Repubblica. I partiti, essendo organizzazioni sociali, rispecchiano le dinamiche di gruppo e quando in quei contesti, gli individui sono privi di valori etici condivisi, può accadere che prevalgano le prevaricazioni e gli interessi particolari. Invece, qualora i gruppi sono ancorati a valori democratici, può accadere che si sviluppino merito e competenze per far emergere i talenti utili al bene comune. Nel corso dei decenni, le imprese hanno sostenuto gruppi politici da poter controllare, si tratta di organizzazioni politiche ove non c’è vera democrazia interna, ovviamente, e così hanno favorito la distruzione mediatica dei partiti, che dura da circa vent’anni, per convincere l’opinione pubblica circa la loro inutilità, fino ad arrivare ad organizzazioni politiche leaderistiche e con pensatoi esterni appoggiati da fondazioni. La Costituzione assegna ai partiti un ruolo ben preciso, ciò non toglie che possano nascere altre forme di organizzazione per selezionare la classe dirigente politica. In ambito locale sono molto note le liste civiche, organizzazioni elettoralistiche, che nascono da cittadini non iscritti ai partiti tradizionali, ma è altrettanto noto che spesso sono i militanti di partito a suggerire l’uso di liste civiche per conservare il potere locale, poiché la credibilità e la fiducia verso i partiti otto-novecenteschi è ridotta all’osso. La reazione emotiva degli individui indignati non è la costruzione di organizzazioni politiche democratiche ma il voto di protesta, il voto contro qualcuno, e mai a favore dei meritevoli e dei capaci. Questo corto circuito di inciviltà favorisce l’élite degenerata e aumenta i danni economici e sociali dei ceti meno abbienti.

Il danno più grande che i partiti lasciano alla società italiana non è la corruzione, ampiamente diffusa in tutte le istituzioni internazionali, anzi all’estero l’immoralità e la corruzione sono normali strumenti di accesso al potere, ed è sufficiente indagare il funzionamento del sistema politico americano per rendersi conto delle enormi differenze culturali, o il funzionamento del sistema bancario e telematico globale. Il danno più grande che lasciano i partiti è l’assenza di un rinnovamento democratico della classe dirigente, l’assenza di una scuola politica pubblica che punti al bene comune.

Il potere, quello vero, ha deciso che in Italia i partiti, cioè i gruppi sociali democratici dovevano morire poiché non più utili ai suoi capricci. In Italia esisteva un gruppo dirigente politico troppo autonomo nei suoi pensieri, troppo libero di fare politica, era troppo colto. Esistevano partiti troppo strutturati, radicati sul territorio, che avevano la capacità di influenzare il potere decisionale. I politici degli anni ’50, ’60 e ’70 erano senza dubbio condizionati dal risultato bellico, senza dubbio addomesticati e ossequiosi delle direttive straniere, ma in certi ambiti conservavano una loro autonomia e la usavano per gli interessi del partito e per gli ideali in cui credevano. Quando taluni personaggi erano corrotti, questi rubavano per il partito; oggi i politici rubano per se stessi, e per le multinazionali. Dimenticate le ideologie del Novecento, e avviata la globalizzazione neoliberista, i politici sono diventati burattini facilmente controllabili, e in questa confusione i cittadini hanno smarrito la propria identità e la propria appartenenza a una visione organica della politica e del bene comune. Nel periodo dell’esplosione capitalista figlia del nichilismo non esiste un bene comune, ma il compulsivo desiderio di riempire il vuoto d’identità con l’avidità psico-programmata dal mondo televisivo e mediatico, che coincide con la politica odierna (il mantra: vendere, vendere, vendere).

Il vuoto dei partiti può essere riempito con nuove organizzazioni per promuovere una visione politica, un’idea della società opposta al materialismo della religione liberista. L’elemento che crea le organizzazioni orizzontali sono i valori condivisi, i progetti e gli obiettivi. Gruppi di cittadini si autoderminano grazie ai valori condivisi per cambiare i paradigmi culturali del sistema politico-economico imploso sui vecchi paradigmi (PIL, petrolio, moneta, debito/PIL, economia del debito).

La natura di rete organizzata si articola in legami e relazioni, è decentrata, è flessibile, cioè si adatta alle condizioni esterne ed ha un elevato coinvolgimento delle persone verso la partecipazione attiva. L’attività interna alla rete è il libero scambio. I processi decisionali della rete sono consensuali orientati all’obiettivo (cambiare i paradigmi culturali della società) grazie ai collegamenti dei nodi e alla relazioni (scambi). Tali organizzazioni reticolari hanno i seguenti elementi: nodi, connessioni, strutture, proprietà operative. La fiducia è l’elemento essenziale all’interno della rete per l’efficace soluzione dei problemi, per la condivisione delle informazioni e per il trasferimento delle conoscenze. Fondamentale è la transazione diretta (faccia a faccia) e le diverse aspettative, per gli impegni e le responsabilità. Queste relazioni sono determinanti per adottare regole comuni, per il linguaggio e la visione condivisa circa la filosofia politica, valori e strategie.

I cittadini possono adottare organizzazioni in rete per far crescere il loro obiettivo condiviso: cambiare la società per giungere a un livello di evoluzione e risolvere i problemi legati a un sistema palesemente immorale, obsoleto e distruttivo della democrazia come noi la immaginiamo. L’attuale sistema è contro gli interessi dei cittadini che desiderano essere liberi e vivere in armonia con la natura garantendo prosperità alle future generazione. Attraverso la cultura organizzativa (capacità di infondere impegno collettivo) e lo sviluppo di abilità di coordinamento (creatività, sensibilità, visione, versatilità, focalizzazione, pazienza) i cittadini potranno raggiungere importanti obiettivi.

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