Strumenti per cambiare


Spesso mi confronto con cittadini indignati che hanno l’entusiasmo di cambiare qualcosa nel mondo della politica, ma raramente vedo energie indirizzate nella direzione giusta. Ho la strana sensazione che pochi si siano accorti di un cambiamento nelle norme e negli atteggiamenti che esse richiedono. Ebbene i cittadini hanno a disposizione nuovi strumenti per migliorare il funzionamento della pubblica amministra (PA), ma li ignorano. Dal 2009 i cittadini possono e devono giudicare l’operato di dipendenti eletti, dirigenti e funzionari i quali hanno l’obbligo di condividere sui siti istituzionali piani, bilanci e strategie affinché i cittadini possano controllare il loro operato. I cittadini devono poiché dal loro giudizio dipende la qualità della PA. E’ un processo recente, nuovo e pertanto per nulla consolidato che ancora non appartiene alla mentalità degli italiani. Si tratta di uscire dall’apatia politica, dal qualunquismo, dalla cialtroneria e dalla demagogia per studiare e capire come funziona la PA per esprimere giudizi e valutazioni mature. Nel periodo della recessione e dell’austerità siamo chiamati come cittadini a transitare da soggetti passivi che si limitano a votare una volta ogni tanto, a soggetti attivi che suggeriscono soluzioni attraverso il proprio giudizio formatosi anche dalla lettura degli atti pubblici. Se alla riforma della PA con più trasparenza aggiungiamo la crescita culturale dei cittadini con la sperimentazione e l’introduzione di strumenti di democrazia diretta e partecipativa potremmo approdare alla democrazia matura. Ovviamente, questa è un’ambizione che può diventare velleitaria grazie ai limiti imposti dalla guida politica della PA e dai limiti sociali e culturali di noi italiani. La maggioranza dei soggetti politici locali non desidera affatto una partecipazione dei cittadini ma desidera un sostegno alla propria azione. Chi vince una gara elettorale, prima di tutto, organizza la macchina amministrativa per gestire il consenso elettorale, e lo fa per garantirsi la rielezione.

La Costituzione parla del principio di trasparenza, ed in una democrazia vera è essenziale sapere come vengono spese le tasse, ma soprattutto una cittadinanza attiva che conosce i principi costituzionali. Individui nichilisti, apatici e ignoranti rappresentano un danno per tutta la collettività poiché sono facilmente addomesticabili dai politicanti, di turno. Solo da un paio di anni circa possiamo comparare i bilanci delle Regioni per renderci conto degli sprechi, ad esempio sui prezzi indicati nei contratti di fornitura nel settore ospedaliero. Ci rendiamo conto che questa informazione è determinante per fare comparazioni e valutare il giusto prezzo.

Secondo gli articoli 53 e 54 del D. Lgs del 7 marzo 2005 n.82 denominato codice dell’Amministrazione digitale i siti pubblici devono essere accessibili da tutti, anche dai disabili, reperibili, facilmente usabili, chiari nel linguaggio, affidabili, semplici, omogenei tra loro.

Per cominciare a fare politica, con una certa consapevolezza, esiste una strada molto semplice: accedere al bilancio pubblico del proprio Comune, e successivamente scaricare dal sito istituzionale il Piano Esecutivo di Gestione (PEG), poiché è lo strumento redatto dalla Giunta comunale rispetto alle linee programmatiche di mandato approvate dal Consiglio. Nel PEG sono indicati i nomi dei dirigenti responsabili e le attività da svolgere, per aree tematiche, e si trova il Piano Dettagliato degli Obiettivi (PDO) per misurare le performance dei dirigenti pubblici tramite indicatori, temporali, qualitativi e quantitativi. Questi documenti: linee programmatiche di mandato, bilancio, PEG e PDO, sono pubblici e spesso si trovano on-line sul sito del proprio Comune. Oggi esiste il Documento Unico di Programmazione (DUP) economica relativo ai tre anni successivi ove si leggono le linee strategiche (le politiche di mandato) dell’Ente e le linee operative (gli obiettivi). In questo modo i cittadini possono sapere come e dove sono state destinate le risorse pubbliche. Il cittadino elettore, partendo dalle linee programmatiche, può agilmente confrontarle gli obiettivi indicati nel PEG e nel PDO e fare una verifica di coerenza, promesse elettorale (programma elettorale) e le attività dei dirigenti, poiché ciò che non c’è scritto nel PEG non si farà. Studiare questi documenti e confrontarli con le priorità politiche (promesse) e la nostra sensibilità (ambiente, energia territorio, sociale, etc.), è il modo più corretto per misurare il mandato elettorale dei dipendenti eletti, e proporre una verifica politica utile a valutare politici e dirigenti pubblici. Se compariamo i valori della Costituzione (l’uguaglianza, la libertà e il merito, la cultura e il patrimonio storico, la ricerca, la tutela del paesaggio, dell’ambiente e della salute, la democrazia economica) con questi atti possiamo capire le capacità/incapacità dei politici. Un funzionario pubblico è in grado di aiutare i cittadini nella lettura di questi documenti, ed è sufficiente studiarli una volta per condividere lo schema di lettura di questi atti, e avviare un processo virtuoso di comprensione dei metodi della pubblica amministrazione utili a far funzionare gli Enti pubblici. Questo processo libero ed incondizionato è determinante per qualsiasi società veramente democratica.

Il comportamento sopra descritto rientra persino negli obiettivi indicati dalla riforma della pubblica amministrazione: trasparenza totale, valutazione e benchmarking attraverso una pluralità di strumenti. Si intende perseguire il miglioramento delle performance, il soddisfacimento dei destinatari dei servizi erogati dalle Pubbliche Amministrazioni (P.A.) e la partecipazione dei cittadini. Questi obiettivi devono essere perseguiti anche attraverso lo sviluppo di attività finalizzate alla trasparenza, che consente di far conoscere ai cittadini l’attività amministrativa e i dati delle performance della P.A. e quindi transitare da un ruolo passivo ad un ruolo di stimolo, di controllo e di confronto.[1]

Un’altra innovazione importante del processo amministrativo è l’adozione di criteri di qualità per misurare le perfomance, e il coinvolgimento dei cittadini/utenti chiamati a valutare l’operato di politici, dirigenti e funzionari. Sono i cittadini che attraverso l’uso dei servizi pubblici hanno il diritto e l’opportunità di segnalare disservizi, e soprattutto giudicare l’intero operato dell’amministrazione leggendo bilanci e obiettivi prefissati dagli organi politici. Questo processo di valutazione dal basso fa parte del concetto di qualità insito nella pubblica amministrazione che prevede la “partecipazione attiva” secondo la qualità percepita (soddisfazione/insoddisfazione) dai cittadini/utenti. Secondo le norme attuali è persino previsto un servizio ove il cittadino possa segnalare (telefono, web, sportello) il proprio giudizio, che dovrebbe servire ai processi di autovalutazione dei dirigenti per migliorare il servizio stesso. Questo processo di trasparenza e valutazione anche se previsto, in realtà o non esiste, o comunque viene espresso, praticato. Il ceto politico locale italiano è quello più impreparato e incapace, in senso assoluto. Perché? All’interno del grande processo di globalizzazione neoliberista, con la fine dei partiti di massa e l’assenza di una vera formazione politica per applicare la Costituzione, i soggetti politici non garantiscono candidati adeguati e dignitosi. I soggetti politici preferiscono individui addomesticati per garantire l’interesse delle imprese di profitto. In questo modo, spesso negli Enti locali ritroviamo amministratori che hanno applicato le famigerate riforme strutturali pensate dalle imprese multinazionali, cioè ridurre il ruolo pubblico dello Stato per favorire il profitto dei privati indirizzando la pianificazione di Comuni, Province e Regioni. Riduzione e assenza dei servizi sociali a danno dei più poveri, consumo di suolo, speculazioni immobiliari, aumento delle disuguaglianze e degrado delle periferie: Sindaci e Presidenti di Regione sono i responsabili.

Le norme prevedono che dirigenti e funzionari pubblici debbano attenersi al codice di comportamento[2] secondo principi di fedeltà alla Repubblica, imparzialità e buon andamento e secondo diligenza, obbedienza e fedeltà. Il principio di responsabilità del dipendente pubblico (art. 28 Costituzione) è associato sia a sanzioni che a criteri per valutare il licenziamento[3] e fra questi c’è l’insufficiente rendimento. Per avere buone performance è importante il giudizio di cittadini consapevoli, circa le norme e il buon funzionamento della PA, poiché segnalando comportamenti (qualità percepita) non adeguati essi contribuiscono a migliorare l’efficienza della pubblica amministrazione. In questo modo chi valuta dirigenti e funzionari potrà avere un contributo dal basso e possedere maggiori informazioni che contribuiscono a formare un corretto riconoscimento del merito e corretta valutazione dell’operato del dipendente pubblico. Con questo tipo di supporto i cittadini potranno influenzare il controllo strategico[4] interno e dare un contributo circa l’adeguatezza e l’integrità delle scelte compiute in ambito di indirizzo politico, in termini di congruenza tra risultati conseguiti e obiettivi predefiniti.


[1] Raffaele Palangeri, Domenico Pellerano, Tecniche di perfomance di management per migliorare la PA. Un percorso di qualità per l’applicazione della riforma Brunetta, Franco Angeli editore, 2012, pag. 14.
[2] D.M. 28/12/2000 e art.54 D.Lgs. 165/2001
[3] art. 55quater T.U.
[4] D. Lgs. 286/1999
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