L’influenza del mainstream


E’ consuetudine ritenere che la recessione di oggi sia iniziata nel 2008 col fallimento della banca Lehman Brothers. Da quella data in poi è scoppiato un dibattito molto vasto che intende mostrare una criticità circa il sistema economico e politico che governa l’Occidente, tant’è che spesso sentiamo affermare: la crisi è di sistema. Governi, banche e think tank liberisti ritengono sia sufficiente migliorare gli indicatori di riferimento: far crescere il PIL, migliorare il rapporto debito/PIL, deficit/PIL e tenere basso lo spread. Spesso la sintesi del dibattito finisce col dire: puntiamo sulla crescita oppure basta austerità, torniamo alle politiche espansive, imitando USA e Giappone. Tutti i telegiornali dei network nazionali, tutti i giorni e da decenni, comunicano lo schema del pensiero dominante: finanza e crescita del PIL. Pochi fanno notare che esiste un’altra posizione che si pone al fuori del piano ideologico attuale, non si limita a ragionare intorno al rapporto debito/PIL, e che propone di cambiare i paradigmi culturali ponendo al centro l’uomo e la sua felicità nel rispetto delle leggi della natura, della fisica, e delle risorse finite del pianeta.

Fino ad oggi ritengo che i lavori migliori siano i films documentari Inside Job (2010), e The Corporation (2003), entrambi lavori cinematografici che spiegano egregiamente il funzionamento del sistema globale, della finanza che influenza l’economia reale e la democrazia rappresentativa. Report di Milena Gabanelli mandò in onda un altro lavoro importante Let’s make money. Della stesso programma ritengo siano importanti le inchieste di Michele Buono, ad esempio, consumatori difettosi.

Nella cinematografia bisogna riconoscere che Il pianeta verde (1996), rappresenta un’ottima critica circa i paradigmi di questa società profondamente sbagliata. Pier Paolo Pasolini, Ivan Illich e Zygmunt Bauman furono i più efficaci critici di una società che stava distruggendo gli esseri umani.

Nel campo della politica, due critiche di pensiero emergenti sembrano compatibili, c’è chi critica il sistema euro e chi propone nuovi paradigmi culturali. Non c’è dubbio che oggi esiste una priorità: ridiscutere i trattati europei e cambiarne le regole fiscali poiché l’austerità distrugge le imprese italiane, ma non è accettabile ignorare un’altra ovvietà: la vita su questo pianeta è possibile grazie alla fotosintesi clorofilliana ed ignorare l’opportunità di innovare per migliorare la qualità della vita credo sia un grave errore, sembra una banale considerazione, finora poco ascoltata. Se politici ed economisti continuano ad ignorare diritti e leggi della fisica, non sarà possibile costruire una società giusta e migliore di questa. Sembra assurdo ma la maggior parte delle persone più influenti, economisti e politici, ignorano le leggi della fisica, persino i sindacati hanno ritenuto che fosse importante avere un’occupazione a prescindere dalle condizioni ambientali e sanitarie, tant’è che molte industrie hanno ucciso i propri operai recando danni anche alle comunità. L’ultima inchiesta che mostra le incongruenze del sistema euro, è di Riccardo Iacona: basta austerità. Persino Raiuno con una puntata denominata Petrolio: caccia al tesoro ha mostrato le opportunità mancate dal nostro Paese. Molto interessante è la rubrica, Scenari, di Roberto Reale su rainews24, il problema sono le banche, indebitati col diavolo, i padroni del denaro.

L’insieme di questi lavori offre un’opportunità di pensiero, per riflettere sulla nostra società, se poi facciamo una passeggiata nelle nostre librerie possiamo sfogliare un’importante letteratura, esperti e giornalisti propongono soluzioni creative per migliorare la nostra società. Abbiamo tutti gli strumenti per capire cosa non funziona e cosa bisogna fare per cambiare le cose che non ci piacciono. Spetta ai cittadini partecipare direttamente e costruire una società diversa, migliore.

Tutti i lavori persi grazie all’ideologia di una sistema sbagliato possono essere recuperati cambiando il modo di fare le cose, cambiando il modo di pensare, evitando di ricalcare o migliorare un paradigma che non funziona.

Un pensiero riguardo “L’influenza del mainstream”

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