Il dissenso consapevole


L’illusione di cambiare il Paese senza cambiare noi stessi. Ritengo che questo periodo politico italiano sia uno dei più degradanti della storia repubblicana, sotto ogni aspetto. Stiamo vivendo un periodo di involuzione umana. Le istituzioni sono piene di persone inadeguate, incapaci, arroganti, ignoranti, e imbroglioni di ogni genere, e sono ampiamente descritte, commentate e criticate dai media, che in questo modo aumentano la visibilità e quindi gli introiti pubblicitari. Lo “sputtanamento” fa aumentare l’apatia politica degli italiani che commettono l’errore di criticare senza impegnarsi in prima persona, senza cambiare il proprio stile di vita. Poi ci sono i fenomeni noti e fintamente meno noti dei movimenti politici nati ad hoc che millantano di fare rivoluzioni, ma sono peggiori dei precedenti e comunque pericolosi poiché demagogici. Esempi sono la xenofoba Lega Nord e Forza Italia, che nacquero proprio con l’auspicio di cambiare l’Italia, la medesima impressione sembra darla il M5S.

Travaglio, notoriamente vicino a Grillo, il 28 maggio 2013 commenta così: “Il sistema di selezione, con le parlamentarie nazionali online e con la votazione locale dei meet-up, tiene alla larga impresentabili, corrotti e riciclati, ma porta a galla troppi personaggi mediocri, se non addirittura imbarazzanti.” Il sottoscritto, mesi prima il 27 agosto 2012, anticipava i mal di pancia: “Se riteniamo che la buona politica si faccia con la cultura e l’etica allora chiediamo di applicare metodi e criteri che comprendano studio e meritocrazia. Se lasciamo che il caso, la “simpatia”, la nostra “pancia” o la manipolazione informatica siano i criteri di scelta dei candidati non avremo dato un buon servizio alla comunità.”

Si tratta di partiti politici con leader carismatici capaci di attrarre le masse, come accadeva nei primi decenni del secolo Novecento sfruttando la nascente propaganda. Gli osservatori più accorti fanno notare un aspetto importante della vita politica degli italiani: il vero obiettivo delle SpA è la distruzione di una cultura politica democratica, nel senso più ampio del concetto, e nel senso specifico distruggere i partiti come organizzazioni autonome e capaci di promuovere le azioni politiche per selezionare le classi dirigenti. Ritengo che l’obiettivo sia stato ampiamente raggiunto. Una spiegazione dell’apatia politica è insita alla scarsa trasparenza e democrazia dei partiti storici, DC e PCI, incapaci di rinnovarsi nella cultura ed incapaci di stimolare il merito e le capacità degli individui, su questo aspetto, soprattutto morale, Enrico Berlinguer fece una sintesi corretta.

Il secondo motivo ritengo sia da cercarsi fuori dai partiti, cioè oltre oceano. Negli USA e nelle organizzazioni sovranazionali si diffondeva la religione liberista e fra i suoi obiettivi c’era la distruzione dei partiti politici tradizionali e delle organizzazioni sindacali poiché erano un ostacolo al progetto di una nuova economia mondiale. WTO, Banca dei regolamenti internazionali e Banca Mondiale pongono le corporation e le multinazionali ai vertici del governo mondiale, com’è noto. Nella sostanza si rendeva necessario denigrare e delegittimare il pensiero politico socialista, prerogativa di intellettuali e dei partiti che propugnavano l’uguaglianza sociale e la tutela dei ceti meno abbienti. La denigrazione culturale del socialismo è stata funzionale a sviluppare le politiche liberali e neoliberali utili alle imprese private SpA per appropriarsi dell’azione politica ed espropriando la sovranità dei popoli e fare il tornaconto personale: gestione delle risorse, moneta e industria, e media. Possiamo anche semplificare affermando che oggi le SpA possiedono i politici, negli USA sono facilmente formati e candidati tramite un sistema consolidato ed efficace, che fa persino credere a cittadini disinformati ed ingenui che gli eletti siano scelti dal basso. Nel mondo occidentale il pensiero politico viene promosso dai think tank, spesso finanziati dal sistema bancario privato, e quindi la selezione delle idee dei politici, che ripetono concetti come i pappagalli, emergono nell’ambito di interessi particolari, quasi mai si tratta di idee che abbiano un fondamento nel diritto o nell’etica.

sistemi di potereIn Italia ogni organizzazione politica, ed i media, credo volutamente, non discutono su come selezionare una classe politica libera dai condizionamenti delle corporation, anzi se facciamo attenzione, le organizzazioni politiche ed i consensi ruotano intorno a leader carismatici e capricciosi, che non hanno interessi pubblici, ma sono l’espressione dell’idea sopra descritta poiché in questo modo, è più facile teleguidare i propri galoppini ansiosi di partecipare al banchetto dell’avidità e perseguire interessi personali. Ci sono casi recenti molto significativi, il PDL che formalmente è un partito, non ha mai discusso di regole interne poiché è l’espressione di una volontà padronale che nomina i propri sodali e fedeli, nella sostanza il PDL è un partito personale. Il PD che ha dovuto promuovere le primarie interne, continuamente litiga al proprio interno poiché le scelte del partito sono spesso imposte da un direttivo, e chi non le accetta viene espulso. Entrambi i partiti non sono propriamente democratici, circa il M5S calo un velo pietoso su come abbia nominato i propri dipendenti. Lo ricordo poiché ho l’impressione che ci siano ignoranza e confusione mentale su un aspetto determinante: un eletto dal popolo non può rispondere alle logiche private delle SpA o di gruppi di potere (imprese e lobbies), ma deve applicare la Costituzione, lo so è una banalità, ma è una banalità ampiamente non rispettata e chi non la rispetta tradisce la Repubblica ed il popolo sovrano. Noi cittadini dovremmo imparare a giudicare meglio gli eletti e definirli con termini e concetti più appropriati poiché mi pare che l’elenco dei traditori sia lungo ed importante.

Per l’élite occidentale è importante controllare i gruppi politici e l’eliminazione di organizzazioni politiche e sindacali veramente democratiche è un tassello molto importante nel disegno globale dell’UE liberista. Com’è facile intuire i partiti leaderistici sono una forma più efficace di controllo poiché il capo ha il potere di espellere individui non addomesticati che interferiscono con gli obiettivi aziendali ideati nei gruppi sovranazionali.

Nella sostanza, l’onesto cittadino italiano è isolato, al momento, non ha la libertà e l’opportunità di confrontarsi al pari delle organizzazioni politiche presenti, non ha la medesima visibilità, perché tutte sono l’espressione dei sistemi di potere non perseguono l’obiettivo della democrazia, quella vera, ove le persone, come vorrebbe la Costituzione, possano avere ognuna le medesime opportunità di realizzare i propri sogni ed essere felici. Le diseguaglianze aumentano per ragioni ormai note: fine del capitalismo, aumento della disoccupazione, fine dell’epoca industriale.

Proprio nei periodi peggiori, come quello che stiamo vivendo, sono possibili due diversi scenari: la fine della società umana come la sogniamo, cioè maggiori diritti, uguaglianza oppure: un’evoluzione. E’ nei momenti di crisi che emergono i cambiamenti, e bisogna impegnarsi affinché non si consolidi il sistema neofeudale delle corporation, ma che emerga una vera democrazia ove i popoli possano decidere direttamente. L’involuzione sociale è facilmente riscontrabile, ed a mio avviso è interessante notare l’aumento di un “dissenso consapevole” misurabile col primo partito italiano: quello del non voto. A mio avviso, gli italiani non votano perché sanno di non potersi fidare di chi si presenta indegnamente a rappresentarli. Oggi abbiamo maggiori strumenti per controllare e valutare l’operato degli eletti e capire quanto e come ci prendano in giro: openparlamento; è altrettanto ovvio che il giudizio, più o meno qualitativo, dipenda dalla nostra cultura personale.

E’ vero che nelle democrazie rappresentative contano i voti espressi, ma è pur vero che se la maggioranza degli aventi diritto al voto non da più fiducia ai partiti che si presentano al mercato elettorale, il sistema crolla, poiché palesemente sfiduciato. In questo contesto il “dissenso consapevole“ ha il dovere morale di organizzarsi e proporre un cambiamento radicale, risolvendo il problema che evidenziò Berlinguer nel lontano 1981. Questione morale e maggiore democrazia, trasparenza, partecipazione, merito e riconoscimento delle capacità. Dunque si tratta di cambiare le organizzazioni politiche e avvicinarle ai cittadini consentendo a tutti di poter partecipare nelle forme e nei modi migliori: dalla nota democrazia diretta e partecipativa alle organizzazioni politiche, leggere e senza rimborsi elettorali, ma genuinamente democratiche e trasparenti ove chi ha capacità deve emergere, questo dipende dall’onestà intellettuale di noi elettori-cittadini, virtù rara ma che può crescere. Questa evoluzione dipende dai cittadini, e non da chi è al potere oggi poiché nessun partito, o meglio, nessun gruppo di potere ha interesse che liberi cittadini, capaci, colti e altruisti, siedano in ruoli di potere perché le lobbies perderebbero il controllo sugli eletti e questo significa la fine dello status quo. Se il “dissenso consapevole” pone l’accento su questi aspetti, aumenteranno le opportunità di cambiare l’Italia e l’UE, in meglio, e cominciare a diffondere quel cambio paradigmatico di cui noi italiani necessitiamo per migliorare la qualità della nostra vita e garantire risorse ai nostri figli.

neuro-schiavi-macroIn un sistema democratico rappresentativo, seppure finto come il nostro, il “dissenso consapevole” del “partito del non voto” deve necessariamente organizzarsi e auto promuoversi; ahimé, è un passo obbligatorio se non vogliamo favorire l’involuzione umana che stiamo assistendo. Mai smettere di sognare un mondo migliore e mai smettere di credere che noi possiamo cambiare la realtà, anche e soprattutto di fronte a questa realtà illusoria ed ingannevole, ove chi si mostra come un salvatore è incapace di agire per il bene comune. Analizzando bene i fatti in maniera razionale, affiniamo le nostre capacità di scegliere e valutare e quindi di evolverci.

Dobbiamo mettere fine alle nostra incapacità di scegliere perché la maggioranza degli italiani è fatta di persone oneste e non ci meritiamo l’indegno spettacolo a cui dobbiamo assistere. Abbiamo la responsabilità di aver scelto sempre i peggiori, è ora di finirla!!!

Una grande ricchezza non adeguatamente tutelata (Fonte: Istat e Cnel, BES 2013, pag. 186)
Il patrimonio culturale del nostro Paese, frutto congiunto di una straordinaria stratificazione di civiltà e della ricchezza e diversità dei suoi quadri ambientali, rappresenta un valore inestimabile per la collettività. La lunga e complessa continuità storica dell’insediamento umano su un territorio relativamente piccolo e fortemente eterogeneo del punto di vista climatico e geomorfologico ha prodotto, infatti, un’accumulazione di beni culturali e un mosaico di paesaggi umani unici al mondo per consistenza e rilevanza. Tuttavia, il patrimonio storico e artistico soffre, oltreché delle contenute risorse economiche destinate al settore, di un insufficiente rispetto delle norme e di una non puntuale azione di controllo da parte delle Amministrazioni: il paesaggio è minacciato da una continua e spesso incontrollata espansione edilizia, cui si aggiungono le conseguenze negative determinate dalle radicali trasformazioni dell’agricoltura, con l’abbandono di ampie porzioni del territorio rurale.
Il disagio che ne deriva è avvertito da una quota non marginale della popolazione italiana, in termini di insoddisfazione per il paesaggio nel luogo di vita e, più generale, di preoccupazione per il depauperamento delle risorse paesaggistiche: un segnale allarmante per quello che per secoli è stato identificato come “il giardino d’Europa”
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