Riscrivere l’economia urbana


Il legislatore può riscrivere le regole contabili e calibrare l’attività antropica ai tempi della natura, questo dovrebbe essere l’obiettivo per garantire le risorse finite alle future generazioni. Oggi, i velocissimi tempi della finanza muovono le scelte politiche e stanno distruggendo il patrimonio pubblico.

Gli standard quantitativi richiesti dall’urbanistica possono essere integrati con gli standard del Benessere Equo e Sostenibile (BES). Territorio e patrimonio possono essere tutelati con adeguati strumenti di misura: analisi del ciclo vita, impronta ecologica. Il passo successivo è determinante: uscire dall’economia del debito, ripensare i criteri estimativi dando peso all’utilità sociale, e cambiare le regole di contabilità degli Enti locali per svincolare gli obblighi di bilancio dall’organizzazione e pianificazione territoriale, e ridimensionare l’influenza della finanza privata che spesso si sostituisce all’interesse pubblico. Sappiamo che il BES racchiude dimensioni ideali per raggiungere la felicità, distribuire le risorse e tendere ad una società migliore che tutela l’ambiente e privilegia le relazioni personali delle comunità.

Il legislatore deve proporre una norma organica, adeguata e ripensare i paradigmi per “costruire” gli insediamenti umani. Le regole contabili pubbliche non sono adeguate allo scopo di tutela dei diritti e del patrimonio pubblico pertanto vanno ripensate. E’ necessario prevenire la corruzione ed abbandonare tecniche che distruggono gli ecosistemi. E’ necessario che lo Stato torni a promuovere politiche monetarie ed industriali, che sviluppi controlli efficaci e impedisca al capitale privato di dubbia provenienza di avere il maggiore peso nelle scelte politiche. E’ necessario che i cittadini possano partecipare al processo decisionale della politica.

L’urbanistica è nata con uno scopo preciso: progettare strutture e servizi necessarie agli abitanti, e si misurano in ab/mq. Ogni città dovrebbe avere dotazioni minime standard. Una volta rispettati gli standard, e previsti indicatori adeguati di eco-densità, un piano urbanistico esaurisce il suo scopo, mentre molti consigli comunali, nonostante il rispetto degli standard, continuano a far crescere le città per ragioni di bilancio e/o per far riciclare denaro. Le nostre città sono state dotate di standard minimi, mentre altre non li hanno ancora, ed altre città, durante la ricostruzione post bellica, sono state costruite male per sfruttare la rendita. Una legge adeguata non dovrebbe dimenticare gli errori del passato, e non dovrebbe ignorare le reali capacità creative dei progettisti, e le tecnologie odierne che consentono di risolvere molti problemi delle nostre città. Ad esempio, vi sono aree abitate notoriamente difficili da gestire, si pensi alle periferie milanesi, romane, palermitane e napoletane, così come tante città medie mal costruite. Non è accettabile continuare a pensare che le città possano continuare a crescere, sarebbe innaturale, così come non è più accettabile monetizzare il territorio per approvare un bilancio comunale, oggi, com’è noto le amministrazioni distruggono appositamente gli ecosistemi per soddisfare i vincoli di bilancio. Non si tratta solamente di vietare che gli oneri di urbanizzazione coprano le spese, si tratta del fatto che lo Stato deve riprendersi la forza di finanziare se stesso e liberare la natura dall’assedio degli interessi privati.

Annunci

Un pensiero riguardo “Riscrivere l’economia urbana”

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...