La partecipazione che non c’è, ma che può esserci.


Dal dopo guerra in poi la partecipazione politica si è concentrata prioritariamente nell’associazionismo (i partiti), nonostante la Costituzione preveda l’uso degli strumenti di democrazia diretta: il referendum abrogativo e l’iniziativa popolare. Alcune importanti riformi sociali non sono state realizzate dal Parlamento ma dal popolo, direttamente. La democrazia diretta è servita  soprattutto per la modifica di leggi che la pubblica opinione riteneva ingiuste, come ad esempio: il famigerato finanziamento pubblico ai partiti, l’acqua pubblica e l’energia nucleare. C’è da ricordarsi, però, che gli strumenti in vigore non sono realmente efficaci poiché depotenziati. Il referendum ha un anti democratico quorum di validità, mentre l’iniziativa non ha la forza di essere promulgata poiché è soltanto consultiva, solitamente il Parlamento ignora le istanze del sovrano. Quindi è necessario modificare gli strumenti per renderli efficaci.

Negli anni ’50, ’60 e ’70 i partiti erano, senza dubbio, i luoghi ove il cittadino esprimeva la propria opinione per cercarne un’affermazione politica. Col trascorrere dei decenni la scarsa trasparenza e la riduzione della democrazia interna ha scoraggiato la partecipazione dei cittadini nei partiti. Negli ultimi decenni i partiti hanno smesso di produrre idee e soluzioni poiché hanno abdicato la propria natura ai laboratori di pensiero, think tank, spesso finanziati dalle SpA e dalla fondazioni bancarie, che difficilmente perseguono interessi pubblici.

Negli anni ’90 il Parlamento, secondo i consigli dei think tank, avviò una serie di riforme istituzionali che trasferirono gli interessi economici e sociali dai partiti direttamente nelle mani dei Sindaci e dei Presidenti degli Enti locali. L’uso del diritto privato in ambito pubblico e la concentrazione di poteri nelle mani degli eletti ha privato i partiti della propria energia, li ha distrutti nella loro essenza, poiché essi non devono più fare una sintesi politica e proporla alle istituzioni, ma è sufficiente “comprarsi” un Sindaco per soddisfare i propri interessi, egli poi avrà tutti i mezzi legali per ripagare il sostegno elettorale. Negli USA la corruzione è persino legalizzata attraverso il sistema delle lobbies e della raccolta fondi. Nel 2008, sempre seguendo i consigli dei gruppi sovranazionali il Parlamento approvò l’antidemocratico Trattato di Lisbona completando la distruzione della Costituzione e dei valori: stato sociale e liberale.

Questa brevissima sintesi vuole ricordare che nella sostanza in Italia non esiste più alcuna democrazia rappresentativa, poiché mentre i cittadini credono che il reale potere sia nella delega, nella sostanza non siede più nel Parlamento dei nominati, ma nel condizionamento mentale e nel controllo delle leve del potere finanziario, nonostante il Parlamento rimanga il luogo che promulga le leggi.

La risposta alla crisi della democrazia rappresentativa non è la sua distruzione, ma nella sua evoluzione. Se una maggioranza parlamentare riuscisse ad approvare efficaci strumenti di democrazia diretta avremo un’opportunità straordinaria. E gli strumenti in se non sono la panacea di tutti i mali, sono solo lo strumento efficace per migliorare la società.

Il reale cambiamento passa attraverso un cambio di mentalità e la sperimentazione concreta di stili di vita diversi da quelli imposti dal “sistema”. Il cambiamento nasce in un progetto politico popolare consapevole del fatto che bisogna riformare una nuova classe dirigente, libera e non condizionata dall’élite odierna.

Dalla dissoluzione dei partiti che abbiamo assisto può nascere una maggioranza di cittadini che ha la legittimità di cambiare regole e forme di partecipazione al processo decisionale della politica. Aprendo spazi e luoghi di discussione, con un atteggiamento pragmatico ai problemi reali, ogni cittadino può avviare progetti creativi per migliorare la qualità della vita, questa è l’essenza della polis, politica. Istituzionalizzando questi processi le decisioni popolari avranno una legittimità politica ed un riscontro pratico tangibile.

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