Tracollo di un modello, avanti un altro


Gli italiani hanno deciso: non si fidano più di PD e PDL ed hanno scelto il «salto nel vuoto» offerto da Beppe Grillo col suo M5S. Un’efficacie e faticosa compagna di comunicazione, iniziata anni fa, una semina durata anni, cominciata nel 2005, ha portato i suoi frutti. Nell’indifferenza e nel menefreghismo del sistema massmediatico Grillo ha saputo costruirsi una credibilità, indirizzandola in un preciso progetto politico.

Mi sembra del tutto normale che la forza convincente del massaggio politico è stata trovata nella crisi di sistema che il potere ha creato. Crisi morale, crisi economica, crisi industriale e crisi ambientale. L’enorme incertezza economica e l’aumento della disoccupazione con l’assenza di risposta dei partiti tradizionali sono fra gli aspetti più determinanti di questa svolta. Fu Berlinguer, nel 1981, con estrema chiarezza, che disse «i partiti hanno degenerato e questa è l’origine dei malanni d’Italia», pertanto possiamo immaginare che la crisi morale non sia sul podio delle cause del cambiamento in corso, ma piuttosto la crisi del sistema produttivo (il lavoro e l’instabilità economica). Non c’è dubbio che oggi sia importante introdurre l’etica nella politica: eliminare i privilegi della casta, riformare le istituzioni per renderle più trasparenti e democratiche, e razionalizzare il sistema politico, non c’è dubbio. Questa sarà una priorità del legislatore.

Ma una volta cambiata l’organizzazione istituzionale rimane il dilemma: il lavoro?

La risposta è semplice, farlo un pò meno, ma per creare lavoro socialmente utile bisogna cambiare il sistema economico dalle fondamenta: dai suoi paradigmi obsoleti, dannosi e immorali.

In un noto libro, Rifkin raccontò «la fine del lavoro» in una società, la nostra, che poggia i suoi paradigmi sulla crescita, il PIL, il petrolio e la moneta. La previsione dell’aumento della disoccupazione nella società industriale è stata ampiamente azzeccata. Il maggiore impiego di tecnologie avanzate nel settore industriale ha ridotto drasticamente il numero di occupati, ed i politici non hanno saputo pianificare l’innovazione tecnologica verso settori socialmente utili. Mentre l’industria si avvaleva delle migliori scoperte e della delocalizzazione per aumentare i profitti degli azionisti, nessuno ha voluto preoccuparsi di dare una risposta concreta sia ai disoccupati in aumento, e sia ai nuovi laureati, maggiormente specializzati rispetto al passato, ma altrettanto disoccupati.

Il mainstream usa termini terroristici contro i popoli, come lo spread, e manipola questi strumenti per creare panico e danni materiali affinché i Governi continuino a rimanere schiavi del sistema denominato “economia del debito“. Non c’è nulla di reale in queste minacce, nel senso che la finanza non è ricchezza reale, ma una convenzione, un’arma che viene brandita per ricattare, rubare e conservare posizioni di predominio e di egemonia, stiamo parlando di pura alchimia medioevale, di poteri psicologici piuttosto che armi tangibili.

I famigerati mercati non hanno alcun interesse vedere le Nazioni in default, preferiscono la guerra civile, piuttosto che far dichiarare il fallimento. Nonostante chiunque abbia un pò di confidenza con qualche bilancio e indicatore può rendersi conto del fallimento della Spagna, o dell’Italia e della Grecia.  Abbiamo almeno due esempi: l’Argentina e la Grecia. L’Argentina dichiara fallimento e diventa libera. La Grecia non dichiara fallimento e viene tenuta nell’euro zona. Poiché il debitore fallito non ti pagherà più non conviene far dichiarare fallimento. L’Argentina non solo ha potuto negoziare il debito restituendo meno, ma adesso è libera. Ma la storia insegna altri esempi e come i debiti siano stati rimessi, negoziati, tagliati, cancellati.

Italia, Spagna, Grecia, Portogallo e Irlanda possono negoziare il proprio debito. Non si tratta di non di mantenere le promesse, ma di pagare il giusto. Il sistema finanziario usurario sta trasformando il debito delle Nazioni, in Stati insolvibili, alcuni sono già insolvibili, e questo i mercati lo sanno bene. Un politico onesto e responsabile, consapevole di tutto ciò non dovrebbe continuare a strozzare i propri concittadini, ma dovrebbe convocare i colleghi europei ed alla luce di tutto ciò, dovrebbe fare una cosa semplice e di buon senso. I mercati potranno assicurasi di vedersi ripagati i prestiti, ed i cittadini potranno tornare a lavorare certi di un salario assicurato e non più minacciati dagli indicatori finanziari usurai.

La crisi del sistema può essere affrontata e risolta uscendo dai vecchi schemi mentali, uscendo dagli indicatori obsoleti meramente quantitativi, e possiamo cominciare a misurare i valori che ci interessano veramente, con criteri qualitativi che misurano come si producono le merci e perché si producono. Nel solo periodo di transizione, ove si pone rimedio agli errori imposti dal sistema odierno dovranno crearsi migliaia di posti lavoro. Bonifiche, risparmio energetico, mobilità intelligente, tutela e conservazione del patrimonio, etc.

L’energia che serve a questi progetti può arrivare da un modello di pensiero economico realista che riconosce il limiti fisica della Terra (la natura), e che riconosce alla Repubblica, allo Stato, la sovranità e il potere supremo di creare uno strumento di misura delle risorse sfruttate in maniera proporzionale ai bisogni reali, cioè la moneta è strumento, non ricchezza. Prima la bioeconomia diventa criterio di misura e prima potremmo prendere decisioni più responsabili.

Il sistema non dipende né dalla Banca Mondiale, né del FMI, né dalle borse telematiche, né dalle banche commerciali, né dall’emissione di Titoli, né dalle banche centrali privatizzate, ma funziona unicamente dalla fonte primaria di misura del valore, la fiducia. La condivisione di conoscenze socialmente utili (uso razionale dell’energia e beni comuni) che crea relazioni e la fiducia nelle comunità e produce scambi: economia reale.

L’Europa può trasformarsi da un sistema liberista, qual è oggi, in un sistema di economia reale e l’approvvigionamento di merci prodotte con risorse non presenti sul territorio può essere scambiato con un’altra convenzione stabilità dai paesi che stringono accordi. Ad esempio si può creare una riserva di valore per misurare gli scambi fra Europa, Cina e India.

leggi anche:

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debito e soluzioni, 13 novembre 2012
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7 pensieri riguardo “Tracollo di un modello, avanti un altro”

  1. Occorre capire se si tratta di errorioppure voluta imprecisione,non possoleggere un articolo che non si capisce se il tempo è stretto, meglio nn scrivere.

  2. cara roberta, io credo che tra le rifondazioni da fare occorre che gli italiani, il loro parlamento, i loro ministri e rappresentanti europei si convincano che l’europa è una scommesso ed un impegno di solidarietà economica e culturale imprescindibile agli inizi del terzo millennio; certo risettando il modo di starci, in un ruolo assolutamente passivo e acquiescente ai poteri forti, bancari o assicurativi che siano. . Certamente è necessario che Chi rappresenta la nostra comunità nazionale, dopo averlo deciso a mente libera nel Parlamento romano definisca e imponga il ruolo, che l’Italia intende svolgere a Bruxelles ed oltre, gli ambiti culturali e produttivi che le si confanno e delle cui risorse dispone autonomamente, e altresì valorizzando con forza tutti i fondi che a cio’ vengono assegnati dalla UE, e non lasciarli ignominiosamente quasi tutti per strada solo perchè questi per essere assegnati devono sottostare a regole certe, verso le quali molti connazionali hanno ahimè allergia.
    Noi abbiamo tanti “giacimenti” e risorse, certo se non li abbiamo già offerti al miglior offerente(vedi Alitalia, Parmalat, Edison, la filiera tessile,chimica, ecc ecc. Occorre comunque recuperarli. Occorre mettere realmente al centro dell’agenda politica del 2013 il lavoro, ma non solo a parole come gli ottimi oratori sanno fare nelle varie TV amiche, pubbliche o private, ben imboccati da giornalisti amici.
    Spesse volte nei decenni scorsi ho avuto una chiara percezione che, da parte di chi governa, di chi amministra e dei suoi amici “forti” , si ostacoli l’ingegno del giovane imprenditore, dell’intellettuale, del professionista, dell’artigiano, dell’agricoltore, dell’industriale e si svendano i gioielli nostrani, così preferendo un comodo import/export o dilettarsi in finanza, 2 attività “moderne” che non fanno litigare con nessun operaio, con nessun sindacato e cui non servono decine di autorizzazioni burocratiche o mazzette, Ricostruire Il lavoro italiano e l’ingegno italiano in Italia, questo credo deve essere il 1° punto dell’agenda M5S per superare la forte crisi di crescita nazionale . Ove si puo’ l’obiettivo è consumare a km zero, anche per una crescita/decrescita sostenibile con il fragile ambiente italiano e mediterraneo(rallentando le tonnellate di rifiuti he ogni giorno produciamo senza sapere ove metter:Napoli, Palermo e Roma ne sono un attuale esempio).
    Non possiamo assistere inermi alla quotidiana tranquilla entrata nei nostri porti (a civitavecchia, ma non solo) di navi container, piene di arance marocchine, di olio tunisino, di mosto sudafricano o di grano ucraino o australiano, mentre la nostra agricoltura è stata ed è scientificamente distrutta da questa classe politica, che parla parla parla sempre di lavoro. ma sono solo parole. Scusami per il mio lungo parlare e ti auguro buon lavoro….

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