Italiani, voto e politici


di Giovanni Mazzi

Le elezioni politiche e amministrative della storia repubblicana mostrano che andavano a votare ben 8 italiani su 10, partecipazione fra le più alte in Europa. I referendum abrogativi, invece, ci hanno mostrano dati altalenanti, poiché hanno un antidemocratico quorum di validità difficile da raggiungere,  ma gli ultimi del 2011 sono stati straordinari, sull’acqua e sul nucleare, quasi 6 italiani su 10 hanno partecipato interrompendo un lungo digiuno di democrazia diretta.

Oggi, nel Sud Italia il partito del non voto è il primo partito. Durante il 2010 nel Lazio, in Campania e Basilicata, circa 4 cittadini su 10 non hanno votato, in Sicilia, nel 2012, ben 1 cittadino su 2 ha preferito rimanere a casa, siamo di fronte a proporzioni molto preoccupanti. Il giudizio politico negativo a chi ha amministrato è pesante, soprattutto se sommiamo al partito del non voto i voti assegnati al M5S, forza politica antisistema. Anche i referendum del 2011 hanno bocciato le scelte politiche di chi amministrava, l’ennesima prova dello scollamento fra classe dirigente e popolo sovrano.

Uno dei principi fondamentali dei sistemi democratici, per legittimarli, è senza dubbio l’aritmetica (maggioranza e minoranza), quando a governare la maggioranza dei cittadini è una minoranza viene meno il principio rappresentativo, e pertanto è legittimo parlare di “oligarchie rappresentative“. E’ pur sempre vero che chi partecipa decide, ci mancherebbe, ma questo vale soprattutto per i sistemi democratici diretti, un pò meno nei sistemi rappresentativi. In una democrazia rappresentativa percentuali così alte circa l’astensionismo fanno sorgere seri dubbi di legittimità politica circa l’azione dei neo dipendenti eletti, poiché è evidente che sono meno rappresentativi, sono l’espressione di una minoranza di parti.

E’ altrettanto evidente che l’astensionismo dei cittadini sia il frutto della crescente sfiducia verso i partiti tradizionali, non c’è alcun dubbio che il popolo non si sente più rappresentato da una certa classe dirigente. I numeri dell’astensione sono importanti e lanciano un allarme per l’intera democrazia rappresentativa.

Un popolo civile e responsabile, di fronte a una deriva autoritaria e palesemente autoreferenziale dell’ethos infantilistico – “oligarchie rappresentative” – non dovrebbe rimanere indifferente e lasciar crescere l’apatia politica, anzi dovrebbe reagire nella maniera più intelligente possibile. Di fronte all’apatia crescente si risponde con una nuova visione politica, con un progetto e con obiettivi condivisi, partecipati, trasparenti, chiari, semplici ed efficaci. Di fronte alla paura, allo smarrimento, al nichilismo crescente si risponde con organizzazioni democratiche vere e genuine, si risponde con comportamenti etici chiari e coerenti coi valori della Costituzione, al partito del non voto si risponde con più democrazia, con inclusione, col merito e con le capacità intellettuali determinanti per rispondere alla crisi di coscienze, alla crisi politica ed economica.

Gli italiani, dopo decenni di inganni, non meritano una dittatura “illuminata” e teleguidata dalle “oligarchie rappresentative”. Alla legittima indignazione verso un sistema che ci danneggia bisogna rispondere con creatività e con una proposta politica circa un nuovo modello, ripensare la comunità con i valori umani e proporre il cambio di paradigma culturale. Questo è un percorso non breve, ma neanche tanto lungo. E’ un percorso che richiede forze ed energie che vanno ben al di là delle competizioni elettorali, comunque importanti. E’ un percorso che richiede preparazione, partecipazione, formazione, ricerca, informazione, divulgazione, in due parole: impegno culturale!

Nel prossimo futuro si sceglierà fra democrazia e dittatura, e se cresce l’apatia o non si programmano strategie e obiettivi ci sarà comunque una distruzione programmata dello Stato per manifesta incapacità dei nuovi dipendenti eletti.

La crisi che stiamo vivendo è talmente vasta e forte che purtroppo non è sufficiente l’inserimento di forze politiche di mera opposizione al sistema dei partiti obsoleti, se intendiamo uscire dalla crisi bisogna immaginare la formazione di un soggetto politico di governo, capace, maturo e responsabile. Purtroppo, opporsi al sistema obsoleto nei Consigli e nei Parlamenti non torna utile all’obiettivo: cambiare paradigma culturale. Gli esseri umani devono riprendersi il governo delle istituzioni e non possono permettersi di fare gli spettatori delle decisioni immorali di questa élite degenerata, che ha già approvato leggi e norme che hanno distrutto il futuro delle generazioni che verranno, l’élite ha già sovvertito valori e scambiato lo Stato sociale con l’avidità.

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4 pensieri riguardo “Italiani, voto e politici”

  1. condivido tutto (congratulazioni per l’analisi) ma permettimi una piccola osservazione meramente numerica sul voto delle regionali 2012 in sicilia: non sarà che l’affluenza abbia risentito del fatto che le elezioni si fossero tenute solo in un giorno a differenza delle precedenti consultazioni, spalmate su due compreso un feriale?

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