Depressione Italia


Le regole di bilancio che l’èlite ha imposto a tutti stanno mostrando il volto più oscuro sulle facce degli italiani e di tutti gli amministratori: la depressione, non solo economica, ma psicologica. Gli Enti locali non riescono a “chiudere” i bilanci, secondo l’Anci, e le misure introdotte servono unicamente a dimostrare che 1 è uguale a 1, a danno dei ceti meno abbienti. La Corte dei Conti ci racconta ciò che Monti ha già confessato, la politica dell’austerità deprime il Paese. Siamo alla festa dell’ovvio. Ciò che è meno ovvio e scontato è: perché cittadini e amministratori contrari a queste regole non fanno nulla per agire e dire la cosa più radicale e semplice che c’è? Consentire a norma di legge la “non quadratura del bilancio” per i servizi essenziali: sociale, cultura e istruzione.

Già in passato i Sindaci d’Italia hanno manifestato contro lo stupido Patto di stabilità. E’ ora di uscire dalla politica demenziale, ossia le misure di austerità dei governi neoliberisti, per avviare l’introduzione del buon senso nella politica istituzionale: “non quadratura del bilancio” per un periodo di rientro dal debito.

Anziché ridurre progressivamente i Trasferimenti statali, Parlamento e Governo, devono mantenere o alzare la quantità di denaro da destinare ai servizi essenziali. Ci racconteranno la solita favola? Non ci sono i soldi? Lo Stato stampa moneta a credito, libera dal mercato e quindi niente debito. Soprattutto per i ceti meni abbienti lo Stato (art. 1 e 47 Cost.) può e deve donare un credito, cartaceo o elettronico, senza emettere Titoli di Stato. Il credito donato non crea inflazione perché risponde ad una domanda precisa: pagare bollette, fare la spesa, pagare le cure mediche. Invece, l’attuale chiusura del credito crea recessione, cioè la realtà intorno a noi.

La felicità dipende da vari fattori: concentrarsi su ciò che abbiamo, piuttosto su ciò che non abbiamo. Autostima e disporre delle abilità necessarie per avere successo nel proprio ambiente. Fare una vita materiale semplice e quindi competere poco uno con l’altro. Passare più tempo a fare ciò che ci piace e migliorare le relazioni con amici e familiari. Se l’attuale sistema istituzionale, sociale e politico ha regole che impediscono di esser felici è lecito cambiare tale sistema per adeguarlo ai fattori che creano la felicità.

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