Un danno economico incalcolabile: l’assenza di una scuola politica.


Quotidianamente, da decenni, siamo abituati a lamentarci della nostra classe dirigente e puntualmente, al momento delle elezioni, diamo il nostro consenso proprio a quella categoria di persone che disprezziamo. Mi pare ci sia una “psicosi collettiva” che coinvolge la maggioranza degli italiani, da ricercare nel processo di infantilizzazione innescato dal sistema capitalista. Gli adulti-bambini si lagnano senza fare alcun che di concreto per cambiare la società in meglio. E’ in crisi tutto l’Occidente che danneggia se stesso affidandosi a soggetti politici autoritari e teleguidati dall’élite dominante, che seleziona i mediocri per inserirli nelle istituzioni pubbliche.

In alcuni paesi esistono scuole pubbliche per formare la classe dirigente, in Italia, anni fa i partiti di massa (DC e PCI) avevano scuole interne per studiare la Costituzione e la linea del proprio partito.  La partecipazione politica si esprimeva attraverso questi organismi, ma oggi sono disprezzati dalla maggioranza degli italiani poiché nel corso dei decenni le persone che li organizzano e li frequentano hanno scelto di sfavorire la libera partecipazione, di eliminare una vera democrazia interna e preferito una condotta immorale per promuovere interessi personali, familiari e di specifiche imprese. La cultura capitalista che promuove egoismo e competitività ha saputo introdurre una buona dose di avidità ed ha logorato, col tempo, il ruolo della rappresentanza e del mandato elettorale attraverso la scelta di camerieri manovrabili (i mediocri) e la pubblicazione, sui media amici, di scandali ad orologeria sempre più grandi per colpire il nemico di turno.

Considerando la degenerazione che ruota intorno a noi, oggi sarebbe improponibile e anacronistico il modello partito, ma rimane il danno politico più grande che si possa pensare: l’assenza di una classe dirigente dignitosa, preparata, indipendente e capace di interpretare la transizione che stiamo vivendo. Mancando i partiti tradizionali di massa, mancano i luoghi fisici dove un cittadino appassionato possa fare politica liberamente. Scomparendo i luoghi della partecipazione politica, emergono i gruppi politici autoritari e auto referenziali espressione dell’egoismo e della società liquida descritta da Bauman. I soggetti politici italiani più votati (Forza Italia, Lega, M5S) sono di natura leaderistica, privatistica, dove emergono capi mediocri, e non i capaci e i meritevoli. Anche il Partito Democratico, degenera in un luogo auto referenziale. Il Paese naviga a vista non perché non esistano persone capaci e responsabili, ma perché non esiste un’organizzazione politica nazionale, sinceramente democratica, e capace di rappresentare i valori costituzionali e affrontare le disuguaglianze presenti in Italia, e le sfide che coinvolgono il popolo italiano. Appare inutile affidare ai partiti attuali PD, PDL, IDV, Lega poiché hanno dimostrato di non pensare al bene comune, ma di portare avanti gli interessi particolari delle SpA. La “novità” M5S ha il grave difetto di non essere democratica e trasparente, e a guardarlo bene, con gli occhi della scienza politica, perde anche l’aggettivo nuovo, poiché funziona esattamente come tutti i partiti contemporanei (modello Easton del comportamentismo). Questo partito si alimenta dell’ingenuità e delle emozioni delle persone in buona fede, sfrutta le difficoltà altrui per raccogliere un consenso elettorale ma impiega individui privi di una propria autonomia di pensiero dentro le istituzioni, per essere manovrati da una azienda privata. Il M5S funziona proprio come Forza Italia, sfrutta gli opportunisti, piuttosto che attrarre persone libere e talentuose, ed ha l’aggravio di essere intollerante nei confronti di persone meritevoli e capaci. Le relazioni interne si basano sulla lealtà verso il proprietario e sul conformismo, si usa la delazione per delegittimare le persone libere; non ha valori politici ma una mentalità. Credere che un soggetto autoritario, non trasparente e non meritocratico, possa essere lo strumento del cambiamento è tipico degli ingenui, aumenta i danni socio-economici del Paese e non costruisce un futuro sano per le generazioni che verranno. La risposta alla crisi delle rappresentanze politiche è tutta da costruire, e c’è una sola certezza: dovrà essere democratica, proponendo una visione politica oltre le vecchie categorie del Novecento ma risvegliando il socialismo utopico e partendo dalla bioeconomia.

Il popolo dovrebbe pretendere la nascita di una scuola politica pubblica, ove chiunque possa iscriversi e successivamente decidere di spendere una parte della propria vita nelle Istituzioni locali e nazionali. Non dovrebbe essere una scuola di burocrazia come potrebbe apparire dal nome, ma una scuola di creatività che ripensi le istituzioni a servizio del cittadino e non per asservire le SpA. Questa rivoluzione culturale richiede tempo, capacità, e risorse umane specializzate che si mettano a servizio della comunità.

Il centro direzionale del potere è stato trasferito dai parlamenti nazionali all’UE, e dall’UE a organizzazioni sovranazionali private, usurpando la titolarità giuridica della sovranità che risiede nelle mani del popolo. Un processo lento di rifeudalizzazione della società, che ha annichilito la democrazia rappresentativa e usurpato i popoli europei nel proprio diritto di partecipare la processo decisionale della politica. L’UE è un’organizzazione non democratica sta mostra al mondo intero cosa è capace di fare un’élite borghese liberista e degenerata.

Il periodo storico che stiamo vivendo richiede forze, risorse, capacità appropriate per restituire la democrazia al popolo, e pertanto si rende necessario progettare istituzioni capaci di immaginare comunità autosufficienti e veramente libere, applicando principi e comportamenti opposti alla diseducazione che viene inoculata nelle scuole e nelle università. Se i dogmi attuali sono: aggressività, competitività, crescita, avidità è banale ritenere che bisogna divulgare cooperazione, reciprocità, creatività, sostenibilità. Da una società monetarista bisogna passare a comunità consapevoli eco-efficienti, eco-sufficienti con l’uso delle tecnologie alternative, ormai mature e pronte all’uso, per avviare la transizione energetica. I poteri decisionali devono passare dalle mani di un’oligarchia inumana, alle mani del legittimo proprietario: il popolo sovrano.

Tale obiettivo può essere raggiunto solo con un’organizzazione preparata, pronta, capace e responsabile; consapevole della strada da percorrere e pronta a cambiare regole e leggi usando le giuste leve per tendere all’obiettivo generale. Una sfida del genere dovrebbe coinvolgere tutte quelle menti indignate e preparate che sono presenti anche in Italia, accomunate da valori condivisi e rispettose delle diversità altrui. Finora, in Italia, hanno prevalso l’ego e l’immaturità degli individui lasciando il paese allo sbando e al declino che stiamo assistendo, rimanendo cinicamente spettatori dei danni quasi irreversibili alle generazioni future.

La distruzione del Paese può accelerare facendo eleggere persone inconsapevoli che firmano atti immorali senza leggerli e legittimano i reati commessi da altri. Un colpo di spugna che assolve le responsabilità altrui e sporca le mani dei nuovi governi.

in “Qualcosa” che non va, pag.171

[…] In Italia abbiamo ascoltato sconcezze di ogni genere poi verificate con semplici domande ben documentate. L’ignoranza diffusa sulle conoscenze scientifiche dimostra l’incapacità di valutare di fronte ad evidenze sconcertanti come il caso dei rifiuti. E la maggioranza del popolo non è in grado di valutare neanche le scelte energetiche.

Valutare è uno sforzo di riflessione orientato a riconoscere il valore di oggetti e azioni: valori propri, in sé, e valori relazionati a contesti e processi. In questo sforzo un ruolo importante è svolto dalla comparazione. Comparare significa esercitare il giudizio personale, seguire convenzioni, applicare norme, testare ipotesi in modo libero o vincolato.[1]

Per questa ragione è doveroso un percorso di conoscenza condivisa affinché si possano riprendere le elementari basi civili dettate dalla Costituzione e da un cultura figlia di un approccio olistico[2], libero e non condizionato dal potere invisibile. Vi sono strumenti efficaci come l’open space technology[3]per raggiungere obiettivi che hanno permesso di avviare progetti creativi con ampia partecipazione. La scienza dell’organizzazione sembra essere il tallone di Achille dei popoli ma internet è lo strumento che può aiutare le comunità per condividere esperienze e conoscenze altrui. La rete di internet è più di un semplice specchio della società, è una realtà virtuale che può dare una visione futura del mondo poi, saranno i cittadini a scegliere in che società vivere, continuare con l’attuale: immorale e nichilista, o una diversa poggiata sullo scambio, sul dono, sulla cooperazione e sulla reciprocità?


[1] DOMENICO PATASSINI, in Valutazione dell’impatto ambientale, a cura di VIRGINIO BETTINI, UTET 2002, pag. 22
[2] La posizione filosofica dell’Olismo (dal greco “holon”, cioè tutto) è basata sull’idea che le proprietà di un sistema non possano essere spiegate esclusivamente tramite le sue componenti. Relativamente a ciò che può essere chiamato olistico, per definizione, la sommatoria funzionale delle parti è sempre maggiore/differente della somma delle prestazioni delle parti prese singolarmente. Un tipico esempio di struttura olistica è l’organismo biologico, perché un essere vivente dato, in quanto tale, va considerato sempre come un’unità-totalità non esprimibile con l’insieme delle parti che lo costituiscono.

[3] L’Open Space Technology è una metodologia che permette, all’interno di qualsiasi tipo di organizzazione, di creare workshop e meeting particolarmente ispirati e produttivi. È stato sperimentato negli ultimi vent’anni in differenti paesi del mondo, impiegato nella gestione di gruppi composti da un minimo di 5 a un massimo di 2000 persone, in conferenze della durata di una, due o anche tre giornate.

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