Gli industriali: “L’Italia è in recessione”


Sia il Governo Bilderberg Monti che gli industriali italiani hanno ammesso che l’Italia è entrata in recessione. E dove sarebbe la notizia? Mi viene da pensare. Per la prima volta l’élite locale ammette che il Paese è in decrescita.

Previsto un crollo del Pil di 2 punti percentuali tra la scorsa estate e la prossima primavera, quando inizierà la ripresa. Il Centro studi di viale dell’Astronomia: “Siamo a un bivio, se non si esce dalla crisi non si salverà più nessuno”. Passera: “Situazione peggiore delle attese”

Dal mio punto di vista questi annunci dovrebbero essere un segnale positivo, in realtà non è così. L’élite intende usare la crisi creata da loro per privare i cittadini dei diritti essenziali e accelerare il processo di rifeudalizzazione dell’Europa. Tramite l’invenzione dell’economia del debito ci saranno solo leggi recessive e repressive per distruggere lo Stato sociale e privatizzare ogni cosa. L’obiettivo dell’élite non è risolvere il problema perché la vera soluzione risiede esclusivamente nel rinnegare l’attuale sistema e cambiare il paradigma culturale.

Questa ammissione di colpa può essere usata per sviluppare la resilienza locale e finalmente accelerare, dove esiste un percorso di transizione, o avviare il processo di progettazione di comunità autosufficienti.

La decrescita felice offre numerosi spunti di riflessione e mostra diverse opportunità concrete riappropriandoci dei valori umani in progetti di identità locale.

La storia insegna che verso la fine dell’ottocento e inizio novecento c’è stato un enorme fermento di cambiamenti e avanguardie che hanno mostrato le opportunità dell’uomo con l’uso delle nuove tecnologie, poi ci furono due guerre. L’industria sfruttò le idee avanguardiste per progettare una società fondata sull’avidità, il consumismo e quindi il nichilismo. Consapevoli degli errori passati possiamo decidere di usare le tecnologie più eco-efficienti e uscire dall’illusoria abbondanza di merci inutili spinte dagli acquisti compulsivi. Non c’è bisogno di un’altra guerra per fare un salto di qualità, anche se l’élite ha previsto anche questo scenario.

Le tecnologie migliori già esistono e conducono verso un futuro di prosperanza, ma questo dipende anche da noi cittadini.

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