Non aspettativi che l’élite cambi l’Italia


Non aspettativi che l’élite cambi l’Italia e l’Europa perché non lo sa fare e soprattutto non vuole farlo. Sono piacevolmente sorpreso sul fatto che alcune persone attive vadano in televisione e usano parole nuove citando cambi di paradigma culturale, mobilità sostenibile etc.

Ma in generale non aspettatevi che il mainstream vi spieghi cosa bisogna fare per uscire dall’inganno psicologico del debito pubblico perché, ripeto, non è il suo compito. Anzi, come da programma il Governo Monti propone “manovre” recessive dove i poveri saranno più poveri e non avranno opportunità per crescere e i ricchi potranno dormire sogni tranquilli. Era tutto già scritto.

Il default dell’Italia potrebbe salvarci, ma l’élite non vuole il vero default, guardate la Grecia, l’élite vuole una migliore schiavitù, più efficace e sta lavorando per questo. Entro il mese di marzo, nel 2012, i potenti intendono introdurre il Ministero delle finanze d’Europa per centralizzare il controllo fiscale degli Stati e di tutti gli Enti locali, e impedire la reale crescita delle Regioni e quindi dei cittadini. Un unico pensiero, un unico metodo per misurare la “crescita” e un’unica arma per ricattare i popoli, il debito. Siamo nel peggiore Medioevo ora ci aspettiamo anche la caccia alle streghe. Non esiste peggiore strategia politica, per i popoli, se non quella di cancellare la democrazia e affidarsi unicamente ai manager, quelli che hanno inventato la crisi.

Altri Paesi, specie in Sud-America, dove esiste maggiore consapevolezza nei cittadini, molti si stanno avviando e preparando per un cambio di paradigma culturale ed anche in Europa, in alcune comunità, stanno sperimentando percorsi nuovi, liberi dal debito dove i cittadini si prendono cura di se stessi e delle comunità. Ad esempio, usano monete complementari agganciate all’economia reale, questo significa valorizzare l’artigianato locale usando una moneta diversa dall’euro che non viene stampata e prestata e caricata di interessi, ma donata.

La reale crescita è noto, è possibile quando esiste una vera democrazia, dove esiste il pluralismo delle idee e il libero scambio di esperienze virtuose. Sospendiamo il calcio professionistico per 24 mesi e usiamo gli stadi come agorà per dibattere del nostro futuro. Sarebbe un serio segnale di rinascita e di igiene mentale.

I Comuni possono avviare processi di democrazia diretta, sperimentando i migliori strumenti di partecipazione e riprogettare le comunità avviando percorsi d’identità locale, sarebbe una cosa straordinaria.

Internet consente di accedere a conoscenze tenute nascoste e alcuni cittadini stanno progettando sistemi sociali per co-progettare le città e gestire i servizi in piena autonomia poiché oggi, finalmente, esistono le tecnologie per auto-produrre l’energia necessaria con un mix tecnologico usando fonti alternative. Si chiamano reti smart-grid e persino settori dell’industria sono favorevoli a queste strategie. Per intraprendere queste scelte non esistono problemi e sono sufficienti due ingredienti: cultura e volontà, nient’altro. Credo sia ragionevole ambire all’autosufficinenza energetica e cancellare le bollette, perché oggi non ha senso continuare a sprecare energia e soprattutto donare soldi alle SpA monopoliste. Questo obiettivo concreto va perseguito e se i dipendenti eletti non sono capaci vanno licenziati, mentre le comunità possono organizzarsi per iniziare a perseguire questa strada, alcuni lo stanno facendo.

Altre comunità sono molto vicine alla sovranità alimentare e questo significa gestire le semenze e auto-produrre, ad esempio farine e oli, per garantire la sostenibilità ambientale e sociale dei cittadini grazie all’impiego di un’agricoltura naturale, e queste conoscenze possono essere condivise nei programmi scolastici delle scuole primarie e secondarie di tutta Italia.

Tocca a noi studiare il cambio epocale, noi cittadini dobbiamo cambiare consuetudini immorali e schemi mentali obsoleti e solo noi possiamo proporre un vero cambiamento. Tutto ciò sembra impossibile, ma nella realtà è la cosa più semplice che si possa fare: risvegliare la nostra coscienza.

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7 pensieri riguardo “Non aspettativi che l’élite cambi l’Italia”

  1. E’ proprio vero, il cambiamento deve partire dal basso, sin dalle nostre abitudini quotidiane!
    Ad esempio iniziamo ad utilizzare l’auto in modo più “responsabile”, evitando di prenderla per brevi spostamenti in città e soprattutto utilizziamola in modo condiviso e collettivo, organizzando auto di gruppo per gli spostamenti abituali (es. casa-lavoro) e facendo car pooling!
    Non può esserci vero cambiamento senza “condivisione”! 🙂

  2. Già, i cambiamenti dal basso. Ne parlavo giusto ieri sera con alcuni amici, che mi riportavano del fatto che le norme europee nei prossimi anni imporranno di realizzare nuove case solo nelle massime classi di efficienza energetica. Con corollario di lamenti, perplessità sulle false certificazioni e svalutazione del parco immobili esistente.

    Il cuore del problema, almeno qui in Italia, è che i cittadini sono pronti ad indebitarsi per le piastrelle del bagno, ma se ne infischiano bellamente dei consumi dell’immobile, della tenuta sismica o della qualità delle fondamenta. A mancarci, come al solito, non sono i mezzi tecnici ma le doti culturali: al punto che ci dobbiamo far imporre dall’alto, da Bruxelles, provvedimenti che dovremmo considerare scontati. Come uscirne?

  3. E’ vero che abbiamo problemi culturali, ma è altrettanto vero che gli italiani non sono stupidi e pertanto anche se costa molta più fatica bisogna spiegare perché è necessario puntare al risparmio energetico. Non conosco persone disposte a pagare sempre d più per l’energia che aumenta ogni anno. Esiste un modo virtuoso per ristrutturare l’immobile e quindi migliorare il proprio comfort. Penso che la crisi energetica, picco del petrolio possa far riflettere i cittadini. Il condominio salernitano dove vive la mia famiglia ha il cappotto termico e l’appartamento usa i pannelli solari, questo dal 1984, senza incentivi.

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