Tutti a scuola


Prima o poi i nodi vengono al pettine, come dice un detto popolare! Eccoci qua, i gruppi élitari sconosciuti ai popoli, ma notissimi a chi segue attentamente la politica stanno portando avanti la propria agenda politica: le tecnocrazia senza legittimità politica come nelle peggiori dittature.

Oggi, un amico mi chiedeva: hai letto l’ultimo libro di Rifkin? R: Quale quello sull’empatia? No, un altro, molto interessante che parla di come internet e la democrazia possano cambiare il mondo. Davvero? Dico io, bhé Rifkin ha fatto ultimo, non c’era bisogno che egli raccontasse l’ovvio. Allora interrompo il racconto interessante del mio amico e gli mostro il “programma politico” che stiamo attuando. Apro un libro di filosofia del terzo anno di liceo, Logos, Einaudi scuola, 2005, e leggo a voce alta a pag. 40:

Tra Oriente e Magna Grecia: le prime indagini filosofiche. La città stato. Nel secolo VIII a.C. il territorio greco è caratterizzato dalla presenza di città-stato (poleis) politicamente indipendenti, dove si affermano forme di governo aristocratico. A differenza di quello che accade nelle monarchie incentrate intorno al palazzo-tempio, il potere non si raccoglie più nelle mani di un solo individuo, il monarca, ma è controllato da un gruppo, sia pure ristretto, di cittadini di ceto elevato. grandi proprietari terrieri. All’interno delle poleis, per la prima volta nella storia degli uomini, si afferma l’idea che gli affari di interesse generale possono essere discussi e le decisioni al riguardo deliberate nell’ambito di un pubblico dibattito, aperto a tutti (ovvero a tutti quelli che godono del diritto di cittadinanza), nel corso del quale le diverse posizioni si confrontano sulla base di ragionamenti argomentati. All’insindacabile giudizio del monarca si sostituisce la molteplicità di pareri, la discussione, la scelta comune tra ipotesi diverse se non opposte. Lo spazio che si apre così al confronto, al libero esercizio della parola, alla riflessione, favorisce lo sviluppo di  nuove forme di sapere. Acquista prestigio chi si dimostra in grande rendere conto delle opinioni, di valutare le alternative in gioco mettendone in luce le implicazioni, di fare riferimento se necessario a situazioni analoghe, già sperimentate. La figura del sapiente, già incarnata dal mago, dall’indovino, dal poeta, si trasforma lentamente in quella del filosofia, cioè di uomo che indaga la realtà usando gli strumento della ragione.

Questi cambiamenti si verificano in primo luogo nelle colonie ioniche (nelle città costiere dell’Asia Minore e nelle isole vicine), quindi nelle colonie della Magna Grecia. Perché nelle colonie? Probabilmente perché i fondatori di nuove città, pur facendo riferimento al modello della madrepatria, sono costretti a fare i conti con il “vuoto” che sta loro innanzi, cioè la mancanza di strutture di ogni genere. Essi provengono da città già “costruite”, dove gli edifici, pubblici e privati, sono disposti secondo un ordine nello spazio e dove gli uomini convivono sulla base di regole definite. Qui, nei nuovi territori, bisogna inventare, dare forma visibile a tutto ciò che serve alla vita comune: i confini e la mappa fisica della città, le leggi, la regolamentazione dei rapporti sociali e delle attività economiche. E’ un’esperienza che stimola a ripensare il passato e a guardare in modo creativo il futuro. Anche il contatto con altri popoli e cultura favorisce negli ambienti delle colonie un maggiore dinamismo rispetto alle città di origine, che hanno meno stimoli a mettere in discussione la mentalità e gli usi tradizionali.

Un nuovo modo di sapere. Al tempo stesso, il contatto con comunità “altre”, estranee e diverse, induce ad affrontare il problema della propria identità e della propria collocazione in mondo più vario, ricco e complesso di quello fino allora conosciuto. Accanto alle antiche, inesauribili domande sull’origine e il destino degli uomini, sorgono nuovi interrogativi nel tentativo di comprendere come mai il mondo, nonostante le differenze e le trasformazioni che lo attraversano incessantemente, appare come un tutto unitario. […] Le prime manifestazioni di un nuovo tipo di sapere, che si basa sull’analisi razionale e che ha per oggetto la realtà intera,hanno luogo appunto nelle colonie greche della Ionia e della Magna Grecia tra i secoli VII e VI.

E’ ovvio che ai popoli di oggi non serve il potere dei pochi ma la democrazia, ciò che dobbiamo copiare è l’atteggiamento positivo e sperimentale per riprenderci le vite.

Sembra il programma politico di Anonymous, di Occupy Wall Street, o degli Indignados spagnoli. Comunque è ciò che stiamo facendo da circa 5 anni con ParmainMoVimento. Le analogie sono impressionanti ma è ciò che serve al mondo: ripensare la società e la democrazia migliora le persone.

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