Decrescita felice e qualità della vita


Il mondo sta cambiando e per fortuna sono in discussione gli obsoleti riferimenti culturali della società, sia in ambito globale che locale.

Mentre si dibatte alcuni cittadini hanno cambiato il loro stile di vita e vivono seguendo “nuovi” paradigmi culturali dettati dal buon senso, dalla ragionevolezza, dalle leggi della fisica e soprattutto applicando l’etica nella vita privata e pubblica.

I circoli territoriali del Movimento per la Decrescita Felice (MDF) sono un esempio concreto del cambiamento, “vediamo” di cosa si occupano.

Si dice che per misurare meglio il benessere bisogna considerare anche la “multidimensionalità” perché simultaneamente si considerano diversi fattori: reddito, consumo e ricchezza; salute, istruzione, attività personali, peso politico (governance), legami e rapporti sociali, ambiente e insicurezza di natura economica e fisica. Tutte queste dimensioni determinano il benessere delle persone.

Ebbene, a Parma (19-20 marzo 2011) si è tenuto il raduno nazionale dei circoli MDF dove hanno mostrato le loro attività di promozione sociale, e tutti i circoli intervenuti rientrano in uno o più ambiti tematici su accennati, cioè rientrano nei “nuovi” indicatori del Benessere Equo e Solidale (BES) presi in esame dall’ISTAT e dal CNEL.

I cittadini riuniti nei circoli MDF sono persone attive nell’ambito culturale e politico poiché praticano un consumo critico, autoproduzioni del cibo (ad esempio: pane, yogurt, orto frutta), svolgono corsi del “saper fare” stimolando l’educazione civica e la creatività umana. I circoli propongono alle amministrazioni locali un cambio di paradigma culturale considerando l’uso razionale dell’energia che riduce o cancella l’impatto ambientale e sanitario dell’attività umana grazie all’impiego di tecnologie non inquinanti. Bisogna notare subito che molte di queste attività non sono prese in considerazione dal PIL come la maggioranza delle migliori attività umane creative: lo scambio di conoscenze, camminare, fare l’amore, giocare, riposarsi, prendersi cura dei figli, ad esempio.

Secondo i criteri adottati dal gruppo di lavoro UNECE/OCSE/EUROSTAT volendo avere un “benessere di base” bisogna tener conto delle variazioni in termini di mortalità allo stato di salute e morbilità per fasce di età, bisogna tener conto delle emissioni di gas serra, degli inquinanti che causano smog, della conversione degli habitat naturali in vista di altri utilizzi.

I circoli MDF consigliano la mobilità intelligente: uso della bicicletta e car sharing elettrico quindi tecnologie che prevengono le nocive immissioni di nanoparticelle presenti nei gas di scarico, consigliano il riciclo totale dei rifiuti (zero waste) che non ha emissioni gassose e la diffusione dei “dispenser” negli esercizi commerciali che cancellano inutili imballaggi (spreco di risorse).

I circoli MDF adottano l’approccio olistico e permaculturale valutando il “picco del petrolio” per avviare una doverosa transizione energica anche con gli incentivi per i “prosumer” (produttori e consumatori di energia) con fonti alternative e quindi puntare all’autosufficienza energetica liberi dalla dipendenza degli idrocarburi (petrolio e gas). Su questo argomento vi sono diverse opportunità, una dal basso e una istituzionale. “Dal basso”: i cittadini residenti in uno stesso quartiere possono incaricare tecnici per realizzare una “smart grid” e metterla sul “mercato” per raccogliere i soldi necessari, ove fallisse questo tentativo i cittadini possono far migrare i propri conti correnti verso la banca che intende finanziare l’iniziativa, sapendo che le agenzie senza una riserva minima obbligatoria  (soldi dei risparmiatori) non posso sopravvivere (Esempio di Shonau: i ribelli dell’energia).  Istituzionale: i Consigli comunali hanno l’obbligo di approvare Piani Energetici per incentivare il risparmio energetico e l’uso delle fonti alternative; e il Parlamento europeo e il Consiglio finanziano i comuni, attraverso strumenti finanziari della Banca degli Investimenti, che aderiscono al Patto dei Sindaci per applicare la strategia 20-20-20.

I circoli MDF consigliano l’uso di strumenti di pianificazione partecipata col fine di tutelare l’ambiente costruito, riqualificarlo, riusarlo, ridurre o eliminare l’inutile espansione urbana, introdurre una rete di orti urbani sinergici ed eliminare gli sprechi energetici in edilizia. Alcune amministrazioni (Londra e anche in diversi comuni italiani) concedono l’uso degli spazi per auto-produrre cibo e sostenere la filiera corta. L’approccio permaculturale, dal punto di vista dell’energia e della produzione risulta essere di gran lunga il migliore poiché si risparmiano i soldi della chimica e migliora la qualità della vita con cibo bilogico. Alcune idee e progetti sono denominati fattorie urbane per reintrodurre la pratica agricola nelle città.

Il miglior esempio di partecipazione democratica, oltre alla secolare tradizione Svizzera, è certamente Porto Alegre (Brasile) la città che ha inventato il bilancio partecipativo deliberativo, dove i cittadini deliberano le priorità da inserire nel piano pluriennale dei lavori pubblici.

Tutte queste scelte virtuose possono essere misurate con una nuova convenzione, una moneta sovrana libera dal debito e dagli interessi,  così come sta accadendo all’estero grazie alla spinta propulsiva dei cittadini, “dal basso”, una convenzione che misura l’economia reale e le scelte etiche. I dipendenti pubblici possono dar vita ad un’economia parallela alla moneta euro. Serve l’uso di una moneta sovrana per applicare la Costituzione (art.1 e 47) e sostenere i diritti umani e la crescita di regioni dove mancano ancora servizi essenziali.

Siamo convinti che applicando la sovranità popolare attraverso una partecipazione diretta (peso politico) ed efficace (democrazia diretta) chiunque possa migliorare il proprio “stato psicofisico” in armonia con le leggi della natura.

Un atteggiamento etico e responsabile dell’uso del territorio è, certamente, una strada politica da perseguire. Ricordiamo che lo “stato psicofisico” e la “partecipazione politica” sono altri due indicatori per misurare la qualità della vita e i circoli intendono prendersi la propria “fetta” di sovranità per migliorare la società introducendo l’etica nella politica. In alcuni ambiti MDF e altre associazioni già producono cambiamenti virtuosi, ove cittadini e amministratori hanno saputo interpretare il cambio di paradigma culturale. L’articolo 8 del supplemento ordinario N.162 del decreto legislativo N.267/200 (Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali) è dedicato alla partecipazione popolare. Tale supplemento invita tutti gli enti locali ad applicare l’articolo 1 della Costituzione: la sovranità appartiene al popolo. Il supplemento impone: I comuni, anche su base di quartiere o di frazione, valorizzano le libere forme associative e promuovono organismi di partecipazione popolare all’amministrazione locale. La legge impone modifiche negli statuti degli enti al fine introdurre forme di consultazione della popolazione nonché procedure per l’ammissione di istanze, petizioni e proposte di cittadini singoli o associati dirette a promuovere interventi per la migliore tutela di interessi collettivi e devono essere, altresì, determinate le garanzie per il loro tempestivo esame. Possono essere, altresì, previsti referendum anche su richiesta di un adeguato numero di cittadini. Per applicare la Costituzione sarebbe sufficiente copiare gli strumenti ampiamente usati in Svizzera.

Il popolo islandese ha deciso di riprendersi la vita e stanno processando il Governo che ha prodotto la bancarotta, riappropriandosi della moneta e cacciando i banchieri privati. Il popolo ha deciso di riscrivere la Costituzione per tutelare meglio i diritti umani, tutto questo in pace e applicando la democrazia diretta.

L’opinione di MDF: […] Il prodotto interno lordo non è un indicatore insufficiente, è un indicatore sbagliato per misurare il progresso sociale e il benessere. Ogni volta che applicando tecnologie più evolute si aumenta l’efficienza con cui si utilizzano le risorse, si riducono gli sprechi e si allunga la durata degli oggetti, i miglioramenti della qualità della vita che si ottengono comportano una decrescita del pil. Altri miglioramenti derivanti da una decrescita del pil si ottengono sostituendo l’acquisto di alcune merci con l’uso di beni autoprodotti per autoconsumo ogni volta che sia più vantaggioso in termini economici e ambientali. In termini generali, nei paesi industrializzati molti miglioramenti del benessere si possono ottenere esclusivamente con una decrescita selettiva del pil, mentre nei paesi poveri, impropriamente definiti sottosviluppati, molti miglioramenti del benessere si possono ottenere solo se si evita di far crescere il pil mercificando la produzione agricola e si valorizza l’agricoltura di sussistenza. […] Il miglioramento del benessere individuale e sociale passa attraverso una decrescita del pil. Ma una decrescita selettiva, che distingua le merci in base alla loro utilità e al loro impatto ambientale. Se ci si limita a sostituire il segno più col segno meno davanti al pil non si esce dalla logica quantitativa di cui questo indicatore è espressione. Occorre ridurre la produzione e il consumo delle merci che non hanno alcuna utilità (l’energia in più che si spreca in una casa mal coibentata), generano danni superiori ai benefici (le fonti fossili), contribuiscono a consumare le risorse rinnovabili in quantità superiori alla loro capacità di rigenerazione (gli allevamenti animali) e ad accelerare l’esaurimento delle risorse non rinnovabili (i concimi chimici). La scelta della soddisfazione dei bisogni irrinunciabili dei bambini come indicatore di benessere presuppone che la riduzione dei tempi di lavoro dei genitori si traduca nella riduzione della produzione di quel tipo di merci. La misurazione annua della performance di riduzione degli impatti ambientali generati da quel tipo di merci in relazione al valore del pil consentirebbe di completare con una valutazione qualitativa delle attività produttive la valutazione del benessere derivante dal miglioramento delle relazioni umane.

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