Capitano, siamo un faro.


«E’ possibile che abbiamo tracciato la nostra rotta grazie a una stella spenta, filosofica? E se il nostro sistema di credenze relativo alla vita fosse sbagliato?» A uno sguardo superficiale sembra una questione stravagante. Dopo tutto oggi generiamo, condividiamo e assorbiamo più informazioni scientifiche di quanto sia mai successo mediante libri, CD, DVD, televisione e Internet. Ma le informazioni da sole non bastano. Un contenuto giusto in un contesto sbagliato in realtà è disinformazione che ci condurrà fuori rotta o su una rotta pericolosa.

Considerate la storia di quel capitano di una nave che aveva richiesto che la luce che vedeva su un orizzonte buio cambiasse rotta. Quando la radio trasmise in risposta la voce che proveniva dall’altra luce, suggerendo che fosse piuttosto la nave a cambiare direzione, il capitano sbraitò il diritto di mantenere la rotta. Allora la voce che proveniva dalla luce distante replicò: «Capitano, siamo un faro».[1]

Le analogie tratte dal testo di Lipton sono pienamente calzanti con la società alla rovescia che stiamo vivendo. Facciamo un elenco di casi quotidiani: gli amministratori locali contraddicendo, le leggi dello Stato, l’elementare buon senso e la scienza stessa, anziché attuare buone pratiche a sostegno del riciclo deliberano di costruire gli obsoleti e tossici inceneritori di rifiuti. L’industria anziché diffondere l’uso di motori magnetici elettrici produce ancora obsoleti motori a combustione rendendosi autrice di omicidi colposi contro l’umanità per la produzione di cancerogene nano-polveri che finiscono negli ecosistemi e quindi nei nostri cibi, nei polmoni, nel sangue e nel nucleo delle cellule umane, lo stesso avviene tramite gli inceneritori. I Governi ancora non hanno deliberato l’obiettivo dell’indipendenza energetica da perseguire con l’eliminazione degli sprechi e la diffusione della micro-trigenerazione creando i cittadini prosumer (produttori e consumatori). In sostanza, il buon senso indica di installare piccole centrali in ambito condominiale e di quartiere per mezzo di tecnologie eco-efficienti – mix tecnologico – quali le pompe di calore geotermiche, il micro eolico, il pico-idraulico, fotovoltaico e solare termico.

I dipendenti eletti sono esattamente come il capitano che sta per schiantarsi contro un faro perché legato a credenze obsolete.

Un solo dato scientifico può descrivere due percezioni completamente differenti. E quando davvero crediamo a una percezione, la vediamo come l’unica e sola realtà e ignoriamo tutte le altre possibili realtà.

Questa è la gabbia mentale della maggioranza degli italiani che hanno subito una psico-programmazione di massa secondo i dogmi obsoleti della non cultura della crescita infinita, della competitività, del Dio denaro creato dal nulla, dell’odio, del nichilismo e della violenza. Tutti programmati dalla religione del capitalismo egoistico: vendere, vendere, vendere.

Poiché il faro non potrà essere rimosso, siamo noi – il capitano – che possiamo cambiare rotta alla nave, evitando il disastro, mutando il nostro modo di pensare. Si tratta di fare un passo molto ragionevole: scoprire chi siamo e dove stiamo.

Noi cittadini possiamo “urlare” ai nostri dipendenti eletti che costruiscono inceneritori: sciocchi state distruggendo noi stessi, non è una questione ideologica o di fede religiosa, ma un problema culturale. Siamo legati a credenze dannose che impediscono di distinguere la luce di un faro con quella di una nave. Certo la questione dei rifiuti è ancora più frustante poiché non ci vuole una specializzazione per comprendere i danni ma serve solo la cultura di base del quarto anno dei licei perché gli allievi studiano il principio di conservazione di massa e dell’energia.


[1] BRUCE LIPTON, STEVE BHAERMAN, evoluzione spontanea, Macro edizioni, 2010, pag. 24

13 pensieri riguardo “Capitano, siamo un faro.”

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