Costruire insieme


Il potere supremo appartiene al sovrano, cioè al popolo (art.1 Cost.). Partendo da questa consapevolezza in molte città, almeno 500 nel mondo, i dipendenti eletti usano strumenti partecipativi pratici col fine di pianificare ed organizzare il territorio seguendo le direttive – priorità – dei cittadini.

Le pratiche partecipative vincolanti (e non consultive) stanno diventando ordinaria gestione degli Enti locali, soprattutto nel resto del mondo. In Italia, i partiti politici, ottimi camerieri del reale potere (banche ed SpA), fanno di tutto per scoraggiare la partecipazione attiva dei cittadini per evitare di perdere il controllo di soldi pubblici.

Invece, i cittadini dovrebbero sapere che, non solo, sono i pieni titolari del potere supremo ma che grazie al loro intervento diretto nel determinare le politiche locali, corruzione e sprechi sono eliminati o ridotti al massimo.

Persino il legislatore italiano (Parlamento) ha previsto l’introduzione degli strumenti di democrazia diretta e partecipativa ma i partiti si guardano bene dall’introdurli negli Statuti onde evitare che civili informati possano mettere il naso negli affari del potere invisibile.

I cittadini dovrebbero sapere che la democrazia non è delegare tutto ai dipendenti eletti, quella è la democrazia rappresentativa, una forma di potere oggi degenerata anche per mezzo dell’apatia politica dei popoli. Le persone socialmente più pericolose sono proprio quelle che non vogliono occuparsi di politica, ma che conservano il diritto di voto.

La prima definizione di “politica” (dal greco πολιτικος, politikós) risale ad Aristotele ed è legata al termine “polis”, che in greco significa la città, la comunità dei cittadini. (da Wikipedia)

«Un uomo che non si interessa dello Stato non lo consideriamo innocuo, ma inutile.» (Pericle, discorso alla città di Atene V sec. a. C.)

Per cui, occuparsi del bene comune è la più alta e nobile aspirazione che l’essere umano possa compiere, cioè la politica. Il degrado culturale del nostro Paese associa l’idea di politica ai partiti degenerati poiché i cittadini italiani non si sono mai occupati direttamente del bene comune nel corso dei decenni ed a causa di questa incivile consuetudine, nell’immaginario collettivo, si crede che la politica sia una cosa sporca.

Forse questo degrado culturale è la radice dell’apatia politica che consente ai partiti degenerati di conservare il potere. Credo che per risolvere il problema bisognerebbe riformare il pensiero collettivo per stimolare la partecipazione attiva di tutti col fine di tutelare la politica: il bene comune.
Oltre al fatto che i cittadini dovrebbero smetterla di commiserarsi e lamentarsi ci sono altre buone notizie che vengono dalle buone pratiche amministrative. Sono numerosissime le comunità civili che decidono direttamente come spendere le proprie tasse per mezzo di utili metodi e strumenti. Nelle città, anche con milioni di abitanti, si svolgono nell’arco di un anno solare le “assemblee deliberative” dove ogni cittadino può fare la propria proposta. Questi incontri, di solito, sono organizzati e calendarizzati col fine di scegliere le priorità (opere e servizi) da realizzare sul territorio. Questo metodo di scelta consente agli amministratori di conoscere in maniera precisa e puntuale la volontà popolare (bilancio partecipativo). Per alcuni progetti specifici i cittadini dialogano direttamente con gli uffici tecnici che svolgono la progettazione architettonica ed urbanistica (pianificazione partecipata).

La notizia straordinaria è che l’istituzionalizzazione di queste pratiche è stata spinta dai movimenti civici e non dai partiti; i cittadini hanno realizzato questa rivoluzione democratica. Il popolo ha dimostrato che con più democrazia si affrontano e risolvono i problemi concreti e non al contrario com’è avvenuto in Italia.

Con la riforma amministrativa degli anni ’90 l’Italia ha ridotto la democrazia interna negli Enti locali accentrando nelle mani di Sindaci e Presidenti eletti poteri di gestione enormi. Infatti tali dipendenti eletti nominano, a loro discrezione e quindi senza merito, i gestori dei servizi pubblici locali;         quindi meno etica, meno trasparenza, meno democrazia.

Mentre nell’Unione europea diversi parlamentari chiedono l’introduzione dell’uso di referendum per deliberare le scelte di tutti, in Italia si torna indietro di secoli ripristinando il sistema feudale. Mentre in Sud-America i popoli e persino alcuni dipendenti eletti chiedono il ripristino della sovranità popolare, della sovranità monetaria e della tutela dell’acqua contro le SpA, in Italia il reale potere siede nella Banca centrale europea che manda direttive ai dipendenti eletti su come tassare gli schiavi:

“Data la necessità di risanare i conti pubblici nei prossimi anni”, per la Bce nei paesi dell’eurozona “l’incremento dell’imposizione indiretta e dei prezzi amministrati potrebbe essere superiore alle aspettative correnti” (Fonte: sito web de “La Repubblica”, 21 genniao 2010)

“La disoccupazione nell’area dell’euro dovrebbe continuare ad aumentare, attenuando la crescita dei consumi”. Lo scrive la Bce nel Bollettino mensile di gennaio, aggiungendo che si prevedono “dinamiche complessivamente contenute dei prezzi, dei costi e dei salari, in linea con una lenta ripresa della domanda nell’area dell’euro e fuori dai suoi confini” (Fonte: sito web de “ilsole24ore”, 21 gennaio 2010)

Jean Claude Trichet, sottolinea che frena l’andamento dei prestiti bancari a imprese e famiglie nell’area euro. «L’inasprimento delle condizioni di finanziamento, dovuto all’acuirsi delle tensioni finanziarie, ha contribuito al rallentamento del flusso dei prestiti delle istituzioni
finanziarie monetarie al settore privato non finanziario».  (Fonte: sito web de “ilsole24ore”, 22 gennaio 2009)

Difficilmente siamo curiosi di capire e conoscere chi siano questi signori che ordinano ai Governi e quindi ai popoli gli stili di vita da seguire. Eppure tutti i giorni, attraverso i media sentiamo parlare e citare personaggi eletti da nessuno. Ma queste persone non riconosciute dal popolo sovrano governano la nostre vite, il nostro modo di fare la spesa, la qualità dei servizi sanitari ed istruttivi dei nostri figli.

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