Privatizzazione dell’acqua


Cosa dicono diritto e Costituzione:

“In relazione alla loro funzione pubblica, i beni demaniali sono sottoposti ad un particolare regime giuridico, che li pone fuori commercio, essi sono inalienabili e imprescrittibili: non se ne può acquistare la proprietà a nessun titolo, nemmeno per usucapione. I beni demaniali sono infruttiferi: non procurano entrate, se non occasionalmente, quando siano dati per concessione.

Il demanio necessario include quei beni che essendo idonei a soddisfare un interesse di cui è esclusiva titolarità la collettività nazionale, non possono appartenere ad altri che allo Stato e di conseguenza sono sempre demaniali”

I beni che fanno parte del demanio pubblico [c.c. 822, 825], sono inalienabili e non possono formare oggetto di diritti a favore di terzi [c.c. 1145], se non nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi che li riguardano [c.n. 30, 700] (1). Ed ancora prima sulla sollecitazione di Cinzia nell’evidenziare i riferimenti anche normativi ricordo che:

Cost. art. 2: “la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità”

L’acqua non può essere privatizzata ma i Governi in maniera palesemente truffaldina privatizzano la gestione dei servizi idrici dando la possibilità a soggetti privati di lucrare con le SpA, inventate e nominate da Sindaci, consorzi pubblici e Presidenti. Tutto questo processo avviene da diversi anni in maniera assolutamente non meritocratica in evidente contraddizione degli interessi pubblici. Non c’è alcuna ragione valida sul fatto che gli Enti pubblici non possano gestire i beni demaniali, lo hanno sempre fatto prima delle riforme degli anni ’90.

Dunque, da dove viene l’idea malsana di regalare ai privati la gestione dei servizi pubblici?

Il controllo delle grandi aziende sull’acqua di Vandana Shiva. La Banca Mondiale non si è limitata a svolgere un ruolo di primo piano nella creazione di una condizione della scarsità  d’acqua e inquinamento: ora quella scarsità la sta trasformando un’opportunità commerciale per imprese. Inizia così un articolo tratto da Le guerre dell’acqua, Feltrinelli 2003 pp. 95-110

Monia Benini ci ricorda chi siano gli esecutori materiali italiani di questa immorale usurpazione: “Luglio 2006: Linda Lanzillotta,  Ministro per gli Affari Regionali del Governo Prodi (allora quota Margherita, oggi PD) presenta il Disegno di Legge n° 772 per il riordino dei servizi pubblici locali. L’atto, collegato alla Finanziaria 2007, è cofirmato da Pier Luigi Bersani (oggi Segretario nazionale del PD), di concerto con i ministri: Giuliano Amato (PD); Antonio Di Pietro (IdV); Emma Bonino (Radicali)”.

Ed oggi Berlusconi prosegue la strada spianata dalla “sinistra”. Ricordiamoci che tutti questi signori hanno approvato anche il Trattato di Lisbona, cioè una Costituzione europea che contraddice i più elementari principi democratici sulla separazione dei poteri, quel trattato si poggia essenzialmente sul concetto di libero mercato che prevarica anche i diritti fondamentali dell’uomo e legalizza l’usurpazione della sovranità monetaria fondamentale per il controllo dei popoli.

L’idea di globalizzazione, mondializzazione e quindi privatizzazione della natura viene dalle menti malate dei banchieri coloro che corrompono da sempre i rappresentanti eletti dal popolo e che usano le tecnologie migliori per manipolare la percezione dell’opinione pubblica attraverso le loro SpA del settore della comunicazione, della guerra, delle case farmaceutiche etc.

Negli anni ’90 c’è stata la riforma della pubblica amministrazione: è stato introdotto l’uso del diritto privato in ambito pubblico, l’elezione diretta dei Sindaci ed il potere di creare SpA ad acta per gestire i beni demaniali. Già in quegli anni il dibattito politico sottolineava i rischi enormi dovuti dalla perdita di realizzare gli interessi pubblici a vantaggio di quelli privati, cioè delle SpA tramite questo sistema palesemente non meritocratico. Purtroppo la Corte Costituzionale non si è espressa a favore dei diritti e degli interessi pubblici palesemente violati da queste norme pensate da banchieri stranieri ed introdotte lentamente, nel frattempo le televisioni hanno anestetizzato la capacità critica collettiva e l’opinione pubblica con gli intrattenimenti televisivi e la cancellazione dell’educazione civica dalle scuole.

Intanto nel 2010 entra in vigore il Trattato di Lisbona e la maggioranza degli italiani non so neanche cosa sia.

Carlo Vulpio: Figuriamoci cosa accadrebbe, è l’interrogativo che sorge spontaneo e sul quale tutti dovremmo riflettere, se in qualche piega dell’ordinamento, magari in maniera surrettizia, si nascondesse la previsione di poter irrogare una qualche forma di “pena di morte”, o peggio, di poter esercitare impunemente – in quanto protetti da un articolo di legge, un comma, un inciso, un allegato, un protocollo – il “diritto” di sopprimere la vita altrui, insomma cosa accadrebbe se fosse una norma a prevedere la “licenza di uccidere”.

Le norme antidemocratiche si fermano in maniera civile e democratica.

In un Paese realmente democratico, dotato di strumenti efficaci di democrazia diretta non sarebbe potuta accadere un’usurpazione di questo tipo, poiché il popolo sovrano avrebbe avuto il potere di revisionare le eventuali leggi antidemocratiche.

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