Etica, “democrazia”, ricerca ed SpA.


Gli interessi delle corporation e quindi di pochi prevalgono nei confronti del bene comune, essi finanziano una ricerca scientifica a loro favore e sono assolutamente contrarie, le SpA, ad una ricerca libera ed indipendente che in Italia appunto non esiste o è di nicchia con pochi soldi in tasca.

Joel Bakan scrive l’ascesa al potere delle corporation, in la borsa o la vita corporationsaggi sulla globalizzazione, Feltrinelli Real Cinema, 2006: «Da una condizione di relativa oscurità, nell’arco dell’ultimo secolo e mezzo la corporation è assurta al rango di istituzione economica dominante su scala mondiale. Le corporation al giorno d’oggi controllano le nostre vite: decidono cosa mangiamo, cosa vediamo, cosa indossiamo, dove lavoriamo e cosa facciamo. Siamo inesorabilmente circondati dalla loro cultura, dalla loro iconografia e dalla loro ideologia. E, alla stregua della chiesa e della monarchia in epoche passate, si ergono infallibili e onnipotenti, auto celebrando si attraverso edifici imponenti e raffinati apparati simbolici. Le corporation esercitano un’influenza sempre più estesa sulle decisioni delle autorità preposte alla loro vigilanza e controllano settori della società un tempo saldamente in mano pubblica. La sensazionale ascesa al potere della corporation è uno degli eventi più significativi della storia moderna, se non altro in ragione degli infausti esordi di questa istituzione. […]Friedman ritiene che le corporation siano un bene per la società (e che l’eccesso di stato sia un male). Rifugge tuttavia l’idea che le corporation debbano cercare di fare del bene alla società. “Le corporation appartengono agli azionisti. […] I loro interessi coincidono con gli interessi degli azionisti. Ora, detto questo, è lecito che usino i soldi degli azionisti per scopi attinenti alla responsabilità sociale ma non giustificabili sotto il profilo dei bilanci? La mia risposta è no.” I dirigenti delle corporation, sostiene Friedman, hanno una sola e unica “responsabilità sociale”: massimizzare gli utili a vantaggio degli azionisti. Questo è l’imperativo morale. I manager che perseguono finalità sociali e ambientali a scapito dei profitti – ossia che cercano di agire moralmente – in realtà si comportano immoralmente».

Ma è proprio il sistema italiano che favorisce tutto ciò e si contraddistingue rispetto ad altri visto che il potere decisionale, nelle università, è in mano a pochi vecchi “baroni” che hanno conquistato il loro ruolo, scelti anche dalla cooptazione, e scalano i livelli di categoria grazie all’invecchiamento senza l’obbligo di sforzi per produrre risultati con una ricerca non sempre utile alla società umana. Non vi è possibilità di licenziare chi non produce risultati di qualità. La ricerca asservita alle corporation ed i suoi risultati hanno prodotto e producono ingenti danni culturali, di formazione e di preparazione, sia verso la classe dei futuri professionisti, che della classe dirigente di questo Paese. I dirigenti, anche se a volte in buona fede comunque non sanno scegliere, proprio per l’ingente letteratura italiana prodotta a favore di poche aziende SpA che fa pendere la bilancia delle scelte strategiche a favore dei più potenti gruppi ricchi di conflitti e concorsi di interesse. Secondo voi, un ingegnerie/medico/avvocato/economista che insegna all’università, siede nel consiglio di una SpA, siede in parlamento e coordina il proprio studio professionale, con quale criterio di merito può concorrere alle scelte di una ricerca? Solo lo sviluppo della rete di internet ha consentito di ricercare una letteratura scientifica più libera ed indipendente, che proviene da altri Paesi, alla portata di tutti gli studenti, di tutti i ricercatori, e da pochi anni si riescono a produrre valutazioni migliori proprio perché attingendo direttamente nelle università di tutto il mondo si ha la possibilità di consultare un pluralismo di idee che in Italia è quasi scomparso. Ma nonostante questo, una buona valutazione è sempre difficile a causa del preponderante ruolo e dell’ingombrante peso dei “baroni” che indirizzano gli allievi verso i loro interessi personali ed escludono o puniscono chi prende strade diverse, infatti anche tramite l’esame di stato essi, gli ordini professionali, controllano e punisco chi non si allinea. Certamente non tutti i docenti universitari sono al soldo delle corporation ma questi da un lato sono la minoranza assoluta e dall’altro non ricoprono ruoli strategici ed importanti per l’economica del Paese, visto che questo sistema in Italia va avanti da sempre. Non c’è da meravigliarsi se in Italia a volte gli allievi sono eticamente più bravi dei professori, essi sono mentalmente ed economicamente indipendenti dai poteri forti. Purtroppo gli aspetti corporativi prevalgono e la maggioranza dei cittadini italiani sono club-bilderberg-ariannavolutamente disinformati dal “potere invisibile”, sono tenuti allo scuro, abbuffati di finte lotte e divisioni fra destra e sinistra, conditi di intrattenimenti televisivi volutamente disinformatori che parlano la lingua delle SpA e difficilmente di diritti civili per non educare i popolo e per non risvegliare le coscienze addormentate. Le corporation controllano media, politica ed università e chi è informato rappresenta un minoranza troppo debole per cambiare le cose, di conseguenza la maggioranza dei cittadini esprime sempre un consenso politico sbagliato poiché i partiti rappresentano i mezzi migliori delle SpA per proporre leggi e norme a loro favore, e per il loro massimo profitto possibile, tutto a scala globale, come in Italia così in Europa e negli USA. Se l’Italia intende cambiare in meglio bisogna iniziare “dal basso”, ed i cittadini devono svegliarsi, dipende solo da loro. Tutti i settori sono intaccati dal malcostume, scuola e ricerca sono i primi da salvare. E’ tempo di democrazia diretta nei Enti Territoriali (Comuni, Province e Regioni).

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